FOCUS – Ue: primo, libertà di circolazione delle merci

MADE IN ITALY – Legge: appello di Bonas a...

22 novembre 2009 Comments (0) Dalla home page

CONSUMI – Confagricoltura: vendita diretta poco diffusa

Bianco: un’interessante opportunita. Ma niente di piu

La vendita diretta e un fatto nuovo nel panorama dei comportamenti delle imprese e dei consumatori, che comprende aspetti socio-ideologici come baluardo dell’identita, della tradizione e della cultura locale oppure ambientali come il legame tra consumo locale e tutela dell’ambiente ed economici  come la competitivita delle imprese: un fenomeno che non supera, in Italia come in Europa, un fatturato aziendale annuo medio di 50mila euro e che interessa solo una limitata percentuale di aziende.  Lo ha affermato il direttore generale della Confagricoltura, Vito Bianco, intervenendo alla Giornata di Studio organizzata dall’Accademia dei Georgofili sul mercato dei prodotti agroalimentari locali. Il direttore generale della Confagricoltura ha ridimensionato il fenomeno della vendita diretta aziendale sfatando alcuni luoghi comuni, a cominciare dalla diffusione del fenomeno. Sinora, infatti, la vendita diretta e circoscritta a poche aziende e ad un valore delle vendite marginale, che non arriva al 2% rispetto alla spesa complessiva per prodotti agroalimentari in Italia e nei principali Paesi europei. Si tratta di circa 60 mila aziende in Italia, pari a non piu del 3-4% del totale di quelle censite dalle indagini strutturali Istat-Eurostat. E anche negli altri Paesi siamo di fronte a qualche decina di migliaia di aziende. “Valori – ha detto Vito Bianco – che possono erodere quote forse piccole rispetto ai grandi volumi (e valori) trattati dalla Grande Distribuzione Organizzata – che ancora oggi, anche con le private label, domina il mercato dell’agroalimentare – ma non trascurabili per alcune realta aziendali”.
Piu che per i motivi ideologici o quelli legati alla tutela ambientale, che se non discutibili dovrebbero quanto meno essere oggetto di valutazioni piu approfondite, e l’aspetto economico quello che piu interessa.
“Non esiste – ha proseguito Bianco – un’alimentazione locale e diretta ‘buona’, contrapposta ad un’alimentazione globale, dei grandi numeri, ‘cattiva’. Cosi come non esiste un’alimentazione locale ‘pulita’, contro una globale ‘sporca’. Se c’e, in effetti, una verita di fondo in questo ragionamento, tuttavia non si puo trascurare che alcuni autorevoli studi scientifici hanno dimostrato che la relazione tra chilometri percorsi dai cibi ed emissioni di gas serra esiste, ma non e sempre univoca ed immediata. Anche perche dipende da diversi fattori come ad esempio l’efficacia della logistica. Un agnello neozelandese venduto sul mercato inglese sviluppa meno emissioni di CO2 di quanto non ne sviluppi un agnello allevato e consumato nello stesso ambito territoriale”.
Quello piu interessante a parere di Confagricoltura e l’aspetto economico. Che e un fatto concreto in quanto, in alcune circostanze, puo contribuire a far recuperare alle aziende margini di valore. Se l’azienda agricola riesce a riappropriarsi di questa marginalita la vendita diretta puo concorrere a fare utile di impresa, riconquistando cio che oggi va ad altri soggetti o funzioni.
“In ogni caso – ha concluso il direttore generale Bianco – l’impresa ha di fronte a se il mercato e le sue regole spietate. Sarebbe del tutto illusorio immaginare di rinchiudere l’agricoltura in un mercato “domestico” o, peggio, “addomesticato”. Cio non vuol dire che non si possano percorrere tutte le strade alternative o complementari, alla ricerca di nuovi spazi di operativita”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.