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26 giugno 2014 Comments (0) News

CULTURA – Occupazione: nel 2014 imprese a caccia di 33mila assunzioni, il 70% non stagionali. Per le donne disponibili fino all’81% dei posti, per gli under 30 fino al 76%

Una grande lente attraverso la quale il mondo ci guarda. La cultura, per chi osserva l’Italia e gli italiani, e molto piu di un ricchissimo patrimonio di opere d’arte: e un modo di essere, di vivere e di produrre che ci qualifica agli occhi del mondo. Non si spiegherebbe altrimenti il valore che in ogni angolo del pianeta viene associato a quella piccola etichetta che recita “Made in Italy”, capace di evocare, a un tempo, il genio di Leonardo e Michelangelo, il design che veste i protagonisti del jet-set mondiale e la tecnologia raffinata delle nostre super-car, per non parlare della qualita dei nostri prodotti agroalimentari. Non un settore, ma un vero e proprio sistema produttivo, articolato in una straordinaria ‘filiera territoriale’ lungo la quale si addensano le tante eccellenze italiane legate alla cultura e alla creativita.

Nel 2014 la filiera dell’economia della cultura conta di realizzare circa 33mila nuove assunzioni, 23.500 delle quali (il 71%) a carattere non stagionale che andranno a favore in particolare di donne e giovani under 30. Alle prime, le imprese della cultura sono pronte ad offrire fino all’81% dei posti disponibili mentre, per giovani under 30, le possibilita di assunzione non stagionale nella filiera della cultura arrivano al 76% di quelle previste entro l’anno. Con un forte contributo del mondo del non profit, sempre piu integrato con il settore pubblico e le imprese profit.

InvitoCulturaLo specchio di questa realta e il Rapporto 2014 «Io sono cultura – l’Italia della qualita e della bellezza sfida la crisi» elaborato da Unioncamere e Fondazione Symbola, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Marche, presentato oggi all’Universita di Macerata, nel corso del Festival delle Qualita Italiane.

Secondo il rapporto, la filiera culturale e creativa italiana – comprensiva di industrie culturali e creative, ma anche di quella parte dell’economia nazionale che viene attivata dalla cultura, a partire dal turismo – ha generato nel 2013 il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro. Dati che evidenziano come il sistema produttivo culturale sia un pilastro del made in Italy. Dalle 443.458 imprese del sistema produttivo culturale individuate dal rapporto, e arrivato il 5,4% della ricchezza prodotta in Italia nel 2013. Qualcosa come 74,9 miliardi di euro che diventano circa 8o se si includono anche istituzioni pubbliche e realta del non profit.

industria-cultura-1Ma la forza di cultura e creativita va ben oltre, grazie a un effetto moltiplicatore pari a 1,67 sul resto dell’economia. Una leva che, per ogni euro prodotto dalla cultura, ne attiva ulteriori 1,67 in altri settori portando gli 8o miliardi di ricchezza direttamente prodotta a stimolarne altri 134. Una ricchezza che ha effetti positivi anche sul fronte occupazione: le sole imprese del sistema produttivo culturale – ovvero industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico e architettonico, performing arts e arti visive – danno lavoro a 1,4 milioni di persone, il 5,8% del totale degli occupati in Italia.

Tutto questo si traduce in performance straordinarie sul fronte dell’export. Negli ultimi cinque anni, l’export legato a cultura e creativita e cresciuto del 135% (da 30,7 miliardi nel 2009 a 41,6 nel 2013), fino a rappresentare il 10,7% delle vendite oltre confine delle nostre imprese, con un surplus commerciale con l’estero di 25,7 miliardi, secondo solo a quello della meccanica.

Per Claudio Gagliardi, segretario generale di Unioncamere, che ha presentato il rapporto “l’economia della cultura, anche grazie a una forte apertura verso i mercati internazionali, ha dimostrato una spiccata capacita di resistenza alla crisi, testimoniata da risultati di tutto rilievo. E’ percio importante puntare su politiche che incentivino e valorizzino l’insieme di queste attivita – mettendone in risalto gli effetti moltiplicativi sull’occupazione, sui consumi, sul turismo, sull’innovazione – e rafforzare le istituzioni, come le Camere di commercio, che li possono favorire l’integrazione in filiera sul territorio di imprese, organizzazioni non profit e istituzioni. Per promuovere questo modello e infatti indispensabile un presidio istituzionale che sia vicino alle imprese e ai territori. La riforma del sistema camerale, che il governo ha inserito nei provvedimenti di riorganizzazione della Pubblica amministrazione, sara un’occasione importante per rafforzare questo presidio rendendolo ancora piu efficiente e in linea con le attese del mondo produttivo”.

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