SVILUPPO-Senato: prosegue l’esame dell’Aula

ENTI LOCALI-Senato: ok nuovo testo con Imu/Chiesa

4 dicembre 2012 Comments (0) Dalla home page

SALVA ILVA-In vigore: rinvio in C. costituzionale?

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto legge sull’Ilva di Taranto, su “disposizioni urgenti a tutela della salute, dell’ambiente e dei livelli di occupazione in caso di crisi di stabilimenti industriali di interesse strategico nazionale” nel testo trasmesso dalla Presidenza del Consiglio. Il decreto prevede che il ministro dell’Ambiente “puo autorizzare, in sede di riesame dell’autorizzazione integrata ambientale, la prosecuzione dell’attivita produttiva per un periodo di tempo determinato non superiore a 36 mesi”. L’indicazione temporale e una novita rispetto al testo originario del Governo, in cui non si faceva riferimento a scadenze.

Il testo e stato gia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 282 di ieri, 3 dicembre 2012, data anche di entrata in vigore del decreto. Tuttavia il decreto e sotto esame da parte della procura di Taranto che sta valutando se chiedere al giudice che sia proposta una questione di legittimita costituzionale del decreto legge o se sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in relazione allo stesso decreto. L’occasione potrebbe essere gia l’udienza davanti al tribunale del Riesame del 6 dicembre, che pero forse e troppo ravvicinata. Intanto, i legali dell’Ilva hanno depositato alla Procura di Taranto una istanza con la quale chiedono l’esecuzione di quanto contenuto nel decreto legge entrato in vigore il 3 dicembre, consentendo all’azienda di rientrare in possesso degli impianti sequestrati. Intanto, Il gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco ha rigettato l’istanza di revoca degli arresti in carcere di Girolamo Archina’, l’ex responsabile delle pubbliche relazioni dell’Ilva arrestato il 26 novembre con le accuse di corruzione in atti giudiziari, associazione a delinquere e falso, nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte pressioni che sarebbero state esercitate dall’azienda, suo tramite, per ammorbidire i controlli e ottenere autorizzazioni ambientali favorevoli.

All’Ilva ci sono reparti che sono stati fermati lunedi 26 novembre e che adesso, alla luce del decreto legge si accingono a ripartire. Fra questi la finitura nastri e il tubificio Erw. Ed e previsto un incontro fra azienda e sindacati per discutere della cassa integrazione per crisi di mercato che l’Ilva ha chiesto gia da giorni per 2mila persone sempre dell’area a freddo. Questa cassa e gia di fatto partitasenza accordo col sindacato. Le lettere di cassa integrazione sono state consegnate manualmente dall’Ilva a chi ieri era in fabbrica e spedite a tutti gli altri. Prima di questa cassa integrazione, che sara ordinaria e durera 13 mesi, l’Ilva aveva fatto ricorso alle ferie forzate. Infine sta diminuendo la cassa integrazione che l’Ilva ha attivato dal 28 novembre a seguito dei danni impiantistici provocati nello stabilimento dal tornado: dei 1031 messi in cassa, fra cui quelli delle acciaierie e dell’area portuale, restano attualmente in cassa per inagibilita degli impianti e delle postazioni di lavoro, poco meno di 500 lavoratori.

Il ministro dell’ambiente Clini – grato al presidente Napolitano per la “grande attenzione con cui ha valutato” il decreto – ha spiegato che nella stesura finale il testo “estende a tutte le imprese di interesse strategico nazionale con piu di 200 addetti, gli impegni al disinquinamento compresi il ricorso a sanzioni (fino al 10% del fatturato) e l’adozione di provvedimenti di amministrazione straordinaria in caso di inadempienza”, e “rappresenta non solo una risposta responsabile all’emergenza innescata dalla situazione dell’Ilva, ma indica una via replicabile in analoghi casi ove si ravvisino gravi violazioni ambientali e condizioni di pericolo per la salute pubblica”.

“Il decreto – si legge nella nota del Ministero dell’Ambiente – ora rafforza il ruolo dell’autorizzazione integrata ambientale e dei piani di risanamento delle grandi industrie, a cominciare dall’acciaieria Ilva di Taranto”. Il testo del decreto in cinque articoli emanato stasera prevede, fra l’altro, che l’azienda, con i vincoli indicati, sia autorizzata per 36 mesi alla prosecuzione dell’attivita produttiva nello stabilimento ed alla conseguente commercializzazione dei prodotti.

L’Aula della Camera esaminera il decreto legge sull’Ilva nella seconda meta di dicembre. E quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio che si e aggiornata per una nuova riunione nel corso della quale sara fissato l’iter dell’esame del testo.

Ma il ritiro del provvedimento viene chiesto da esponenti della Rete 28 Aprile Cgil, dell’Usb (Unione sindacale di base), dell’Associazione giuristi democratici, del Forum diritti/lavoro, da docenti universitari e da costituzionalisti. Tutti ritengono che il decreto debba essere sostituito, “come primo atto, dalla nazionalizzazione dell’Ilva”. Secondo i firmatari dell’appello, “il decreto con cui il Governo ha autorizzato la produzione all’Ilva di Taranto viola il diritto alla salute, i diritti del lavoro e la Costituzione. Per due anni si continuera a produrre in condizioni di continuo attentato alla salute e alla vita dei lavoratori e dei cittadini, ribaltando il principio costituzionale che prima si risana e si mette in sicurezza e poi si produce”. Tutto questo, osservano, si realizza “scavalcando un atto dovuto della magistratura e cedendo ai ricatti di una azienda criminalmente latitante”. Ma “un’altra strada – e detto nell’appello – e possibile e giusta: espropriare Riva e pretendere il risarcimento di tutti i danni e il finanziamento degli investimenti necessari; affidare al potere pubblico con un reale potere di controllo dei lavoratori a cui dovra essere garantito il reddito, la gestione del risanamento e di un piano industriale di ripresa produttiva”.

Il “comitato donne per Taranto” chiede alla Procura ionica di “sollevare il conflitto di attribuzione e di non dissequestrare gli impianti che provocano malattia e morte”. Il Comitato in una nota ricorda che domani (dalle 10 alle 17) partecipera sotto la prefettura di Taranto, insieme ad altre associazioni, comitati e cittadini, “al sit-in di sostegno alla magistratura e di denuncia verso un governo che ci sta ‘uccidendo’ a norma di legge”. Secondo Rosella Balestra, portavoce del Comitato, “quanto sta accadendo ai danni della nostra vita, della nostra salute, della nostra economia non puo piu essere ignorato. Nessuno di noi si sente tutelato dalla proprieta Ilva, ma nemmeno da politici e amministratori, da governo e controllori”. Anche il Wwf Italia esprime “forti preoccupazioni”. L’allarme dell’associazione ambientalista nasce “non solo perche si e generato un conflitto tra poteri dello Stato, che indebolisce la forza delle istituzioni e favorisce quella degli inquinatori”, ma “soprattutto perche sulla base di questo precedente si sta consolidando una normativa che scardina tutte le norme di garanzia sulla salute e sull’ambiente conquistate negli ultimi anni” afferma Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia, che commenta cosi i contenuti del cosiddetto secreto Salva-Ilva pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.