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12 aprile 2016 Comments Off on APPALTI-Nuovo Codice: Galassi, per le pmi molti gli aspetti da rivedere Dalla home page

APPALTI-Nuovo Codice: Galassi, per le pmi molti gli aspetti da rivedere

Pmi poco soddisfatte del nuovo Codice degli Appalti pubblici. Se, infatti, viene messo in soffitta, dopo 10 anni il Dlgs. 163/2006, modificato oltre 600 volte, con una media di una modifica a settimana, per le piccole e medie imprese associate ad A.P.I., ci sono ancora troppi punti interrogativi, legati anche ai tempi di attuazione del nuovo Codice; sono infatti previsti oltre 50 provvedimenti attuativi, fra decreti ministeriali e linee guida dell’ANAC.

«Per le pmi costituiscono passi importanti l’obbligo di divisione degli appalti in lotti più piccoli e il pagamento diretto dei subappaltatori – spiega Paolo Galassi, presidente di A.P.I. -. È molto positivo, inoltre, che la bozza del Codice preveda che la sanzione dovuta in caso di domanda incompleta debba essere versata dall’impresa partecipante solo qualora questa decida di procedere alla regolarizzazione e nell’iter della gara. In generale, però, la normativa non è stata affatto semplificata ed è ancora oscura in più punti. Basti pensare, per esempio, al fatto che manca un elenco preciso dei vizi della domanda/offerta che comportano direttamente l’esclusione della gara. Dunque non è difficile immaginare che la palla passerà alla magistratura, con la consueta incertezza per gli operatori economici, che invece da tempo chiedono certezze sulle regole e sui tempi».

Insomma, per le piccole e medie imprese il Codice non è tutto da buttare, ma bisognerà comunque vederlo alla prova dei fatti.

Diverse però le occasioni mancate dal nuovo Codice, e sulle quali le pmi facevano grande affidamento.

«Per A.P.I. non sono state mantenute tre promesse importanti – conclude Galassi -: il chilometro zero, ossia i punteggi premiali per chi si presenta alla gara dicendo che ricorrerà a imprese locali, la possibilità di partecipare ad appalti di lavori fino a un milione di euro senza SOA, la possibilità di integrare eventuali carenze documentali senza un esborso economico. Insomma, molti gli aspetti da rivedere prima dell’ok definitivo. Auspichiamo che il Governo proceda a una revisione, anche a seguito del recente parere del Consiglio di Stato».

 

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