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18 novembre 2011 Comments (0) Approfondimenti

FISCO-Imprese: penalizzate le imprese più indebitate

Nell’attuale contesto economico che vede le imprese italiane in difficolta finanziaria con un costo del denaro in continua crescita per l’aumento degli spread applicati dalle banche, viene naturale chiedersi se le disposizioni fiscali che limitano la deducibilita degli interessi passivi (regola del 30 per cento del reddito operativo lordo ROL) siano dettate da mere esigenze di cassa per far fronte alle spese dello Stato, o siano motivate da un fine piu’ nobile volto a selezionare e promuovere le imprese piu’ solide per lo sviluppo del benessere della collettivita. Nella ricerca di questo possibile fine nobile si puo partire dall’assioma, peraltro comprovato da numerose ricerche in Europa e negli U.S.A., che le imprese con una maggiore redditivita nel corso del tempo sono anche quelle che mostrano una maggiore propensione all’aumento, nel tempo, della base occupazionale, fattore oggigiorno di grande importanza dato l’elevato livello di disoccupazione che interessa l’Italia e tutto il mondo occidentale.

In realta, le imprese con una maggiore redditivita non solo portano vantaggi alla collettivita, in termini di aumento della base occupazionale, ma anche vantaggi per i propri soci, in termini di incremento del valore del loro investimento nell’impresa e di maggiori flussi di dividendi, e vantaggi per lo Stato, in termini di maggiori entrate (sia per le imposte sui maggiori redditi d’impresa e sui maggiori stipendi, sia per l’I.V.A. sui maggiori consumi indotti da una maggiore capacita di spessa dei soci e dei dipendenti).

Fatta questa premessa, che, come detto, parte dall’assioma che esista una correlazione tra la maggiore redditivita delle imprese e la loro capacita di aumentare la base occupazionale, se si riuscisse a trovare una correlazione tra il minor livello di indebitamento delle imprese e la loro capacita di produrre reddito si troverebbe, indirettamente, la correlazione tra il minor livello di indebitamento di un’impresa e la sua capacita di creare posti di lavoro. L’analisi di cui sopra l’abbiamo condotta tramite due ricerche “empiriche”.

Per la prima ricerca ci siamo posti come obiettivo l’individuazione di un’eventuale correlazione esistente tra la capacita dell’impresa di produrre reddito, rappresentata dal Return on Capital Employed (ROCE), e il suo livello di indebitamento, rappresentato dal rapporto Financial Debt / Total Assets. La seconda ricerca, invece, aveva come obiettivo l’individuazione di una possibile correlazione tra la capacita dell’impresa di produrre reddito, sempre rappresentata dal Return on Capital Employed (ROCE), e la sua capacita di rimborsare i debiti aventi natura finanziaria, rappresentata dal rapporto Net Debit / EBITDA.

Entrambe le ricerche sono state effettuate, con riferimento ai dati economici e finanziari disponibili a settembre 2011, prendendo a riferimento il paniere di societa (escluse le banche, le assicurazioni e le societa finanziarie) che costituiscono i seguenti indici di borsa: FTSE MIB per l’Italia, DAX per la Germania, EURO STOXX 50 per l’area Euro e il DJIA per gli U.S.A., oltre agli indici settoriali Automotive Industry a livello mondiale e Food Manufacturing a livello europeo. La prima ricerca ha permesso di individuare una correlazione tra il ROCE e il rapporto Financial Debt / Total Assets soltanto con riferimento all’indice di borsa FTSE MIB, con un coefficiente di correlazione lineare (R2) di 0,257 .

La seconda ricerca, invece, ha portato all’individuazione di una correlazione tra il ROCE e il rapporto Net Debit / EBITDA con riferimento ai soli indici di borsa FTSE MIB (R2 = 0,34) e DJIA (R2 = 0,205). Per tutti gli altri indici di borsa non e stato possibile individuare alcuna correlazione. Alla luce di tali ricerche non sembra possibile affermare che esista una correlazione tra il livello di indebitamento di un’impresa e la sua capacita di produrre reddito e, quindi, in base all’assioma di partenza, una correlazione tra il livello di indebitamento di un’impresa e la sua propensione a creare posti di lavoro.

In altre parole, non e dimostrato che le imprese con un piu basso livello di indebitamento siano anche quelle che hanno una maggiore redditivita e, quindi, in base all’assioma di partenza, quelle che potenzialmente possano creare un maggior numero di posti di lavoro.

Inoltre, se si considera che quando la redditivita del capitale investito e superiore al costo del denaro vi e un interesse per l’impresa ad aumentare il suo grado di indebitamento (per il conosciuto “effetto di leverage” che porta ad un aumento della redditivita del capitale proprio, cioe della redditivita dei soci), non si comprende perche questa corretta politica gestionale debba essere ingiustamente penalizzata dal punto di vista fiscale anche quando condotta rispettando i corretti equilibri che devono sussistere tra come l’impresa si finanzia (capitale proprio, debiti finanziari a medio-lungo termine, ecc.) e come la stessa investe il denaro cosi procuratosi (immobilizzazioni, rimanenze, ecc.).

In altre parole, le norme fiscali che penalizzano le imprese piu indebitate, rendendo indeducibile una parte degli interessi passivi, o posticipandone la deduzione, non sembrano essere finalizzate ad alcun nobile scopo, se non l’esigenza di rimpinguare le casse dello Stato. Questo sicuramente non aiuta a migliorare il gia difficile rapporto tra il contribuente e l’Amministrazione finanziaria ed inoltre appare in contrasto con il perseguimento di una politica di espansione dell’economia. (Fonte: Ipsoa – Art. di Guido Vasapolli, Andrea Vasapolli)

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