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11 settembre 2009 Comments (0) News

CONSUMI – Rapporto Coop: due anni per una ripresa

Presentato il rapporto annuale del maggiore retailer italiano

Prima e toccato alle banche (e tutto sommato era giusto cosi), poi alle imprese e adesso la crisi bussa alla porta dei consumatori. Chi si aspettava parole confortanti dal tradizionale appuntamento con il rapporto Coop e rimasto deluso perche, per ricorrere alle parole usate da Aldo Soldi ( nella foto) presidente di Ancc-Coop (che ha affermato “il peggio forse non e ancora arrivato”). I vertici della Coop (assieme a Soldi il parterre dei relatori vedeva, al solito, Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di Gestione di Coop, ed Enrico Migliavacca, vicepresidente di Ancc-Coop) partono dal clima di consumo che ha registrato nella tarda primavera un secco peggioramento. I redditi degli italiani sono diminuiti poco (-0,4% nel primo trimestre 2009, a fronte del -5,9% del Pil), ma i consumi nel medesimo periodo sono scesi del 2,6%. La spiegazione e semplice: gli italiani stanno cercando di incrementare i loro risparmi nel timore di un domani peggiore. Uno spettro soprattutto li agita: il rischio di perdere il lavoro e che non si tratta di un timore campato per aria lo dimostra anche l’allarme occupazione lanciato da Emma Marcegaglia. Meno consumi non significa pero pauperismo a tutti i costi: cambiano gli stili di vita, si modulano le spese (“lo stesso consumatore puo mettere nel carrello la pasta di primo prezzo e il parmigiano stagionato 30 mesi”, dice Vincenzo Tassinari) e la percezione di quello che si ritiene necessario; ai carrelli semivuoti di giugno nei supermarket hanno fatto da contraltare le localita turistiche piene a luglio e d’agosto; ma molti di coloro che hanno fatto le ferie presumibilmente non hanno fatto debiti come si era cominciato a fare negli scorsi anni, ma hanno rimandato l’acquisto di beni durevoli e semidurevoli.
Al rapporto Coop dedicheremo ampi spazi nei prossimi numeri di Gdoweek; anticipiamo qui solo il dato delle previsioni di consumo, che saliranno e a ritmi modesti (sotto l’1%) solo a partire dal 2011.

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