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18 gennaio 2011 Comments (0) Dalla home page

FISCO – Tasse: Abete, più sui consumi, meno sui redditi

In un Paese come il nostro, a elevata evasione dell’imposta sul reddito, l’Iva ha almeno il merito di colpire efficacemente chi piu consuma. Cosi Luigi Abete, presidente di Assonime, l’associazione italiana delle societa per azioni ha spiegato la sua proposta di rimodulare il carico fiscale spostando il peso delle imposte da quelle sui redditi all’Iva, nel corso del suo intervento al convegno ”La manutenzione del sistema fiscale in attesa della sua riforma”, organizzato dagli imprenditori di Assolombarda.”Uno spostamento dei carichi tributari verso le imposte indirette – ha evidenziato Abete – avrebbe effetti positivi sulla convenienza a lavorare e investire”: infatti, ”agirebbe nei fatti come una sorta di svalutazione, migliorando le ragioni di scambio delle nostre esportazioni”. E non ci sarebbe “nessun effetto per l’inflazione”perche il nostro e “un sistema di prezzi e salari non piu indicizzati”. Quanto, poi, al rischio di flessione che l’aumento dell’Iva potrebbe avere sull’andamento dei consumi, per il presidente di Assonime questo ”sarebbe compensato dall’aumento del reddito disponibile” e, comunque, sarebbe un cambiamento strategico che farebbe riallineare l’Italia alla media europea con circa “2,5 punti percentuali del Pil”. Infatti, “l’Italia mostra un’incidenza delle imposte dirette sul Pil – ha spiegato – superiore al 35%, rispetto a una media dell’area euro del 32,5%, mentre l’incidenza delle imposte indirette e’ pari al 34,6% contro una media dell’area euro del 37,1%”.

Ma ci sono altri ingredienti nella ricetta di Abete: cedolare secca del 20% su tutte le rendite finanziarie, compresi ”i canoni da locazione familiare” e un ”aggiustamento” dell’ L’imposta regionale sulle attivita produttive (Irap) in grado di rendere l’imposta sulle attivita produttive ”piu coerente con il sistema”. Infatti, allo stato attuale, secondo Abete, l’imposizione fiscale sulle rendite da patrimonio risulta ”distorta dalla presenza di troppe ingiustificate differenze” ed eliminare, inoltre,” il meccanismo perverso di tassazione dei fondi d’investimento basato sul maturato”. Una misura che per il presidente di Assonime andrebbe allargata anche ai canoni d’affitto, ”non solo per sottrarli all’attuale regime di aspra progressivita, che disincentiva le locazioni e l’emersione dei redditi, ma anche riconoscendo che e fin troppo facile, con le moderne tecniche finanziarie, convertire un reddito da locazione in reddito finanziario”. Il tutto con una ”una revisione del regime fiscale della previdenza complementare” cosi da riportare “in linea con la tassazione delle pensioni pubbliche quella delle pensioni da capitalizzazione”. Per quanto riguarda l’Irap, ”dovrebbe essere mantenuta e confermata nella sua struttura fondamentale” anche se necessaria una ”ulteriore riduzione” con un intevento legislativo che riguarda, secondo il presidente di Assonime ”la discriminazione delle imprese labour intensive rispetto a quelle capital intensive”: la soluzione di questa criticita sta ”nell’ampliamento della base imponibile Irap agli ammortamenti”, dato che ”la maggior base imponibile puo consentire di attenuare l’aliquota di imposta, con una riduzione stimabile dello 0,6%”.

“Urgente” e anche rimodulare l’Irpef e un primo intervento ”immediatamente attuabile” e quello che prevede ”la riduzione al 20% dell’aliquota sul primo scaglione di reddito”, vale a dire 3 punti percentuali in meno rispetto al valore attuale del 23%. Il problema dell’Irpef, secondo Abete, e che questa imposta ”ha perso nel corso degli ultimi decenni la sua iniziale connotazione di imposta progressiva sul reddito complessivo, finendo per concentrare la sua progressivita sui soli redditi da lavoro e da pensione” e, quindi, “la parte preponderante del prelievo dell’imposta, circa l’80%, proviene dai redditi da lavoro dipendente e da pensione”. Un intervento sull’Irpef diventa allora ”urgente” proprio perche ”da essa deriva quasi il 40% del gettito totale”. La strada da percorrere non puo, dunque, essere che quella di puntare su ”l’introduzione di una tassazione dei patrimoni con aliquota moderata”, misura che per Abete ”offrirebbe un riequilibrio equo e insieme efficiente”.

Il risultato e un sistema fiscale piu giusto ed equo, con 13 miliardi in meno di imposte dirette sulle persone fisiche (Irpef), 12 miliardi in meno di Ires: le risorse ottenute dall’aumento dell’Iva permetterebbero, infatti, anche di ridurre l’aliquota Ires portandola dall’attuale 27,5% al 20%. Senza contare che una simile riforma genererebbe 23 miliardi di euro da destinare alla redistribuzione del reddito con 15 miliardi per introdurre un sussidio generalizzato di disoccupazione in grado di rendere piu fluido e flessibile il mercato del lavoro e, infine, 8 miliardi a favore dei meno abbienti. Tutto a costo zero per lo Stato Italiano.

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