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21 gennaio 2019 Comments Off on DIGITALE-CONSULENTI DEL LAVORO-Italia maglia nera per utilizzo fondi UE nelle tecnologie Commerciale

DIGITALE-CONSULENTI DEL LAVORO-Italia maglia nera per utilizzo fondi UE nelle tecnologie

Dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro l’analisi dell’occupazione
e degli investimenti per lo sviluppo tecnologico in Italia e in Europa. Il Belpaese
è terzo in Ue per fondi strutturali (FESR) per l’innovazione tecnologica e
quartultimo per capacità di spesa
Nonostante le grandi ambizioni del piano nazionale “Agenda Digitale”, finalizzato a
rendere più competitive le aziende italiane e le infrastrutture tecnologiche, l’attuazione
del programma stenta a decollare. L’Italia si colloca sul fondo della classifica dei Paesi
virtuosi dell’Unione europea per la capacità di spesa dei fondi in ICT e Ricerca e
Innovazione. In totale i fondi disponibili a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo
Regionale (FESR 2014-2020) per favorire l’innovazione nel nostro Paese sono 8,3
miliardi di euro: 6 miliardi per la ricerca e l’innovazione e 2,3 miliardi per lo sviluppo
dell’ICT. Si tratta di un valore molto alto di risorse disponibili, il terzo dopo Polonia e
Spagna. Ma, dopo quasi cinque anni dall’avvio dell’ “Agenda Digitale italiana”, se si
osserva la quota di investimenti rendicontati e impiegati dal nostro Paese si nota che sono
stati spesi solo 828 milioni (pari al 12,3% del totale), collocando l’Italia al quartultimo
posto in classifica. È quanto emerge dall’analisi condotta dall’Osservatorio Statistico dei
Consulenti del Lavoro. Il report si focalizza su alcuni aspetti collegati all’innovazione
tecnologica, analizzando in particolare gli open data della Commissione europea,
aggiornati a settembre 2018, in merito alla rendicontazione delle risorse previste dai fondi
europei.
Osservando le voci di spesa relative a ricerca e innovazione e allo sviluppo ICT a livello
regionale, Puglia, Campania e Sicilia sono le regioni che hanno programmato
investimenti più ingenti (ciascuna superiore ai 600 milioni) ma, mentre la Puglia ha già
rendicontato il 12% delle spese effettuate (in linea con la media nazionale), la Sicilia a
settembre 2018 non ha rendicontato alcuna spesa e la Campania solo 5 milioni di euro
(pari all’1%) della programmazione approvata. La capacità di spesa è invece a uno stadio
avanzato per le regioni Liguria (45%), Emilia Romagna (41%), Toscana e Valle d’Aosta
(38%), seguite dalla Sardegna (34%). In coda alla classifica troviamo, oltre che Campania
e Sicilia, anche l’Abruzzo (3%), il Lazio (4%), il Veneto (6%) e il Piemonte (8%), tutte
in forte ritardo rispetto alla rendicontazione delle spese.
La scarsa capacità di spesa delle ingenti risorse europee mostra i suoi effetti anche
sull’occupazione nei settori ad alta innovazione tecnologica. Dal report emerge come in
Italia in questi ambiti sono occupate 775 mila persone e la crescita, dal 2008 ad oggi, è
stata di sole 11 mila unità (+1,5%). Per fare un confronto è sufficiente pensare che
nell’area Euro sono 5,7 milioni le persone occupate in tali settori, con una crescita di 362
mila unità dal 2008 (+6,7%). Nel nostro Paese la quota di occupati nella produzione di
beni altamente tecnologici è dello 0,9% (la media europea è pari all’1,1%). Rispetto ai
servizi ad alta tecnologia ed alta intensità di conoscenza nell’occupazione l’Italia si attesta
al 2,5%: un livello inferiore di 0,4 punti percentuali rispetto alla media dell’Eurozona.
Nel 2017, inoltre, il 39,8% degli occupati in settori ad alta intensità tecnologica ha
conseguito la laurea (rispetto ad una media nazionale di occupati laureati pari al 22%).

Tuttavia le donne sono solo il 31,4%, oltre 10 punti percentuali in meno della quota di
donne occupate in tutti i settori (42%). La media italiana del 3,4% è trainata da Liguria
(4%), Lombardia (4,7%) e Lazio (6,1%), mentre gran parte delle regioni ha una quota di
occupati in settori ad alta intensità tecnologica al di sotto del 2,5%.

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