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4 febbraio 2019 Comments Off on COMUNI-PIANI REGOLATORI COMUNALI, BUSSONE (UNCEM): “NUOVI PRGC E VARIANTI, TEMPI TROPPO LUNGHI E COSTI TROPPO ALTI. LAVORIAMO CON ORDINI PROFESSIONALI A NUOVE REGOLE E ALLA PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE” Dalla home page

COMUNI-PIANI REGOLATORI COMUNALI, BUSSONE (UNCEM): “NUOVI PRGC E VARIANTI, TEMPI TROPPO LUNGHI E COSTI TROPPO ALTI. LAVORIAMO CON ORDINI PROFESSIONALI A NUOVE REGOLE E ALLA PIANIFICAZIONE SOVRACOMUNALE”

“Registro tra i Sindaci una forte preoccupazione per i tempi e per i costi di nuovi Piani regolatori comunali, di varianti e altri documenti urbanistici che devono essere adeguati. Vale per moltissime Regioni. La complessità di procedure e atti è aumentata a dismisura negli ultimi anni. Non possiamo non rimarcare la capacità e la formazione sempre più alta dei professionisti, urbanisti e geologi in particolare, che collaborano con gli Enti. Un fiore all’occhiello del Paese. Ma allo stesso tempo, per un Comune da mille o duemila abitanti un nuovo Piano o una variante strutturale generale impegna cinque, sei, sette anni e qualche centinaia di migliaia di euro. Piani del colore, adeguamenti sismici, studi geologici, piano dell’illuminazione, piano commerciale, piano acustico, adeguamento del Regolamento edilizio a quello unico nazionale, adeguamento ai Piani ambientali e paesaggistici regionali sono solo alcuni dei passaggi necessari. Tanti e onerosi per le casse di un ente. Bisogna invertire questa impostazione. Un piano deve essere autorizzato dai tecnici regionali in non più di un anno dalla data di presentazione. In due si deve chiudere l’intero iter, dalla stesura all’adozione definitiva”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem che ha scritto al Consiglio nazionale dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori evidenziando la necessità di snellire norme e anche ridefinire ruoli istituzionali. “Ritengo opportuna la pianificazione condivisa tra Comuni – spiega Bussone – per evitare si moltiplichino costi e necessità. Ciascun Comune fa il suo Piano, ma senza un dialogo con gli Enti confinanti. Non va bene. Abbiamo vissuto negli anni Ottanta e Novanta la moltiplicazione delle piscine e delle palestre, piuttosto che la nascita di aree artigianali in tutti, ma proprio tutti i Comuni. Ciascuno voleva per sé capacità edificatorie e la regola per la quale i Comuni più fanno edificare più incassano va rivista. Ripensare il consumo di suolo, che in montagna ha caratteristiche diverse dalle aree urbane, va di pari passo con la necessità di rendere solo più green le costruzioni. Nelle aree montane abbiamo un problema di abbandono del suolo, di abbandono dei borghi, non tanto di consumo di suolo. Va studiato un percorso. L’obbligo Nzeb dal 2019 per gli edifici pubblici e dal 2021 per gli edifici privati è per molti versi un tabù e per altri un’emergenza culturale e operativa. Pianificare insieme, a livello sovracomunale, in un’Unione montana di Comuni ad esempio, abbatterebbe i costi e renderebbe più organici i piani. La programmazione urbanistica deve poi essere sovrapponibile perfettamente con i Piani di protezione civile comunali e di ambito, sui quali Uncem sta lavorando molto con il Dipartimento nazionale guidato da Angelo Borrelli. Proponiamo un patto con gli Ordini degli Architetti attraverso il Consiglio nazionale. Possiamo insieme sostenere Enti locali e Regioni in un nuovo percorso”.

UNCEM – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani
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e-mail: uncem.nazionale@uncem.net

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