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20 aprile 2009 Comments (0) Dalla home page

CRISI – C’è e fa paura ma le imprese resistono

Le imprese che si trovano sul mercato non si tirano indietro, anzi fanno di tutto per restarci

E’ questo il segnale che si coglie leggendo i dati Movimprese relativi al primo rtimestre dell’anno. Infatti, la consueta rilevazione trimestrale condotta per Unioncamere da InfoCamere mette in luce che Il bilancio del trimestre, tradizionalmente negativo (per via del concentrarsi delle cancellazioni a fine anno) ha infatti visto 118.407 imprese aprire i battenti (il 9,35% in meno rispetto alle 130.629 del primo trimestre 2008) e 149.113 che invece li hanno chiusi (il 2,18% in meno rispetto a un anno prima, quando a cessare l’attivita furono 152.443 imprese). Certo, il saldo negativo (30.706 unita) e il piu pesante degli ultimi dieci anni ed equivale ad una riduzione del numero delle imprese operanti in Italia (scese a 6.065.232 unita) dello 0,5%, ma esso appare ancora contenuto rispetto ad una crisi descritta da piu parti come “epocale”.
“Gli imprenditori stanno facendo al meglio la loro parte, di fronte ad una crisi a cui non intendono rassegnarsi – ha spiegato il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello (nella foto) – le imprese italiane riducono i margini, limano i costi, rallentano le attivita ma non si arrendono e resistono in condizioni difficilissime nell’attesa di un mutamento del clima di fiducia”.
La crisi ha dunque un impatto ancora limitato sull’economia italiana, ma non per questo si puo abbassare la guardia, visto che la progressione negativa degli ultimi mesi “indica che sta crescendo la pressione sui bilanci delle aziende”, ha sottolineato ancora  Mondello. Se poi si va a guardare l’andamento delle serie storiche dei primi trimestri dal 2000 ad oggi si scopre che alla base del saldo negativo di inizio anno vi e soprattutto la consistente frenata nel tasso di natalita delle imprese (il piu basso della serie, +1,94%, contro il +2,15% del 2008 e il +2,32% del 2007), a fronte della relativa stabilita del flusso delle cancellazioni (2,44% contro il 2,51% dell’anno precedente e il 2,56% del 2007).
Il bilancio si fa piu pesante se ci si limita alle sole imprese artigiane (1.480.582, il 24,4% del totale): 15.564 aziende in meno, , in buona parte concentrate nei settori delle costruzioni, delle attivita manifatturiere e dei trasporti, pari ad un tasso di crescita negativa pari all’1,04%, col 91,6% delle chiusure concentrato in imprese aventi la forma giuridica di ditte individuali. Piccolo, dunque, non e affatto bello, almeno in tempi di crisi, come conferma il fatto che, invece, le societa di capitali riescono ancora a crescere (+8.201 unita, ovvero +0,65%, peraltro in frenata rispetto al +1,5% del primo trimestre del 2008).
A livello territoriale, infine, ancora una conferma di quanto sia piu difficile essere imprenditori nel Meridione che non nel resto d’Italia: al Sud e isole fanno capo ben 47.095 cessazioni contro sole 35.914 iscrizioni, con un saldo negativo di 11.181 unita. Meno pesante la situazione nel Nord Est (23.306 iscrizioni e 32.384 cessazioni, con un saldo negativo di 9.078 unita), nel Nord Ovest (32.764 iscrizioni, 39.503 cessazioni, -6.739 unita a saldo) e nel Centro (26.423 iscrizioni, 30.131 cessazioni, -3.708 unita).

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