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19 aprile 2010 Comments (0) Dalla home page

IMPRESE – Fipe: – 22mila nel 2009, persi più di 16mila posti

E’ andata peggio del previsto: gli italiani mangiano di meno fuori casa ed e crisi per la ristorazione che nel 2009 ha perso oltre 16mila posti di lavoro perche il taglio dei consumi alimentari fuori casa – 1,4 miliardi, pari al 2,5% – ha costretto oltre 22mila imprese a chiudere i battenti. Lo ha comunicato la Fipe ( Federazione italiana pubblici esercizi) sottolineando che si tratta di “una perdita che equivale al fatturato aggregato di piu di 8mila imprese. Ma quelle che hanno realmente cessato l’attivita sono state, nel 2009, oltre 22mila – ha reso noto la Fipe – con un saldo negativo di circa 2mila unita. Un dato storico per i pubblici esercizi in Italia”. In termini occupazionali il settore ha perso 16.200 posti di lavoro piu di quanti ne abbia persi l’industria dei trasporti o quella tessile. La perdita dell’occupazione si concentra quasi totalmente tra i lavoratori indipendenti (-13.500 unita), mentre la flessione del lavoro dipendente e stata contenuta in circa 2.700 unita. E il 2009 interrompe un trend positivo di incrementi occupazionali che durava dal 1999.

Secondo la Fipe, l’impressionante turnover imprenditoriale e segno della fragilita del settore a cui si deve aggiungere il massiccio ingresso di imprenditoria extra-comunitaria (nelle grandi aree urbane quasi una nuova impresa su due ha un titolare straniero) che rischia di cambiare profondamente le caratteristiche del modello italiano di offerta sia in termini di prodotto o servizio, che di qualita. Inoltre, l’esaurimento della capacita della ristorazione, ma piu in generale dell’intero terziario di mercato, di creare nuovi posti di lavoro, magari anche assorbendo lavoratori espulsi da altri settori di attivita, costituisce una seria ipoteca sulle prospettive di tenuta e crescita dei livelli occupazionali del Paese. Il valore aggiunto del settore – ha ribadito la Fipe – e infatti diminuito dell’1,2% pari ad una perdita di 340 milioni di euro. Continua inoltre la serie negativa della produttivita, con una flessione di mezzo punto percentuale. Sono questi i “veri conti della crisi dei consumi”. Infatti, i settori piu colpiti sono arredamento, alimentare e abbigliamento. Perdite pesanti anche nelle spese per attivita ricreative e culturali (-1,7 miliardi di euro), e per alberghi e pubblici esercizi (- 2 miliardi di euro). Se il livello generale dei consumi e tornato indietro di 4-5 anni, arretramenti piu consistenti si sono avuti per alcune funzioni di spesa. Nei consumi alimentari l’Italia e tornata ai livelli di dieci anni fa, mentre per abbigliamento, calzature e arredamento il salto all’indietro e addirittura di 15 anni (1995) mentre la spesa per giornali e libri e tornata ai livelli del 1982. In aumento solo le “spese obbligate” come l’abitazione e quelle per i trasporti trainate dall’effetto incentivi. La crescita della spesa per l’istruzione va invece interpretata positivamente come misura della volonta delle famiglie di non rinunciare ad investire sul futuro dei propri figli.

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