UE – Prodotti: segnalati con più efficacia quelli pericolosi

AGRICOLTURA – Zaia: tutti i numeri da ministro

15 aprile 2010 Comments (0) Dalla home page

CRISI – Confesercenti: 40 mln preoccupati ma fiduciosi

Gli italiani si stanno abituando a convivere con la crisi ed e alta la percentuale dei “preoccupati” pari all‘83% (circa 40 milioni di persone), anche se c’e un 15% che si dichiara meno pessimista, con un rialzo di 4 punti rispetto all’anno scorso. Lo rende noto l’Osservatorio Confesercenti-Ispo che ha scattato un’istantanea del disagio in Italia che, ovviamente, tocca la punta massima fra i disoccupati (94%). Inoltre la preoccupazione attraversa anche gli orientamenti politici: piu accentuata a sinistra (90%) resta su livelli alti nel centrosinistra (85%) e nel centro (83%) per poi scendere ma non di molto nel centrodestra (78%) e nella destra (76%) mentre i cosiddetti “apolitici” si allineano su un 88% appena inferiore al pessimismo dei sostenitori della sinistra.

Lo stato di incertezza generale si riflette anche sulla percezione del contributo delle istituzioni in questo periodo di crisi che continua ad essere non molto avvertito nell’opinione pubblica: meglio considerate le associazioni delle Pmi – probabilmente per il segnale di forte novita costituito dall’intesa fra le associazioni delle Pmi che va sotto il nome ormai noto di “Patto Capranica” – con un 29% di valutazioni positive (+13 punti rispetto ad ottobre 2009). Al secondo posto gli italiani collocano l’operato del Governo (28% in lieve calo sul 31% di ottobre) e di Regioni ed Enti locali (27% rispetto al 26%) con una risalita dei sindacati (dal 15% di ottobre al 24% odierno) e delle opposizioni parlamentari ( 21% rispetto al precedente 12%) e, all’ultimo posto, le banche (14%, era il 9% l’anno scorso).

Il livello di preoccupazione si conferma alto anche quando l’attenzione si sposta sulla situazione economica dell’Italia: il 91% del campione si dice molto o abbastanza preoccupato con in testa Sud e Isole (dove il 60% si dice molto preoccupato), seguiti a breve distanza dal Nord-Est (55%). Si scende solo di sette punti (84%, invariato rispetto ad ottobre scorso) quando si parla dello stato economico della propria regione di appartenenza. Ed in questa altalena di preoccupazioni si risale al 92% quando in campo entra la situazione del mercato del lavoro. I piu allarmati sono dirigenti e disoccupati: i primi con il timore di perdere il lavoro, i secondi con quello di non ritrovarlo. Molto elevata anche la considerazione delle difficolta delle Pmi che secondo l’81% degli italiani sono state penalizzate piu della grandi aziende. A sostenerlo sono soprattutto gli imprenditori, gli studenti ed anche i disoccupati.

Eppure gli italiani sono ottimisti per il futuro e il 51%, circa 25 milioni, intravede una ripresa tra un anno ma sono soprattutto gli ultra 55enni e gli elettori di destra o centrodestra (un 60% per entrambi) mentre con il 59% seguono i giovani (18-24 anni), imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi. Piu ottimisti gli abitanti del Nord-Ovest, molto meno quelli del Sud e delle Isole. Ad ottobre scorso una buona parte degli intervistati dichiarava che nessuno in famiglia aveva perso il posto di lavoro e cosi oggi, eppure la crisi nei mesi scorsi ha continuato ad erodere, sia pure in maniera non troppo marcata, la stabilita del lavoro. Lo dimostra il fatto che risultano aumentate del 4% (dal 15% al 19%) le famiglie nella quali almeno un componente ha perso il lavoro ovvero 4,6 milioni di nuclei familiari. Salgono poi del 6% (dall’11% al 17%, ovvero 4,1 milioni di famiglie) quelle che hanno conosciuto ( o temono di farlo) la cassa integrazione. Inoltre, la situazione economica della propria famiglia preoccupa ancora 2 intervistati su 3. Anche in questo caso pero sale l’ottimismo verso il futuro: tra un anno il 66% ritiene che la situazione della propria famiglia sara comunque positiva. Sempre a livello di attenzione la questione dell’accesso al credito: coloro che lamentano difficolta nell’ottenere prestiti e finanziamenti passano dal 55% di ottobre scorso al 51% di questo periodo. Giovani e imprenditori restano comunque i soggetti che segnalano i maggiori problemi. E resta quindi insidioso il rischio usura, specialmente per le Pmi nel Sud.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.