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13 aprile 2011 Comments (0) Dalla home page

CRISI-Sondaggio: stanchi e come intrappolati in un labirinto

Gli italiani sono stanchi e chiedono una svolta. Lo ha affermato Marco Venturi, presidente Confesercenti, rendendo noti i risultati del sesto sondaggio Confesercenti-Ispo da cui e emerso che dopo piu di un anno di ripetute rilevazioni “e come se gli italiani si sentissero intrappolati in un labirinto da cui e difficile uscire tanto che, questo e uno dei dati piu eclatanti, se la prendono con tutti: Governo, opposizioni, imprese, sindacati, banche”.

Secondo il sondaggio, da ottobre 2009 ad oggi la fiducia crolla ai minimi per tutti: nei confronti del Governo scende dal 31% al 12%, nei riguardi dell’opposizione dal 12% al 6%. E, all’indomani del varo del federalismo fiscale, non puo non far riflettere la marcata flessione dei consensi ottenuti dalle regioni e dagli enti locali (dal 26% al 14%). In flessione anche i sindacati (dal 15% all’11%), le banche (dal 9% al 7%) ed anche le Associazioni delle Pmi (dal 16% al 14%) che pure contengono piu degli altri la perdita di consensi. Una sorta di sfiducia “generalizzata” che non puo non far riflettere profondamente e che mette in primo piano la richiesta forte di fatti concreti in economia. La bassa crescita sta diventando una sorta di sortilegio immodificabile. La prospettiva poi non induce ad ottimismi: gli interventi e le proposte che giungono dal mondo politico sembrano incapaci di scalfire lo scetticismo di imprese e famiglie: atteggiamento coerente con una realta che ci rammenta come negli ultimi 30 anni il Pil italiano abbia registrato incrementi tra il 3 ed il 4% solo 6 volte e tutte negli anni Ottanta. E negli ultimi dieci anni l’anno d’oro…e stato il 2006 con il 2%.

E dal sondaggio spunta un altro campanello d’allarme: proprio in un’area dinamica e vocata all’export come il Nord-est si segnalano sbandamenti non insignificanti: sale la preoccupazione per la situazione economica dell’Italia dall’86% di ottobre 2009 al 97% di questa ultima rilevazione. Dato significativo, in quanto la percentuale di preoccupazione resta invece elevatissima anche se invariata nel Nord ovest (92%) e sale di poco al Centro (dal 93% al 97%) e nel Sud ed isole (dal 93% al 97%). Ancora piu evidente appare la crescita delle apprensioni nel Nord-est dai risultati che riguardano la situazione economica della regione: gli “allarmati” salgono dal 74% di ottobre 2009 all’86% di oggi, mentre il dato e in discesa nel Nord-ovest (dal 79% al 77%), quasi statico nel Sud (dal 93% al 95%) ed anche in significativa salita al centro (dall’85% al 93%).
Che il Nord-est si mostri assai poco “tranquillo” lo dimostra, infine, la risposta alla domanda sul livello di preoccupazione per il proprio posto di lavoro che, rispetto al primo sondaggio del 2011(febbraio), scende in tutte le altre aree geografiche, compreso il Sud, tranne che in quell’importante motore economico del Paese: nel Nord-est, infatti, c’e un balzo dal 19% al 26%.Non puo stupire allora che, ancora una volta per la maggior parte degli italiani, il “peggio non e ancora passato”: era l’87% nell’ottobre del 2009, si attesta all’89% oggi. Cosi come il giudizio negativo sulla situazione economica raccoglie una sorta di inquietante unanimismo: il 95% (era il 91% nel primo sondaggio del 2009).E le insicurezze si riflettono sul mercato del lavoro rispetto al quale oggi tutte le figure professionali appaiono molto preoccupate, a cominciare dai dirigenti e liberi professionisti per finire con i disoccupati o coloro che sono in cerca di una prima occupazione.

L’incertezza condiziona anche le previsioni sul futuro: piu della meta degli intervistati (il 56%) non vede rosa da qui ad un anno, mentre per il 40% l’evoluzione della situazione economica sara positiva. Ed in questo caso i piu ottimisti sono donne, laureati, imprenditori e lavoratori autonomi. Altro segnale positivo viene dalle considerazioni sullo stato della propria famiglia: fra un anno il 60% degli italiani spera in un positivo miglioramento, mentre solo un 34% resta pessimista. Un moderato ottimismo per un “fai da te” familiare ritenuto, evidentemente, impermeabile alle variabili istituzionali che condizionano il futuro del paese.Va anche sottolineato che comunque il numero delle famiglie coinvolte direttamente dalla crisi resta invariato al 20% rispetto all’inizio del 2011. Eppure non va sottovaluto il rischio che queste aspettative meno negative vengano “gelate” ancora una volta da ulteriori difficolta. Un esempio per tutti e quello del carico fiscale, soprattutto sul piano locale, con l’insidia delle addizionali Irpef ed Irap, cui si aggiungono per giunta aumenti medi del 4% delle tariffe. Non puo stupire allora che cali la propensione al risparmio e, nonostante tutto questo, che i consumi interni si trovino in una fase di assoluta stagnazione: se il caro-petrolio soffia sul fuoco dell’inflazione ed al tempo stesso deprime i consumi, ancora piu preoccupante e la”rinuncia” sempre piu estesa che le famiglie compiono sugli acquisti di beni alimentari.

Ma e il problema del lavoro a rimanere in cima alle apprensioni degli italiani. Lo scenario rimane in bilico: da una parte migliora leggermente il dato relativo alla perdita del posto di lavoro (-1%) dall’altra cresce della stessa misura il coinvolgimento nella cassa integrazione.
Piu in generale resta alta la preoccupazione per la propria occupazione (63%) ben al di sopra del primo sondaggio di ottobre 2009 (quando era al 51%). Non solo, le criticita reddituali e progettuali, sottintese nel problema del lavoro, emergono in maniera diretta dalla crescente preoccupazione degli italiani per la difficolta di ottenere prestiti e finanziamenti. La Bce non aveva ancora aumentato il costo del denaro ne si presagivano eventuali ulteriori ritocchi entro la fine del 2011 e, tuttavia, la preoccupazione per la difficolta di accesso al credito e aumentata: se ad ottobre 2009 “condivideva” questa preoccupazione il 55% del campione, oggi si sale al 67%. E le punte massime di questa apprensione si registrano fra i giovani (18-34enni) con ben il 78% e fra gli imprenditori e i lavoratori con basse qualifiche (entrambi al 78%).

Per leggere il sondaggio, clicca qui.

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