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23 aprile 2012 Comments (0) Approfondimenti

FISCO-Imprese: cosa cambia con la nuova Iri

La scelta di un unico regime fiscale per il reddito d’impresa, nel disegno di legge di riforma tributaria, carica di responsabilita sistematica una misura fiscale attesa. La nuova Imposta sul Reddito d’Impresa vuole eliminare il divario di tassazione del reddito con le societa che, fin dal 2008, e stato alimentato dalla drastica riduzione dell’aliquota dell’Ires, provocata dalla competizione fiscale europea che inizio nel 2004 con l’allargamento dell’Unione europea.

La nuova imposta vuole anche reagire virtuosamente all’indifferenza fiscale al finanziamento proprio delle imprese che, con alcune eccezioni, come la Dit, ha caratterizzato i lunghi anni di applicazione dell’Irpef e, quelli piu recenti, dell’Ires.

La riforma fiscale in questo caso non si e lasciata condizionare dalle ragioni del bilancio pubblico, com’era accaduto con le proposte della Commissione Biasco, e non ha ritenuto sufficienti a garantire la piena neutralita fiscale del finanziamento proprio delle imprese misure specifiche come quella recentissime dell’Ace, pur ispirata all’esperienza belga degli interessi nozionali.

Infine, con l’Iri si completera quell’opera di manutenzione fiscale della base imponibile del reddito di lavoro autonomo che negli anni ha progressivamente portato alla sostanziale corrispondenza con il reddito d’impresa, nonostante la mancanza strutturale dell’organizzazione che ancora distingue i due redditi.

Per rispondere alle attese delle imprese, l’Iri cambiera anche la geometria del sistema d’imposizione sui redditi: quella che, dal 1971, aveva, faticosamente, cercato di mantenere la propia identita, resistendo a riforme fiscali incompiute e integrando interventi settoriali e contingenti.
Con l’Iri, pero, soffrira l’Irpef, gia indebolita dalle diffusa, se non generalizzata, applicazione di ritenute d’imposta e d’imposte sostitutive nei redditi di capitale e dalla riduzione dei proventi tassabili con l’imposta personale della gestione immobiliare. Con l’Iri, l’Irpef si vedra sottrarre il reddito d’impresa. In cambio ricevera, con consistenza sicuramente inferiore, il compenso dell’imprenditore o quello del professionista a seconda dei redditi di riferimento.

Il primo, lasciato alle scelte di arbitraggio fiscale tra l’egoismo economico dell’imprenditore, punito con l’applicazione di aliquote progressive sul proprio compenso e il rafforzamento patrimoniale dell’impresa, incentivato, invece, dall’aliquota proporzionale della nuova imposta. Il secondo, quello dell’attivita professionale, difficile da differenziare dal provento dell’attivita professionale a meno che questa non s’identifichi con forme evolute e complesse.

Con l’Iri si allontanera anche la revisione della progressivita Irpef, come conferma la mancanza di ogni previsione al riguardo nel progetto di riforma. Le ragioni dell’impresa richiederanno, infatti, che i differenziali dell’aliquota Iri e di quelle dell’Irpef realizzino pienamente la funzione incentivante per il finanziamento proprio delle imprese. In sostanza, il rapporto tra i differenziali delle due imposte verra regolato in futuro, se non ci sara un intervento riformatore, dalla concorrenza fiscale fiscale in Europa. L’unica che potra sollecitare la riduzione dell’aliquota Iri e permettere, di conseguenza, una riduzione delle aliquote Irpef, lasciando inalterati i differenziali tra le due imposte.

Una volta accettate e soddisfatte con l’Iri le ragioni delle imprese non si potranno dimenticare pero le ragioni del lavoro. Il reddito relativo e destinato a restare solitario nell’Irpef e richiede quindi un riequilibrio non rinviabile della progressivita in una logica ormai affermata di regimi differenziati, pur nell’ambito di un’imposta dichiarata personale.

La riforma, una volta rinunciato alla formale riduzione di aliquote e scaglioni, si dovra impegnare in una revisione accurata ed efficace delle detrazioni, con il dichiarato intento di mitigare la progressivita per i redditi di lavoro dipendente, anche con effetti decrescenti a seconda del loro livello. Sarebbe un impegno necessario e dovuto. (Fonte: Il Sole 24 Ore)

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