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18 gennaio 2011 Comments (0) News

FEDERALISMO – Cedolare secca: Bortolussi, vantaggi significativi sopra i 28mila euro di reddito

Con l’eventuale applicazione della “cedolare secca”, solo i proprietari di immobili con livelli di reddito sopra i 28.000 euro godranno di  significativi risparmi fiscali. Al di sotto di tale soglia, i benefici economici si ridurranno al lumicino, mentre nelle classi di reddito sotto i 15.000 euro, l’applicazione della “cedolare secca” comportera un aumento di imposta, oscillante tra i 65 e gli 87 euro. Sono queste le prime considerazioni emerse da una analisi condotta dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, sull’applicazione della “cedolare secca” in discussione tra il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, e la Commissione bicamerale sul Federalismo.

Con l’introduzione della “cedolare secca”, ricordano dalla Cgia cambia la tassazione sugli affitti degli immobili che dovrebbe interessare i contratti di locazione riferiti al periodo di imposta 2011. Il condizionale e d’obbligo, in quanto il nuovo regime e previsto da uno schema di decreto legislativo del 4 agosto 2010 che, dopo i previsti pareri delle commissioni parlamentari, dovra essere approvato definitivamente dal Consiglio dei ministri.
La decisione presa in queste ore sembra prevedere una aliquota al 23% per i contratti a canone libero (con una detrazione del 3% per le famiglie degli inquilini con figli a carico), mentre per i contratti a canone concordato l’aliquota dovrebbe essere del 20%.

“A mio avviso – ha commentato Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre – va mantenuta la cedolare secca con aliquota al 20% anche per i contratti a canone libero. Aumentare del 3% l’aliquota a carico dei locatari per devolverla agli inquilini con una detrazione Irpef di pari importo, rischia di essere un’operazione inutile.  Infatti, c’e il pericolo che questa operazione non riservi  agli inquilini nessun vantaggio economico. Infatti, e molto probabile che i proprietari recuperino questa maggiorazione di aliquota attraverso l’aumento del canone di affitto”.

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