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28 gennaio 2009 Comments (0) News

CRISI – Alla riscoperta del Monte di Pietà

Credito su pegno, un prestito senza indagini patrimoniali

A causa della crisi finanziaria molti italiani stanno riscoprendo l’esistenza dei Monti di Pieta, istituzioni nelle quali si possono impegnare i propri oggetti preziosi in cambio di una somma che va da 200 euro ad un massimo di 250mila euro, con il rischio che l’oggetto possa finire all’asta.

Il meccanismo nel dare in pegno i propri preziosi e, infatti, semplice: si depositano gli oggetti, dopo la stima viene proposta una somma di denaro. Se questa viene accettata, si stipula una polizza di pegno semestrale rinnovabile. I proprietari degli oggetti in pegno possono ritirarli anche prima della scadenza, pagando degli interessi intorno superiori al 10%. Se la polizza invece non viene rinnovata, gli oggetti del pegno vengono venduti ad un’asta pubblica da cui si trattiene il prestito con gli interessi maturati e una commissione per il diritto di asta.

A facilitare l’accesso a questa tipologia di credito ci sono le condizioni meno impegnative rispetto a qualsiasi altro canale: la concessione del prestito non prevede, infatti, alcuna indagine amministrativa o patrimoniale. Gli italiani stanno quindi preferendo il pegno ai finanziamenti per l’immediatezza del prestito e la riservatezza.

Una tradizione, quella del credito su pegno, attualmente gestita dall’Associazione Italiana degli Istituti di Credito su Pegno che ha origine dall’antica Federazione dei Monti di Pieta, nata alla fine del XV secolo per opera dei Frati Francescani i quali istituirono nell’Italia centro-settentrionale i primi Monti di Pieta per contrastare il dilagante fenomeno dell’usura. Le norme che regolarono definitivamente i Monti di Pieta furono dettate da Papa Leone X nel Concilio del 1515. E dopo tre secoli di gestione non sempre limpida e cristallina, agli inizi del 1800 i Monti sono passati alle Casse di Risparmio.

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