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21 marzo 2013 Comments (0) Approfondimenti

AMBIENTE-Incendi: Ispra, nel 2012 perso +20% di boschi

Nell’ultimo decennio gli incendi hanno distrutto in media 40mila ettari l’anno di foreste italiane, causando – tra gli altri danni – l’accumulo in atmosfera di circa 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni singolo anno, pari allo 0,4 % delle emissioni totali nazionali di gas-serra. Nel solo 2012, a causa dei roghi, sono andati persi 46mila ettari di bosco, il 20% in piu rispetto al 2011. A livello regionale, e la Puglia (la regione meno forestata d’Italia) il territorio italiano con la maggiore superficie boschiva percorsa dal fuoco (oltre 6 mila ettari). Nonostante tutto superficie forestale italiana, che ammonta a circa 10 milioni di ettari (dati dell’Inventario Forestale Nazionale), continua la sua graduale espansione: dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi e’ pressoche’ raddoppiata.

A fornire il quadro della situazione forestale italiana e l’Ispra che, in occasione della Giornata Mondiale delle Foreste (21 marzo 2013) indetta per la prima volta dall’Onu, accende i riflettori sugli incendi che si confermano la principale causa non solo di distruzione del patrimonio boschivo, ma anche di deterioramento del suolo, degradazione ecologica, perdita di produzioni legnose e non legnose, disordine idrogeologico, emissioni di sostanze tossiche e di gas serra e distruzione della fauna. E’ un fenomeno destinato a diventare sempre piu grave, sia in termini di danno ambientale, a canadair-feucausa dei cambiamenti climatici in corso, sia in termini economici con costi crescenti per la collettivita.

Uno studio dell’Ispra, condotto nell’ambito del progetto Ue ‘Proforbiomed’, stima infatti che dalle foreste nazionali (dal taglio di legna dei boschi cedui, dalla raccolta dei residui della cura e dei tagli delle fustaie, dal taglio di legna e dai filari) si possano generare 3 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti di tep l’anno, (tonnellate equivalenti di petrolio, ossia la quantita di energia che viene fornita da una tonnellata di petrolio greggio) pari all’1,7% del consumo primario di energia, attualmente pari a circa 170 milioni di Tep.

Al secondo posto delle cause di degradazione, i cambiamenti climatici: numerosi studi dimostrano che l’aumento delle temperature medio e la riduzione delle precipitazioni in periodi estivi stanno alterando significativamente i processi fisiologici, la fotosintesi e la crescita delle piante e la biodiversita forestale. Altri importanti fattori di disturbo sono l’ozono, particolarmente dannoso per le fincendio-boschivo-dolosooreste della Lombardia e delle pinete che si affacciano sul Tirreno e la diffusione di specie esotiche a scapito di specie native (in particolare Robinia, Ailanto, e Ciliegio americano).

Un segnale positivo e rappresentato dalla nascita di forme di collaborazione pubblico-privato per la promozione di una gestione forestale consapevole.

Tra cui la certificazione forestale, un processo volontario che porta all’emissione di un certificato attestante che le forme di gestione di un determinato bosco o territorio rispondano a specifici requisiti di tutela ambientale, di equita sociale e di efficienza economica. Ad oggi, circa il 10% della superficie forestale nazionale ha ottenuto la certificazione di ”gestione forestale responsabile”.

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