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27 marzo 2012 Comments (0) Dalla home page

FISCO-Ace: capitale deducibile al 3% per tre anni

Il nuovo capitale proprio investito nell’azienda e deducibile al 3% nei primi tre anni di applicazione dell’Ace, ossia per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2011 e per i successivi due. Poi, entro il 31 gennaio di ogni anno sara un decreto ministeriale a stabilire il rendimento nozionale, ossia l’aliquota percentuale per determinare la riduzione dell’imposizione sui redditi derivanti dal finanziamento con capitale di rischio. E quanto prevede il dm Economia 14 marzo 2012, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 66 del 19 marzo 2012, che ha dato attuazione all’aiuto alla crescita economica (Ace) previsto dall’articolo 1 del dl n. 201/2011.

La misura dell’agevolazione opera in maniera diversa a seconda che l’impresa sia assoggettata a Ires o a Irpef. Per i soggetti Ires (societa ed enti residenti, nonche stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti) il beneficio consiste nella deduzione dal reddito complessivo netto dichiarato dell’importo equivalente al rendimento nozionale dell’aumento di capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010.

Per i soggetti Irpef (imprese individuali e societa di persone in contabilita ordinaria), invece, l’agevolazione Ace riguarda il patrimonio netto risultante al termine di ciascun esercizio. Non rilevano, quindi, le variazioni di capitale di cui all’articolo 5 del dm, ma la base su cui applicare il rendimento nozionale sara costituita dall’intero patrimonio netto contabile (anche se di vecchia formazione).

Tornando al mondo Ires, l’articolo 3, comma 3 del decreto precisa come, laddove l’importo del rendimento nozionale deducibile superi il reddito complessivo netto dichiarato, non si da luogo a una perdita, ma l’eccedenza potra essere computata in aumento dell’importo deducibile negli anni successivi. Possibilita riconosciuta, precisa la relazione illustrativa, «senza alcun limite temporale e quantitativo».

Per quanto attiene alle societa che partecipano al consolidato nazionale, l’articolo 6 del dm precisa che l’Ace va calcolato in capo a ciascuna societa consolidata fino a concorrenza del proprio reddito netto. L’eventuale surplus viene traslato alla fiscal unit fino a concorrenza del reddito complessivo netto di gruppo. L’eventuale ulteriore eccedenza, non trasferita, potra essere computata in aumento e dedotta dalle singole societa negli anni successivi.

Per le ditte individuali e le societa di persone, il decreto ministeriale fornisce un “beneficio nel beneficio”, stabilendo la rilevanza – in luogo della variazione in aumento del capitale proprio – del patrimonio netto risultante dal bilancio al termine di ciascun esercizio. In altre parole, per questi soggetti, tutto il patrimonio netto di fine anno rilevera ai fini del calcolo del beneficio come se fosse stato apportato nell’esercizio appena concluso e cio non e cosa da poco. In contropartita, sempre questi beneficiari dovranno applicare, in ogni caso e comunque, le regole della contabilita ordinaria (anche per opzione, se necessario), pena la non utilizzabilita del beneficio.

In sintesi, con l’Ace l’imprenditore che decide di trattenere in azienda gli utili o di conferire in essa nuovi capitali ha in contropartita la possibilita di dedurre dal reddito imponibile del singolo esercizio il reddito “virtuale” prodotto dall’aumento di capitale dell’esercizio, calcolato a un tasso standard (cosiddetto rendimento nozionale del capitale). Per i primi anni di applicazione del meccanismo agevolativo e la stessa legge che stabilisce il rendimento standard (3%), mentre per il futuro sara il Ministero dell’Economia a fissarlo annualmente, tenendo conto del rendimento dei titoli di Stato. Gia la legge chiariva che la parte del rendimento nozionale eventualmente in esubero rispetto al reddito complessivo netto dichiarato puo essere computata in aumento dell’importo deducibile dal reddito dei periodi d’imposta successivi.

Nell’Ace rilevano come variazioni in aumento del capitale i conferimenti in denaro, nonche gli utili accantonati a riserva (solo quelle disponibili). Il decreto ha chiarito che vengono assimilati ai conferimenti in denaro le rinunce incondizionate dei soci al diritto alla restituzione dei crediti verso la societa, nonche la compensazione dei crediti in sede di sottoscrizione di aumenti del capitale.

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