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11 novembre 2011 Comments (0) Dalla home page

CRISI-Imprese: dimezzato l’interesse per la Csr

La crisi economica minaccia l’attenzione che le aziende dedicano alle tematiche della responsabilita sociale (o corporate social responsibility, Csr) e della sostenibilita o, almeno, fa registrare un calo di interesse da parte dei manager italiani. Almeno secondo i risultati di una ricerca di Dnv business assurance e Cresv – Centro di ricerche su sostenibilita e valore dell’Universita Bocconi di Milano che ha coinvolto circa 1400 imprese italiane. La ricerca, rilasciata in occasione di World Business Forum 2011, evidenzia come siano quasi dimezzate rispetto alla prima edizione della ricerca nel 2009 le imprese che considerano la responsabilita sociale parte integrante della strategia aziendale.

Meno della meta dei manager intervistati (48%) ritiene, oggi, che la responsabilita sociale sia parte integrante della strategia aziendale; il dato configura un brusco calo rispetto ai risultati della ricerca condotta nel 2009 a cui avevano risposto in maniera positiva oltre l’80% dei manager intervistati. Oggi le imprese italiane percepiscono la responsabilita sociale come un costo (23%), una modalita per migliorare l’immagine (22%) o addirittura ”una moda passeggera” (6%).

In controtendenza a questo raffeddamento di interesse, spiccano principalmente le grandi aziende e quelle operanti nei settori dell’energia e dell’alimentare per le quali responsabilita sociale e strategia d’impresa si coniugano in maniera sinergica. Il settore finanziario, con il 70% delle imprese che dichiara livelli di conoscenza buoni, si dimostra piu sensibile e informato sul tema della responsabilita sociale. Invariate rispetto al 2009, nonostante lo scetticismo, le previsioni di investimento in attivita di responsabilita sociale. Il 70% dei manager dichiara di voler mantenere costanti i livelli di investimento e il 18% manifesta l’intenzione di volerli incrementare.

Governance d’impresa, tutela ambientale e politiche per i dipendenti sono le attivita di responsibilita sociale piu gettonate dalle imprese. E’ quasi raddoppiato, rispetto al 2009, l’impiego di codici etici (35% vs. 16%), in crescita anche l’utilizzo di sistemi di gestione ambientale come ISO 14001 e EMAS (29% vs. 21%). Notevole anche l’interesse per programmi a favore dei dipendenti, implementati gia dal 43% delle aziende intervistate. In calo invece, il ricorso ad attivita filantropiche (17% vs. 23%). Il 40% delle aziende del settore energetico, pubblico e alimentare, riconosce che le strategie di Responsabilita Sociale determinano benefici per la clientela. In quest’ottica la certificazione da parte di un ente terzo continua a rappresentare un elemento di garanzia forte, in grado di aumentare credibilta e fiducia nel mercato e verso gli stakeholder.

Per quanto riguarda il ruolo delle imprese come parte attiva nella diffusione della Responsabilita Sociale nella filiera produttiva si rileva che il fenomeno e ancora abbastanza nuovo nel nostro Paese. Il 60% delle imprese ha, infatti, dichiarato di svolgere un ruolo poco attivo verso la propria filiera produttiva e ritiene di avere una limitata capacita di influenzare le dinamiche e le pratiche di fornitori e distributori.
Cosa manca alle aziende? Soprattutto risorse. La scarsita di tempo e denaro, unitamente al mancato riconoscimento di questi sforzi sul mercato finale, rappresentano i principali ostacoli per le imprese italiane nell’impegnarsi per la diffusione della Responsabilita Sociale con risultati positivi nei confronti dei fornitori e distributori.

”La crisi ha sicuramente raffreddato la sensibilita dell’imprenditoria italiana – ha commentato Renato Grottola, amministratore delegato di Dnv Business assurance Italia – e in particolare della piccola impresa, sulla Responsabilita Sociale. E’ importante, in questo momento, per quanto possibile, compiere anche uno sforzo di valutazione sul lungo periodo. Gestire la propria azienda in una logica di performance sostenibile e la modalita migliore e meno rischiosa per affrontare periodi nei quali la sopravvivenza a breve termine e seriamente compromessa”. Secondo il professor Francesco Perrini, direttore del Cresv Bocconi – “cio che e cambiato e innanzitutto il concetto di prevedibilita e quindi di rischio, in particolare, per le Pmi che fanno fatica a pianificare e di qui a guardare al lungo periodo. Verso la sostenibilita, che e una strategia di lungo periodo, in un periodo di crisi, dove spesso per le Pmi italiane e messa in dubbio anche la sopravvivenza, si riduce la sensibilita come purtroppo accade in questo periodo anche agli investimenti in ricerca e sviluppo per l’innovazione. Invece – ha sottolineato – sostenibilita e innovazione dovrebbero diventare le basi del rilancio delle imprese e magari dell’intero sistema industriale italiano, che dovrebbe basare il suo vantaggio competitivo su Knowledge & Immagination. Infatti, dovrebbe essere vista anche come un’opportunita di mercato, stimate in 6,2 trilioni di dollari, di cui beneficeranno, in primo luogo, i first mover. Infine, ai fini della competitivita sarebbe interessante capire cosa ne pensa il cliente/consumatore della sostenibilita”.

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