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5 novembre 2010 Comments (0) Dalla home page

IMPRESE-Crisi: Draghi, poca produttività e alto costo lavoro

La scarsa competitivita delle imprese italiane dipende da tre fattori: imprese piccole, lavori precari e poca concorrenza nei servizi. Cosi il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nella sua “lezione” all’Universita di Ancona, ha tracciato il quadro dell’incapacita dell’Italia a sostenere ritmi di crescita sostenuti con la conseguenza di perdere competitivita rispetto ai principali partner europei. ”La dimensione media delle imprese italiane – ha sottolineato Draghi –  rimane ridotta nel confronto internazionale. Oggi l’innovazione riguarda principalmente i prodotti e la loro diversificazione: per le imprese piu piccole si rivela sempre piu difficile sfruttare le economie di scala e competere con successo nel mercato globale”. Inoltre, ”rimane diffusa l’occupazione irregolare – ha aggiunto il govenatore – stimata dall’Istat in circa il 12% del totale” dei lavoratori e “le riforme attuate, diffondendo l’uso di contratti a termine, hanno incoraggiato l’impiego del lavoro – ha spiegato – portando ad aumentare l’occupazione negli anni precedenti la crisi, piu che nei maggiori paesi dell’area dell’euro, ma senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttivita’ e profittabilita”.

Infine, per Draghi a pesare sulla competitivita italiana e anche la scarsa concorrenza nel settore dei servizi, dove gli studi condotti da Balla Banca d’Italia, ”mostrano da tempo – ha spiegato ancora il governatore – come la mancanza di concorrenza nel settore terziario ne ostacoli lo sviluppo e crei inflazione e questa incide anche sulla produttivita e competitivita del settore manifatturiero. Nel 1998 – ha ricordato Draghi – si presero misure di liberalizzazione del commercio al dettaglio e documentammo come esse favorissero in quel comparto l’occupazione, la produttivita e l’adozione di nuove tecnologie. Ma l’impegno a liberalizzare il settore dei servizi si e da tempo interrotto”.  Quindi, “tra il 1998 e il 2008, nei primi dieci anni dell’Unione monetaria, il costo del lavoro per unita di prodotto nel settore privato e aumentato del 24% in Italia, del 15% in Francia ed e addirittura diminuito in Germania” dove nello stesso decennio la produttivita “salita del 22% e del 18% in Francia: solo del 3% in Italia. Nello stesso periodo il costo nominale di un’ora lavorata e cresciuto in Italia del 29%, piu che in Germania (20%), molto meno che in Francia (37%)”.

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