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22 settembre 2017 Comments Off on AMBIENTE-Dai cambiamenti climatici al water grabbing: un seminario a Milano per comunicare le nuove sfide dell’acqua Dalla home page

AMBIENTE-Dai cambiamenti climatici al water grabbing: un seminario a Milano per comunicare le nuove sfide dell’acqua

Siccità, inquinamento da microplastiche, “bombe d’acqua”, water grabbing e diritto all’acqua: mai come negli ultimi mesi l’acqua è stata al centro dei fatti di cronaca nazionale e internazionale. Anche in Italia, dove gli effetti dei cambiamenti climatici stanno imponendo sfide sempre più urgenti per il settore idrico. Sfide di cui si è parlato ieri,21 settembre,, a Milano, in un seminario organizzato da Fast, la federazione delle associazioni scientifiche e tecniche, e dall’Unione giornalisti italiani scientifici, in collaborazione con Gruppo CAP, e destinato in particolare ai giornalisti. Lo scopo: illustrare le relazioni e le interdipendenze tra acqua, energia, ambiente e sviluppo sostenibile, per contribuire a fornire fonti di informazione autorevoli e qualificate al mondo della comunicazione, anche raccontando alcuni dei progetti più significativi avviati nel Milanese da Gruppo CAP.

Il seminario “Le sfide per l’acqua in chiave di adattamento ai cambiamenti climatici” è stato introdotto da Alberto Pieri, segretario generale FAST, e si è aperto con l’intervento di Michele Falcone, direttore generale di Gruppo CAP, che ha sottolineato il caleidoscopio di connessioni che legano l’acqua al settore industriale, al mondo agricolo, al tessuto sociale e alle sfide ambientali.

Riccardo Pravettoni, geografo, cartografo e reporter italiano “trapiantato” a Parigi, uno degli autori dell’atlante “Watergrabbing – an atlas of water”, ha esposto invece una panoramica mondiale sul fenomeno dell’accaparramento delle risorse idriche che in diverse zone del pianeta continua a compromettere il diritto umano all’acqua. Proprio sul diritto di avere accesso ad acqua potabile di qualità si è concentrato Enrico Veschetti, del reparto Qualità dell’acqua e salute dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha fornito il quadro legislativo ma anche una panoramica delle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica per garantire la qualità di ciò che esce dai rubinetti nel nostro paese.

Gian Battista Bischetti, professore associato nel settore di idraulica agraria dell’Università Statale di Milano, ha spiegato le ricerche messe in campo dal mondo accademico per affrontare l’intensificarsi delle cosiddette “bombe d’acqua”: proprio la Statale di Milano con Gruppo CAP sta gestendo il progetto Flood Hide, che si propone di recuperare il reticolo idrico minore, progettato dai Cistercensi nel Medioevo, per raccogliere l’acqua in eccesso e riutilizzarla in agricoltura.

“Non si butta via niente: esempi concreti per recuperare energia dal ciclo idrico” è stato l’oggetto dell’intervento conclusivo di Andrea Lanuzza: il direttore gestione fognatura e depurazione di Gruppo CAP  ha sottolineato quello che ancora fino a pochi anni fa era un concetto semisconosciuto, ovvero il water-energy-food nexus, la stretta interdipendenza tra la gestione dell’acqua, il comparto dell’energia e la produzione di cibo. Proprio il nesso tra acqua ed energia sta alla base della #Waterevolution di Gruppo CAP, il programma con cui l’azienda idrica sta lavorando per trasformare i propri depuratori in vere e proprie bioraffinerie, in grado di recuperare energia e nutrienti dal ciclo idrico, in chiave di economia circolare e sostenibilità.

Perché, come ha segnalato Pravettoni riportando una citazione dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, “Dobbiamo connettere i punti tra cambiamento climatico, scarsità d’acqua, carenze energetiche, salute globale, sicurezza alimentare, legittimazione delle donne. La soluzione di un problema deve essere la soluzione per tutti i problemi”.

 

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