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18 marzo 2010 Comments (0) Approfondimenti

ENERGIA – Agroenergie: documento Anci-Legambiente

Pianificazione territoriale, incentivi modulari, integrazione di filiere, certificati bianchi all’agricoltura e sviluppo del biometano. Ecco i punti chiave del documento sulle agroenergie messo a punto da Anci e Legambiente insieme alle associazioni agricole e ai Comuni intervenuti al convegno Agroenergie e territorio nella giornata inaugurale di Vegetalia, il Salone delle fonti rinnovabili in corso a Cremona. Un appuntamento organizzato dalle due associazioni per fare il punto, insieme alle amministrazioni locali, sul contributo dell’agricoltura nella lotta ai cambiamenti climatici, sull’utilizzo del suolo agricolo e sulle opportunita offerte dall’energia verde.
L’impiego delle energie rinnovabili sui suoli agricoli ha ricevuto un notevole impulso dalle nuove tariffe incentivanti. Queste, spesso, pero, non vanno a beneficio dell’agricoltura, dell’efficienza energetica e delle risorse del territorio. E poiche l’Italia non ha ancora elaborato il Piano d’azione nazionale in materia di energie rinnovabili, da inviare a Bruxelles con la previsione su come raggiungere l’obiettivo del 17% dei consumi finali di energia proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020, Anci e Legambiente hanno ritenuto utile un documento di proposte condivise da presentare ai ministri dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia e dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Le agroenergie sono da intendere – precisa il documento comune – come una fonte energetica indissolubilmente legata alle economie agricole locali e ai contesti territoriali. Questo implica uno sviluppo altamente decentrato, con scelte di tecnologie e di impianti dimensionate sulle risorse di biomassa dei diversi territori, e solo le filiere locali in impianti di piccole dimensioni (inferiori a 1 MW elettrico di potenza), sono in grado di esaltare le ricadute economiche e ambientali delle agroenergie.
Data l’estrema frammentazione territoriale, inoltre, per incrementare l’apporto dell’agricoltura italiana al conseguimento degli obiettivi ambiziosi fissati dall’Unione europea per le rinnovabili e soprattutto per i biocarburanti (10% sul consumo energetico finale nel settore dei trasporti), l’impegno del Governo e delle Regioni italiane va rapidamente indirizzato a stimolare lo sviluppo del biometano, cosi come la ricerca e lo sviluppo dei cosiddetti biocarburanti di “seconda generazione” (in particolare i biocombustibili liquidi dai residui ligno cellulosici e dagli scarti agroalimentari). Altrimenti il contributo delle agroenergie non potra che rimanere limitato. E’ opportuno che ogni Regione identifichi le potenzialita di biomassa a fini energetici dei suoi diversi territori e su questa base pianifichi e dimensioni potenza energetica globale, tipologia e dislocazione territoriale degli impianti. Importante, anche, un’analisi delle possibilita di recupero delle terre marginali, dei terreni agricoli incolti, dei terreni contaminati, delle fasce tampone autostradali per valutare la potenzialita di sviluppo ulteriore di colture energetiche dedicate in questi terreni e di incentivi particolari per le filiere che le utilizzano.
Inserite in piani di rotazione con le tradizionali colture alimentari e destinate principalmente a filiere locali, le attuali colture da energia possono trovare impiego efficace a livello di pianificazione locale, sotto il profilo sia ambientale che economico. Si tratta di adottare, invece del tradizionale criterio di resa per ettaro, un criterio di produttivita “totale” che consideri anche il valore ricavabile dai diversi co-prodotti utilizzabili (es. panello residuo dei semi, residui colturali lasciati sul campo, frazione solida residua dalla fermentazione) e la quantita di sostanza organica resa al suolo. Un meccanismo che consentirebbe l’incremento del valore aggiunto delle colture dedicate, con l’integrazione di filiere diverse alimentari e non, sullo stesso territorio e con l’utilizzazione integrale delle produzioni destinate alla trasformazione in energia. E’ fondamentale per questo che all’agricoltura, e in particolare alle pratiche agricole ecologiche, venga riconosciuto concretamente – con l’incentivo dei certificati bianchi – il ruolo di lotta ai cambiamenti climatici anche come fissatore di carbonio nel terreno. (Fonte: Apcom)

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