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15 marzo 2016 Comments Off on CODICE APPALTI-AIT Associazione imprese impianti tecnologici: molte novità, in positivo Dalla home page

CODICE APPALTI-AIT Associazione imprese impianti tecnologici: molte novità, in positivo

E’ iniziato i in Parlamento l’esame del Decreto Legislativo sul Codice Appalti predisposto dal Governo. Esso contiene molte positive novità: una delle più qualificanti riguarda la modalità di assegnazione degli appalti che, da ora in avanti, verranno aggiudicati con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, cioè una valutazione che tiene conto sia del prezzo sia del contenuto tecnico dell’offerta. Questa diventa la regola con cui saranno aggiudicati tutti gli appalti di lavori al di sopra del milione di euro cioè una fascia di mercato, la più alta, che rappresenta circa il 24% delle gare ma ben l’82% degli investimenti. In passato era invece utilizzato prevalentemente il criterio del massimo ribasso, ove la valutazione si basava unicamente sul prezzo.

Bruno Ulivi, titolare della MIT S.r.l. e Presidente dell’AIT, l’associazione delle imprese impiantistiche dell’Unione Industriale di Torino che raggruppa quasi 200 imprese per circa 3.000 addetti, non nasconde la propria soddisfazione anche per la misura che riguarda i lavori di norma svolti dagli impiantisti le cosiddette “opere di rilevante complessità tecnica, quali strutture, impianti e opere speciali” che ora non potranno essere subappaltate in misura superiore al 30%.

In questo modo, di fatto, il soggetto che partecipa alla gara deve poterne eseguire in prima persona una parte rilevante e pertanto essere qualificato per la loro esecuzione: deve cioè essere un’azienda seria, esperta e competente. Si tratta – sottolinea Ulivi – di una concreta garanzia circa la qualità della realizzazione e l’ultimazione delle opere pubbliche: una soluzione elaborata dal Governo ma che sostanzialmente corrisponde a quanto noi auspicavamo da tempo”. “Un altro punto particolarmente importante” – continua Ulivi – “è quello relativo alle garanzie per i pagamenti dei subappaltatori che ora possono richiedere il pagamento delle proprie competenze direttamente alla PA: un’innovazione estremamente significativa per molte piccole e medie imprese che in questi anni di profonda crisi hanno subito – impotenti – il malvezzo di quanti non pagando o ritardando a dismisura i pagamenti reperivano risorse finanziarie a costo zero sulla loro pelle”. Tra i motivi di soddisfazione si segnala anche l’attenzione che il nuovo Codice pone ai modelli alternativi per la gestione, la semplificazione e lo sveltimento dei contenziosi. Una esigenza molto sentita in quanto il ricorso, talvolta anche strumentale, alla Giustizia Amministrativa, da parte delle imprese sconfitte o escluse dalla gara, costituisce uno dei principali motivi dei cronici ritardi nell’esecuzione delle opere. Nel nuovo Codice Appalti ci sono ben sette articoli per individuare possibili soluzioni a questo problema. Tra questi, quello che offre alle parti la possibilità di rivolgersi all’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione – che esprime un suo parere, non vincolante, per cercare di trovare un accordo in sede di precontenzioso. È un’idea germogliata nella nostra Associazione e proposta più volte, in svariate sedi. Se la valutazione complessiva sul nuovo Codice Appalti è senz’altro positiva, Ulivi segnala tuttavia un punto assai delicato che preoccupa gli impiantisti: l’incertezza derivante dall’avere demandato all’ANAC l’onere di legiferare tutta la parte applicativa del nuovo Codice. “Temiamo” – dice Ulivi – “che questa scelta possa, di fatto, determinare una sorta di deregolamentazione per tutte quelle Pubbliche Amministrazioni che non dipendono direttamente dallo Stato, come, ad esempio gli Enti Locali, le Aziende Pubbliche, le Partecipate, la sanità; settori nei quali gli appalti sono consistenti e con una rilevante mole di lavori altamente specializzati, realizzati dalle aziende di impiantistica”. E per finire, nelle gare di minore importo Ulivi sottolinea la scomparsa della norma che consentiva  di escludere in modo automatico, con un semplice calcolo, le offerte anomalmente basse. Con il nuovo Codice invece l’esclusione potrà avvenire solo dopo una puntuale verifica di tutti gli elementi dell’offerta: una procedura più lunga e più complessa.

Foto di apertura: Bruno Ulivi e Claudio Zeme, soci e fondatori della torinese Mit

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