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14 dicembre 2009 Comments (0) Approfondimenti

DOCUMENTO – Ue: marchio d’origine: testi approvati

Risoluzione del Parlamento europeo del 25 novembre 2009 sul marchio d’origine (testo provvisorio).

Il Parlamento europeo,

  • visto il regolamento (CE) n. 980/2005 del Consiglio, del 27 giugno 2005, relativo all’applicazione di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate(1) ,
  • vista la direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno(2) ,
  • visti l’articolo IX e l’articolo XXIV, paragrafo 5, dell’Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT) del 1994,
  • visti il regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, del 12 ottobre 1992, che istituisce un codice doganale comunitario(3) , e il regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993(4) , che fissano talune disposizioni d’applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio, i quali delineano il sistema delle norme di origine non preferenziale della Comunita europea,
  • visto il regolamento (CEE) n. 918/83 del Consiglio, del 28 marzo 1983, relativo alla fissazione del regime comunitario delle franchigie doganali(5) ,
  • vista la propria risoluzione del 5 febbraio 2009 sul rafforzamento del ruolo delle PMI europee nel commercio internazionale(6)
  • vista la propria risoluzione del 6 luglio 2006 sul marchio di origine(7) ,
  • vista la propria dichiarazione sul marchio d’origine(8) ,
  • vista la proposta della Commissione, del 16 dicembre 2005, per un regolamento del Consiglio relativo all’indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi (COM(2005)0661),
  • visto l’articolo 110, paragrafo 4, del suo regolamento,

A. considerando che attualmente l’Unione europea non ha disposizioni armonizzate o prassi uniformi in materia di marchio d’origine nell’Unione; considerando che le disparita tra le regolamentazioni vigenti negli Stati membri nonche la mancanza di norme comunitarie chiare in materia danno luogo a un quadro giuridico frammentario,

B. considerando che sono vietate misure nazionali che impongano un marchio d’origine obbligatorio sulle merci importate da altri Stati membri, mentre non esistono limitazioni analoghe per il marchio d’origine obbligatorio su merci importate da paesi terzi,

C. considerando che parecchi dei principali partner commerciali dell’Unione europea, quali Stati Uniti, Cina, Giappone e Canada, hanno introdotto obblighi di legge in materia di marchio d’origine,

D. considerando che, nell’Agenda di Lisbona, l’Unione europea si e posta l’obiettivo di rafforzare la propria economia anche migliorando la competitivita dell’industria comunitaria nel contesto dell’economia mondiale; considerando che la concorrenza puo essere considerata leale se si svolge con regole chiare per i produttori cosi come per gli esportatori e gli importatori e se e costruita su presupposti e valori comuni in campo sociale e ambientale,

E. considerando che un regime che preveda il marchio d’origine avrebbe lo scopo di permettere ai consumatori di essere pienamente consapevoli del paese d’origine dei prodotti che acquistano; che i consumatori sarebbero cosi in grado di mettere tali prodotti in relazione con le norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate a tale paese,

F. considerando che la proposta che introduce nell’Unione europea un regime obbligatorio d’indicazione del paese d’origine e circoscritta a un numero limitato di prodotti importati, quali tessili, gioielleria, abbigliamento, calzature, mobili, cuoio, apparecchi per l’illuminazione, oggetti di vetro, ceramiche, borse e borsette, per i quali l’obbligo del “made in” fornisce un’informazione molto utile per la scelta da parte del consumatore finale,

G. considerando essenziale assicurare parita di condizioni con i produttori dei maggiori partner dell’Unione europea che hanno introdotto il marchio d’origine,

H. considerando che l’entrata in vigore del trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009 porra il Parlamento europeo e il Consiglio su un piano di parita in materia di politica commerciale comune; considerando che, ai sensi dell’articolo 207 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, alla futura regolamentazione sul marchio d’origine si applichera la procedura legislativa ordinaria,

1. ribadisce che la protezione dei consumatori richiede norme commerciali trasparenti e coerenti, che prevedano anche indicazioni dell’origine;

2. invita la Commissione e il Consiglio a compiere tutti i passi necessari per assicurare parita di condizioni con i partner commerciali che hanno introdotto obblighi in materia di marchio d’origine;

3. invita la Commissione e il Consiglio a istituire opportuni meccanismi di vigilanza e di lotta contro la frode in campo doganale;

4. esorta gli Stati membri a tenere un approccio comunitario coerente sulla questione in modo da consentire ai consumatori di ricevere informazioni piu complete e accurate; considera il marchio d’origine obbligatorio un importante passo in avanti verso un’informazione piu completa sulle norme sociali e ambientali concernenti produzione e trasformazione;

5. invita la Commissione a intervenire energicamente, di concerto con gli Stati membri, per difendere i legittimi diritti e le legittime aspettative dei consumatori ogniqualvolta vi siano prove di un uso fraudolento o ingannevole dei marchi d’origine da parte di importatori e di produttori di paesi terzi;

6. considera la summenzionata proposta di regolamento del Consiglio che introduce indicazioni obbligatorie del paese d’origine di taluni prodotti importati da paesi terzi nell’Unione europea utile per conseguire l’obiettivo della trasparenza e della corretta informazione del consumatore nonche della coerenza delle regole del commercio internazionale;

7. ritiene che dal 1° dicembre 2009, nell’ambito della procedura legislativa ordinaria introdotta dal trattato di Lisbona, debbano avere ufficialmente inizio consultazioni e scambi di opinioni tra Parlamento e Consiglio, e che ogni ulteriore differimento recherebbe serio danno ai diritti dei cittadini, all’occupazione nell’Unione europea e al principio del commercio libero ed equo;

8. invita la Commissione a mantenere inalterata la sua proposta e a ripresentarla al Parlamento a norma dell’articolo 207 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea immediatamente dopo l’entrata in vigore del trattato di Lisbona;

9. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio e alla Commissione.

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