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23 aprile 2010 Comments (0) Dalla home page

CONSUMI – Crisi: famiglie ancora confuse e preoccupate

L’andamento delle vendite al dettaglio e lo specchio fedele di un Paese che convive con la crisi senza vedere ancora una via d’uscita. E quando regna l’incertezza, i consumi ristagnano per la preoccupazione delle famiglie sul lavoro e sul futuro. E’ quanto ha affermato la Confesercenti commentando i dati dell’Istat sulle vendite del commercio fisso al dettaglio. Secondo la confederazione, “serve una scossa salutare che dia respiro all’economia e convinca gli italiani che si sta imboccando un cammino diverso dal tunnel di questa lunga crisi. Al Governo chiediamo di essere protagonista di questa svolta con segnali tempestivi ed inequivocabili. In primo luogo occorre una robusta sforbiciata a spese inutili e sprechi inaccettabili per poter ridurre la pressione fiscale a favore di famiglie ed imprese. E’ fondamentale di conseguenza – ha sottolineato la Confesercenti – puntare ad una riduzione dell’impatto degli studi di settore sulle Pmi, sostenere gli investimenti soprattutto quelli in innovazione e quelli capaci di favorire la tenuta occupazionale”.

Per l’Ufficio Studi di Confcommercio, visto i dati elaborati dall’Istat, “la situazione sul versante dei consumi di beni da parte delle famiglie e ancora incerta. Da mesi ormai si alternano modesti recuperi della domanda a periodi di riduzione – ha ricordato Confcommercio – che segnalano una sostanziale stasi nei consumi che si riflette anche sui singoli prodotti. I moderati miglioramenti registrati, su base annua, per l’abbigliamento ed i mobili, sembrano infatti rappresentare piu un tentativo di recupero dei livelli di consumo fortemente compressi nei mesi precedenti che l’inizio di una fase meno negativa della domanda”.

Ricordiamo che secondo quanto comunicato dall’Istat, le vendite al dettaglio a febbraio sono diminuite dello 0,4% su base annua, mentre hanno segnato un incremento dello 0,1% su base mensile e, in particolare, le vendite di prodotti alimentari a febbraio hanno registrato una flessione dell’1,3% rispetto a febbraio 2009 e un aumento dello 0,3% rispetto a gennaio 2010 mentre le vendite di prodotti non alimentari sono aumentate dello 0,1% su base annua mentre sono rimaste invariate su base mensile. Inoltre, nell’ultimo trimestre (dicembre 2009-febbraio 2010) le vendite al dettaglio sono diminuite dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. Nel bimestre gennaio-febbraio 2010, invece, la flessione e stata dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2009. Il calo tendenziale delle vendite registrato a febbraio deriva da un aumento dell’1,3% delle vendite della grande distribuzione e da una flessione dell’1,5% di quelle delle imprese operanti su piccole superfici. Nella grande distribuzione, in particolare, sono diminuite le vendite di prodotti alimentari (-0,4%) mentre sono aumentate quelle di non alimentari (+2,7%). Nelle imprese su piccole superfici le vendite invece sono state negative sia per gli alimentari (-2,9%) che per i non alimentari (-1,1%). Tra le diverse tipologie di imprese della grande distribuzione la crescita piu ampia ha riguardato gli esercizi non specializzati a prevalenza non alimentare (+3,8%), mentre l’unica diminuzione ha riguardato i discount di alimentari (-0,3%). Per quanto riguarda la dimensione delle imprese, l’unico aumento e stato registrato da quelle con almeno 50 addetti (+1,6%). Tra i prodotti non alimentari si sono avuti andamenti moltodifferenziati per i vari gruppi merceologici. Gli aumenti piu significativi hanno riguardato supporti magnetici estrumenti musicali (+5,7%), foto-ottica e pellicole (+3,4%) ed elettrodomestici, radio, tv e registratori (+3,3%); le flessioni piu marcate si sono avute per l’utensileria per la casa e ferramenta e i prodotti farmaceutici (rispettivamente -1,7% e -1,5%). A febbraio le imprese al dettaglio hanno dichiarato in media 24,8 giorni di apertura, come nel febbraio 2009.

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