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5 febbraio 2009 Comments (0) Dalla home page

CRISI – Coinvolto anche il settore dell’indotto auto

Dagli autodemolitori a chi recupera, ricicla e smaltisce i materiali

Coinvolte nella crisi delle quattro ruote anche tutte le imprese del settore. Segnali preoccupanti per le imprese che operano nel recupero, riciclo e smaltimento dei rifiuti prodotti dalla costruzione degli autoveicoli e dalla loro rottamazione  che registrano sia la riduzione dei volumi che ripercussioni sull’occupazione.
A lanciare l’allarme sono le associazioni di categoria che rappresentano 3mila  imprese che stanno a monte e a valle della costruzione di un’automobile e cioe Ada, (Associazione nazionale demolitori autoveicoli), Air (Associazione italiana del recupero energetico), Anco (Associazione nazionale concessionari consorzi), le tre federazioni che aderiscono a Confcommercio. Si tratta di imprese che danno lavoro a oltre 30mila persone sulle quali si ripercuotera inevitabilmente la crisi del settore automobilistico.
Ma le conseguenze andranno ben oltre perche si squilibreranno una serie di fattori e le ripercussioni ricadranno anche sull’ambiente. “Considerando l’importanza dell’attivita di queste aziende nel settore ecologico – si legge nella nota diramata dalle associazioni aderenti a Confcommercio – un eventuale loro ridimensionamento potrebbe causare anche problemi ambientali. Ed e per questo che si chiedono interventi pubblici a sostegno”.  Il settore autodemolizione conta circa 1600 aziende autorizzate operanti sul territorio nazionale e oltre diecimila addetti in grado di far fronte a una richiesta di demolizione mediamente di piu di 1,5 milioni di auto l’anno. Per capire a fondo quali potranno essere le conseguenze negativa, basta pensare che nel settore del recupero, riciclo e smaltimento operano le imprese che si occupano di diverse tipologie di rifiuti. Per le imprese che trattano oli minerali esausti, oli vegetali esausti, batterie esauste, rifiuti elettrici ed elettronici la perdita di materiali da ‘lavorare’, ipotizzata in seguito alla crisi del mercato automobilistico, si aggira intorno al 22 per cento. Per le imprese che trattano plastiche, gomme, vetri, pneumatici derivanti dal ciclo produzione e fine vita autoveicoli, il forte calo delle radiazioni e delle nuove immatricolazioni di autoveicoli sta determinando una riduzione stimata nel 40 per cento dell’attivita industriale con pesanti ripercussioni sulla forza lavoro e sulla redditivita delle aziende.
“A tutto cio – precisano le associazioni  – va sommato il deprezzamento di tutti i materiali ferrosi e non ferrosi dovuti alla mancanza di richiesta dei mercati. Anche i settori a valle della demolizione, dunque, risentono negativamente di questi fattori. Il quadro generale del settore risulta negativo e tutti i segnali fanno presupporre una prospettiva futura con conseguenze ancora piu negative”
Non solo. La confluenza dei veicoli da destinare a demolizione subisce, ormai da alcuni anni, un trend negativo anche a causa dell’esportazione di veicoli inquinanti, che non possono piu circolare in Italia, verso paesi esteri. Nel 2008 le auto rottamate sono diminuite di circa il 20/25 % rispetto al 2007 e quelle “vecchie” esportate rappresenteranno circa il 40% delle auto dismesse. Con inevitabili conseguenze sulla vendita dei materiali e dei pezzi di ricambio ricavati dalla rottamazione a fronte dell’aumento dei costi di gestione degli impianti.

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