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5 marzo 2009 Comments (0) Dalla home page

CRISI – E c’è chi caccia i grossi investitori come Ikea

Aumentano i disoccupati, ma Rifondazione Comunista dell’Umbria dice no

Poco piu di un mese fa, Ikea Italia aveva comunicato di voler creare mille nuovi posti di lavoro. Grazie a quattro nuovi punti vendita a Torino, Trieste, Rimini e Salerno di cui il 46% dei dipendenti ha un’eta compresa tra i 25 e i 34 anni. Le donne rappresentano il 58% dei collaboratori e il 41% dei manager. Perche ricordiamo questi dati? La notizia e che a Perugia non vogliono far parte degli investimenti della costola italiana (che e il terzo produttore per Ikea nel mondo – ndrd) del colosso svedese dell’arredamento fai da te, che nel 2008 ha increnentato il proprio fatturato del 5,8% registrando un flusso di ben 37,5 milioni di persone. Con la motivazione che il nuovo centro commerciale contrasterebbe con il modello di sviluppo umbro, piu sostenibile e a filiera corta. Si potrebbe, almeno in teoria, anche essere d’accordo ma non in tempi di devastante crisi economica, con una cassa integrazione aumentata di oltre il 55%.
A dirsi contraria all’insediamento a Perugia e Rifondazione Comunista dell’Umbria e, in particolare, il consigliere regionale Stefano Vinti secondo il quale “il modello di sviluppo in Umbria, e anche a Perugia, e stato drogato nell’ultimo decennio dall’ipertrofia del ciclo del mattone, le famose tre c, che nel frattempo sono diventate quattro: ai cementieri, cavatori e costruttori si e aggiunto ora anche lo strapotere dei centri commerciali”. “Si tratta – sottolinea il consigliere regionale – di un modello di sviluppo povero e di scarsa qualita a basso valore aggiunto, con pochissimi investimenti in ricerca e sviluppo, a bassa tecnologia e con una qualita del lavoro fragile, temporanea, stagionale, spesso in nero, con pochi diritti e senza garanzie.
Quando poi questo modello si incrocia con le multinazionali, i problemi sono ancora maggiori, perche la ricchezza prodotta va fuori dal territorio e alle prime avvisaglie di crisi arriva la delocalizzazione produttiva e la perdita dei posti di lavoro. Magari dopo che le istituzioni locali hanno foraggiato ampiamente le imprese per lo sviluppo del territorio”. Il capogruppo di Rifondazione comunista a Palazzo Cesaroni conclude osservando che “la vicenda dell’Ikea non si discosta molto da questo quadro: 15mila metri quadrati di cemento in piu, oltre ad un’area di parcheggio per circa 500 posti auto, una multinazionale che porta prodotti standardizzati realizzati fuori dall’Umbria e che portera i proventi fuori regione”. “Se alcuni hanno proposto un modello di sviluppo che valorizzi la filiera corta, e noi siamo tra questi, che crei sbocchi commerciali per i prodotti umbri, potenzi le realta locali, che hanno una tradizione di qualita, alta professionalita e attenzione al rapporto con i consumatori e alle loro esigenze – conclude Vinti -, la proliferazione dei grandi centri commerciali che orbitano attorno alle imponenti catene multinazionali non fanno altro che impoverire lo sviluppo locale e il territorio. Che per loro e solo un’area di progressiva conquista commerciale, fino a quando c’e da mungere ci si sta, poi si vedra, non ci vuole molto a sbaraccare e trasferirsi altrove, dove il mercato tira di piu”.
A questo proposito vogliamo ricordare l’ impegno di Ikea sui temi energetici con la riduzione dei consumi, l’ottimizzazione del funzionamento degli impianti e l’approvvigionamento da fonti rinnovabili (nel 2008 pari 91,3%) un cui esempio e l’impegno di geoscambio realizzato sotto il negozio di Corsico, in provincia di Milano, ed in corso di realizzazione a Parma e Rimini. Sulla gestione dei rifiuti l’obiettivo e ridurli con la raccolta differenziata, che ha portato nel 2008 a recuperare l’85% dei rifiuti’. Non solo Ikea ha inserito oltre 80 referenze biologiche nei suoi ristoranti di negozio, con due obiettivi: favorire le aziende agricole che si impegnano a preservare la qualita della terra (1.080 tonnellate di prodotti biologici acquistati da Ikea in Italia nel 2008) e offire ai clienti la possibilita di scegliere alimenti sani.

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