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28 gennaio 2015 Comments Off on CSR-Innovazione sociale: essere imprese coesive, una scelta che conviene Dalla home page

CSR-Innovazione sociale: essere imprese coesive, una scelta che conviene

Inizia il percorso di recepimento della direttiva comunitaria sulla necessità di ottenere – perlomeno dalle imprese sopra 500 dipendenti – una dichiarazione attendibile sulle politiche di sostenibilità.

Al convegno Bbs-Unioncamere-Fondazione Symbola organizzato da Bbs presso Unioncamere è risultato evidente che “l’approccio giusto alla responsabilità sociale delle imprese è quello legato alla convinzione che ‘non si fa per buon cuore, ma perché c’è convenienza’ come sottolineato dal sottosegretario al Ministero del Lavoro e Politiche sociali Luigi Bobba nel suo intervento. Sulla responsabilità sociale d’impresa il Governo si sta muovendo in due direzioni, c’è in Parlamento la legge comunitaria sulla quale si potrebbe ragionare, una direttiva relativa agli appalti che dedica una parte alle clausole sociali, mentre l’altra direzione riguarda la riforma del Terzo settore. “Nella delega – ha aggiunto Bobba – c’è un articolo che tende a riformare la legge 55 sulle Imprese sociali del 2006 e lì si potrebbe lavorare per una nuova generazione di imprese volte alla innovazione sociale”.

Claudio Gagliardi, segretario generale di Unioncamere, afferma che l’adozione della direttiva sul bilancio sociale potrà migliorare la competitività delle piccole e medie imprese italiane “la trasparenza introdotta dalla direttiva può rappresentare un di più di competitività per le pmi italiane che vorranno volontariamente aderire alla nuova normativa. Secondo le ricerche – sottolinea Gagliardi – le imprese coesive, cioè che hanno comportamenti responsabili verso la comunità, sono sistematicamente più competitive delle altre ed accrescono fatturato ed esportazioni in maniera più consistente.

L’’idea lanciata al convegno dal presidente del comitato tecnico Credito e Finanza di Confindustria Vincenzo Boccia è quella di un rating sulla responsabilità sociale delle imprese. “E’ necessario che le imprese italiane siano educate nell’importanza di informare quanto realizzano – ha detto – per questo sarebbe bene valutare insieme all’Abi l’idea di un rating sulla responsabilità sociale dell’impresa in una chiave di lettura complementare al bilancio in termini qualitativi e quantitativi”.

Questo evento ha voluto mettere aziende e governo dalla stessa parte del tavolo per condividere esperienze e aspettative.

Asdomar, Carlsberg, Federdistribuzione, Reale Mutua, Ferrero, Oleificio Zucchi, Procter & Gamble, Tetra Pak, Salini Impregilo hanno raccontato come l’impresa è sostenibile, confermando che l’impatto – sia sociale o ambientale – in un buon governo diventa valore, positivo, opportunità di competere, di generare redditività sostenibile quindi a lungo termine.

In quest’ottica, conferma Ermete Realacci “ il Made in Italy insegna, essere buoni conviene: l’Italia della coesione, quella che vede le aziende camminare con le comunità, coinvolgere i cittadini, valorizzare i lavoratori, ha una marcia in più. Le imprese coesive hanno registrato nel 2013 aumenti del fatturato nel 39% dei casi contro il 31% delle altre imprese”.

Il Progetto Biblioteca Bilancio Sociale raccoglie questi documenti e li valorizza, classificando i bilanci per settore produttivo e argomenti, rendendo così più snella la consultazione in un unico scaffale virtuale. Saper valutare le aziende sotto questo profilo significa avere a disposizione le informazioni: questo lo scopo di avere un database

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