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7 maggio 2013 Comments (0) Approfondimenti

CRISI-Focus On Cipro: storia del bailout del centro offshore

Dietro i fatti di Cipro c’e il contagio. E naturale a questo punto domandarsi quale sara il prossimo paese dell’Eurozona a necessitare un intervento della Troika. Il “caso Cipro” e un’importante occasione per l’Europa per riflettere. Ecco una scheda a cura del Servizio di Ricerche Economiche del gruppo Sace che ripercorre le principali tappe che hanno portato all’esplodere della crisi cipriota e si interroga su quale sara il prossimo paese a subire il contagio. Sara la Slovenia? E in che modo agira questa volta l’Europa?

Cipro e una piccola isola con caratteristiche particolari. Ha una duplice anima: europea (quasi il 60% del territorio), con l’ingresso nell’area euro nel 2004 fortemente voluto dal governo, e turca nella zona nord dell’isola, che si autodefinisce Repubblica Turca di Cipro del Nord. L’economia del paese, che si e sviluppata notevolmente rispetto alle origini rurali, e concentrata quasi esclusivamente su due settori: turistico e finanziario. Il settore “nanziario, in particolare, ha raggiunto dimensioni eccessive rispetto alla grandezza dell’economia dell’isola, con gli asset totali che superano di quasi cinque volte il PIL (che e di circa 17 miliardi di dollari). La sua espansione e stata possibile soprattutto grazie al ruolo di centro o!shore che il paese ha assunto, in particolare nei confronti della Russia ma anche di altri paesi dell’area CSI (Comunita degli Stati Indipendenti).

297972_0_1I problemi di Cipro sono cominciati gia dalla fine del 2008 quando, con la crisi finanziaria internazionale, si e avuto lo scoppio della bolla speculativa nel settore immobiliare che ha determinato una riduzione delle entrate per lo Stato. E stato pero soprattutto l’ipertrofico settore bancario che ha portato alla situazione attuale. Le banche cipriote sono infatti altamente esposte sui titoli di stato della Grecia e hanno quindi immediatamente risentito della crisi che ha colpito la penisola ellenica. Quando, a febbraio 2012, Atene si e vista costretta a richiedere per la seconda volta l’intervento della Troika, tra le misure previste nel pacchetto di salvataggio una in particolare si e rivelata estremamente dura per chi, come Cipro, aveva sottoscritto titoli di stato greci: il Private Sector Involvement (PSI). In base al PSI gli investitori privati si sono visti decurtare del 53,5% il valore dei titoli di stato greci da loro sottoscritti; ne sono derivate pesanti perdite per le banche cipriote che si sono tradotte in una loro minore capitalizzazione. Da qui le cose sono andate progressivamente peggiorando, in quanto si e resa sempre piu impellente la necessita, per il governo cipriota, di trovare risorse per la ricapitalizzazione del settore bancario, essendo impossibilitato a finanziarsi sul mercato internazionale dei capitali.

merkelNicos-AnastasiadesA partire dall’estate del 2012, e nei mesi successivi, si sono susseguite diverse trattative per l’ottenimento del prestito. Cipro ha sperato inizialmente in un intervento della Russia, dalla quale aveva gia ottenuto un credito da 2,5 miliardi di euro a dicembre 2011, non volendoricorrere al bailout da parte dell’UE e al conseguente piano di austerita fiscale ad esso vincolato.Il ri”uto, da parte del governo di Mosca, di supportare il paese se non in cooperazione con l’UE ha reso inevitabile l’intervento della Troika. A meta marzo del 2013 l’Eurogruppo ha emesso un aproposta di salvataggio, i cui termini sono pero risultati alquanto controversi. Secondo la Troika, l’ammontare complessivo del pacchetto di salvataggio doveva aggirarsiintorno ai 17 miliardi di euro, di cui 10 destinati al settore bancario. Nella proposta avanzata a Cipro, tuttavia, i lender internazionali hanno concesso solo 10 miliardi di euro, imponendo alpaese di contribuire con 5,8 miliardi da ottenere tramite la tassazione dei depositi privati nellebanche cipriote. Nonostante 17 miliardi di euro siano una cifra modesta per l’UE, non sarebbe stato possibile elargire a Cipro l’intero ammontare necessario per due ordini di motivi: i) 17miliardi di euro rappresentano quasi il 100% del PIL di Cipro. Concedere al paese un prestitodi queste dimensioni, avrebbe implicato un aumento del debito pubblico decisamente insostenibile per il paese; permettere a un paese come Cipro, che ha natura di centro o!shore per i depositi privati, in particolare stranieri, di essere salvato interamente dall’UE, avrebbe implicato un rischio di azzardo morale da parte di altri membri dell’unione valutaria.

Cipro77-400x283Sarebbe infatti passato il messaggio che ciascun paese puo adottare le regole che “preferisce”, ad esempio nella gestione dei depositi bancari come in questo caso, e trarne benefici in termini di afflussi di capitale dall’estero attratti dai maggiori rendimenti, senza scontare pero le conseguenze chepotrebbero derivarne( ad esempio a causa di un settore bancario eccessivamente grande). L’ipotesi della tassazione dei depositi privati ha posto pero una serie di questioni che hanno resola situazione di Cipro altamente instabile. Innanzitutto si e presentato il problema della soglia a cui applicare tale tassazione. La prima soluzione ipotizzata dal governo cipriota prevedeva di”ssare la soglia a 100 mila euro, applicando una tassazione del 6,75% per tutti i depositi al disotto di tale ammontare e di 9,9% per tutti quelli al di sopra. Al diffondersi di questa notizia ne lpaese si e creato il panico, ri!esso in una corsa agli sportelli da parte dei privati nel tentativodi salvaguardare parte del loro capitale (in particolare i detentori di depositi al di sotto dei 100mila euro). La paura che si verificasse una vera e propria fuga di capitali ha indotto il governo achiudere forzosamente le banche (rimaste poi chiuse per oltre dieci giorni). Allo stesso tempo sie diffuso il timore di un contagio agli altri paesi periferici dell’area euro: la corsa in banca, a Cipro evitata tramite la chiusura degli istituti finanziari, si sarebbe potuta veri”care, ad esempio, in Spagna e Italia, dove i cittadini avrebbero potuto temere un simile trattamento per i loro capitaliin caso di peggioramento delle crisi in atto. A Cipro intanto i cittadini sono scesi per le strade per protestare contro il diretto coinvolgimento dei piccoli depositi nel salvataggio del paese.L’eventualita della tassazione per i depositi al di sopra dei 100 mila euro ha invece scatenato lareazione di Mosca, dato che gran parte dei depositi “piu ricchi” e di provenienza russa. Secondo il presidente Putin, la proposta di tassazione avanzata dall’UE e stata una mossa “ingiusta,pericolosa e poco professionale”, perche avvenuta senza la minima consultazione con la Russia,nonostante il paese fosse coinvolto da mesi nei negoziati per il salvataggio di Cipro. I rapportitra Russia e UE ne sono risultati in parte danneggiati. L’aggravarsi della situazione a Nicosia ha inoltre contribuito a incentivare una tendenza in atto gia dall’anno scorso: il de!usso dicapitali esteri dal paese, in fuga da un sistema bancario compromesso. In particolare, i depositiprovenienti dalla Russia e dagli altri paesi CSI sono stati indirizzati verso la Lettonia, le cui banchenei primi nove mesi del 2012 hanno visto aumentare i depositi dei non-residenti del 19,7% (+1,3% quelli dei residenti). Si e cominciato a ipotizzare, come scenario piu pessimistico, ancheun rischio di contagio a tutto il sistema bancario russo nel lungo periodo, poiche Cipro oltre aospitare i depositi, e anche un hub per gli investimenti e il commercio in Russia.

img1024-700_dettaglio2_big_parlamento-Cipro-afpA marzo 2013 e lo stesso parlamento di Cipro a votare contro la proposta di tassare i depositi privati (sia al di sotto che al di sopra di 100 mila euro). Su 56 parlamentari, 36 si dichiaranocontrari e 19 si astengono. Inizia cosi la complessa trattativa tra Cipro e i creditori internazionaliper ridefinire i termini del salvataggio. L’accordo a cui si giunge infine e cosi strutturato: la Troikafornira al paese 10 miliardi di euro, a fronte di interventi in ambito finanziario (in particolarela ristrutturazione della Bank of Cyprus, la prima banca del paese, e la chiusura della Laiki Bank,la seconda banca) che puntano a ridurre le dimensioni del sistema bancario e a finalizzare ilprocesso di ricapitalizzazione e ii) in ambito “scale, per aggiustare gli squilibri di breve periodoe risolvere questioni di carattere piu strutturale. A Cipro spettera il compito di raccogliere 5,8miliardi di euro. Dopo aver avanzato diverse ipotesi sulla modalita di raccolta, l’unica soluzionepercorribile e stata decidere di tassare solo i depositi al di sopra dei 100 mila euro. Ha quindi prevalso il principio dell’Eurogruppo di tutelare i depositi sotto 100 mila euro (cfr. nota 6); sisarebbe altrimenti violato il principio di garanzia dei depositi fino a un certo limite, minando lafiducia nel sistema bancario e nella sua disciplina. Contemporaneamente alle negoziazioni per il pacchetto di aiuti, il paese si e preparato a riaprire gli istituti di credito, predisponendo una serie di misure restrittive ai movimenti finanziari per limitare il rischio di fuga di capitali dal paese. Le misure prevedono11: i) un tetto di 300euro giornalieri per i prelievi (sia bancomat che sportello) e di 3.000 euro a persona per chi sireca all’estero; ii) un tetto di 5.000 euro mensili per l’utilizzo di carte di credito e boni”ci versol’estero (nessun limite per l’utilizzo Cipro-crisi-protesta-620x350all’interno di Cipro); iii) un plafond a 10.000 euro trimestraliai trasferimenti di denaro a favore di studenti ciprioti che vivono all’estero; iv) il divieto di farcircolare denaro attraverso assegni, sia all’interno di Cipro che per l’estero; v) il divieto, per idepositi vincolati o a tempo, di ritirarli prima della scadenza, neppure a fronte del pagamentodi una penale; vi) deroghe al trasferimento di capitali all’estero per le imprese solo a fronte diopportuna documentazione che provi che si tratta di attivita di importazione.

E la prima volta che un paese appartenente all’area euro adotta restrizioni ai movimenti di capitale, violando unodei principi fondamentali dell’Unione Monetaria.Ci sono diverse considerazioni da fare riguardo alla “questione Cipro”. Dietro i fatti di Cipro c’e il contagio. Contagio “in entrata”, proveniente dalla Grecia, poiche e proprio a causa della crisi nella penisola ellenica che il creditore Cipro si e visto ridurre il valoredei titoli di stato greci detenuti dalle sue banche. Contagio “in uscita”, potenziale verso gli altripaesi periferici dell’area Euro dove, nonostante sia stata evitata la corsa agli sportelli, rimane ilrischio che il timore di misure straordinarie di salvataggio che vedano coinvolti anche i privati,come e accaduto ora a Cipro, ma ancora prima in Grecia e in Irlanda, inducano i cittadiniportoghesi, spagnoli o italiani, ad azioni preventive di salvaguardia del proprio patrimonio, con ilrischio di una ingente fuga di capitali da questi paesi. Contagio inoltre in termini di sfiducia suimercati, sempre piu suscettibili ad accadimenti stile Cipro, poiche a essere messa in discussione ela solidita stessa dell’Unione Monetaria, dato il rischio che la crisi di un paese periferico inneschidelle reazioni a catena sempre piu di%cili da arrestare. E naturale, a questo punto, domandarsi quale sara il prossimo paese dell’Eurozona a necessitare un intervento della Troika.

banca-centrale-slovena-224997_tnAl momento gli occhi della comunita internazionale sono puntati verso un altro paese alle presecon diversi squilibri, in particolare nel settore bancario: la Slovenia. Un esempio evidente della percezione che i mercati stanno avendo e dato dall’esito dell’asta dei titoli di Stato sloveni chesi e tenuta a inizio aprile 2013. Il governo e riuscito a raccogliere solo 56 milioni di euro, rispettoai 100 che si era prefissato, ri!ettendo la s”ducia nei confronti di un’economia in recessione (-2,3% il PIL nel 2012)13 e con forti necessita di ricapitalizzazione del suo sistema bancario. Il governo insiste nel sostenere che “la Slovenia, a di$erenza di Cipro, ha un settore bancario piupiccolo” (con attivita pari al 145% del PIL, rispetto a quello cipriota con asset pari al 710% del PIL)e soprattutto “non e un paradiso “scale”. In Slovenia il rapporto depositi/prestiti e elevato (153%,rispetto al 105% di Cipro), ma la qualita degli asset in forte deterioramento (a fine 2012 i nonperforming loan ammontavano a 7 miliardi di euro, pari a circa il 15% del totale dei crediti e al20% del PIL). Secondo le autorita slovene, le banche necessitano di un’iniezione di un miliardo dieuro, mentre secondo il FMI e l’OCSE sarebbe necessario un importo maggiore (circa 3 miliardi dieuro). A controbilanciare il rischio di un bailout c’e comunque il fatto che il debito pubblico della Slovenia e tra i piu bassi dell’area Euro (stimato intorno al 50% del PIL nel 2012), quindi il paesegode di fondamentali migliori per l’accesso al mercato dei capitali. Tuttavia un importante bancodi prova e atteso in giugno, quando e prevista una nuova asta in concomitanza con la scadenzadei titoli del debito pubblico a 18 mesi, per un valore di un miliardo di euro.

l43-atene-manifestazione-crisi-120216172906_mediumIl “caso Cipro” e un’altra importante occasione per l’Europa per ri!ettere. Osservando ilmodo in cui si sono susseguiti gli eventi, viene da affermare che la storia si ripete a Cipro,dopo Irlanda, Portogallo e Grecia: un paese periferico sull’orlo del default; l’intervento della Troika per sostenere un’economia non piu in grado di finanziarsi da sola; l’imposizione di unausterity package a fronte del bailout; misure fiscali che risultano troppo restrittive e generanoripercussioni negative marcate sull’economia reale, in presenza di contesti gia gravati da elevatadisoccupazione (soprattutto giovanile), contrazione dei consumi, carenza di credito, sfiducia di famiglie e imprese; cittadini che protestano contro le misure di austerita. I paesi ne esconosempre piu provati, con prospettive di ripresa che si dilatano nel tempo e risultano sempre piuincerte.Questi interventi sembrano guidati dalla mera necessita di risolvere un problema contingente,ma in assenza di una visione di lungo periodo.

Quello a cui stiamo assistendo sembra ancora unavolta un gioco-forza tra paesi periferici e core (Germania in particolare) dove ciascuno punta aperseguire i propri interessi invece che un interesse comune.Ma qual e l’obiettivo dell’Europa? L’intenzione e puramente quella di avere una moneta unica,o c’e la volonta di creare un’unione che sia anche politica, sociale e di intenti? Per come si sonoevolute le cose dallo scoppio della crisi ad oggi, nell’Eurozona stanno emergendo tutte le falle di un sistema che ha cercato di cambiare la sua struttura (definendo una moneta unica che facilitasse gli scambi intra-area e che permettesse ai paesi europei di competere con il dollaro elo yen come valuta di riferimento) senza pero cambiare i contenuti.

images_55Cosi oggi si sconta l’assenza di un progetto unitario che doveva essere posto a monte del processo di unificazione monetaria. Affinche questo avvenga, occorre l’impegno di tutti. Paesi periferici come Cipro non dovrebbero adottare comportamenti poco fair, consentendo al proprio sistema bancario di gon”arsi inmodo spropositato, beneficiando dello status di centro offshore. Sarebbe quindi necessario definire una regolamentazione comune, che imponga criteri unici e piu stringenti ai sistemi bancari dell’Eurozona, per impedire che quanto successo a Cipro si ripeta in futuro anche altrove. Al tempo stesso paesi core come la Germania non dovrebbero assumere un atteggiamento antagonista, rimanendo rigidi sulle proprie posizioni per paura di scontare gli errori altrui.L’ipotesi di un’ Unione Bancaria puo considerarsi un primo passo in questo senso, ma risultera effettivamente tale solo se vi sara una condivisione degli obiettivi, che permettano di trovare soluzioni adatte a paesi cosi eterogenei quali sono i membri dell’area Euro. I tempi per la suaattuazione saranno comunque molto lunghi.La strada per il risanamento dell’Europa non e l’austerita “scale, deve invece passare attraverso il”ripensare l’Europa”.

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