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27 maggio 2010 Comments (0) Dalla home page

AGRICOLTURA – Riso: garantire la tracciabilità in etichetta

Con l’obiettivo di evitare speculazioni sul mercato del riso, di cui l’Italia con 238.460 ettari coltivati, e il primo produttore in Europa, il deputato del Pd, Luigi Bobba, ha rivolto un’interrogazione al ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, per chiedere l’introduzione obbligatoria in etichetta dell’indicazione dell’origine territoriale del riso e di effettuare le analisi delle caratteristiche qualitative e sanitarie sulle produzioni importate, oltreche di pubblicare i dati relativi alle importazioni, al fine di garantire la tracciabilita delle produzioni e revisionare l’attivita borsistica delle Camere di commercio. Inoltre, secondo il deputato sarebbe necessario “creare i presupposti per giungere al piu presto ad accordi di filiera che tengano conto dei reali costi di produzione, della qualita e dei metodi di coltivazione e creare le condizioni affinche venga utilizzato riso locale presso le mense scolastiche, ospedali ed in generale nella ristorazione collettiva pubblica” oltre che “al fine di promuovere il prodotto Made in Italy” studiare una serie di promozioni come “estendere il diritto allo spazio scaffale per i prodotti della filiera agricola italiana, attraverso azioni mirate nei confronti della Grande distribuzione organizzata” e, parallelamente, attuare una “programmazione che permetta le coltivazioni e le varieta in funzione delle reali richieste del mercato”.

Infatti, “il mercato del riso negli ultimi tre anni ha subito oscillazioni di prezzo non indifferenti, in grado di mettere in crisi le imprese risicole e le piccole e medie riserie artigianali, in quanto non si possono fare programmazioni nel medio lungo periodo”, tanto piu che”l’intero mercato risicolo oggi e gestito da intermediari mediatori i quali percepiscono una percentuale pari a 0.30 cent al quintale dal produttore e 0.45 cent dal trasformatore, come si evince dalle bolle di vendita”. Non solo, “ad oggi non si conoscono i dati ne sulle importazione ne sulla tipologia, ne sulle caratteristiche sanitarie del riso che viene importato” e “non sono noti i dati reali sui consumi e di conseguenza quali siano le preferenze del mercato in modo da poter coltivare la varieta piu richiesta, nonostante esista l’ente a cio preposto, ovvero l’Ente nazionale risi” . Quindi, in assenza di un appropriato disciplinare di etichettatura e tracciabilita del riso, il consumatore “spesso non conosce ne l’origine ne la varieta del prodotto che acquista”.

La necessita di tutelare sia il riso italiano, sia i consumatori, deriva proprio dall’essere l’Italia il primo produttore europeo: in particolare il Piemonte, dove la coltivazione del riso riguarda 121.600 ettari (nella sola provincia di Vercelli ne vengono coltivati 74mila ed in quella di Biella 4mila), eppure negli ultimi mesi i prezzi di alcune varieta di riso da esportazione o da insalate come Lido, Loto, Balilla, Selenio, Gladio, sono diminuiti drasticamente attestandosi sotto il costo di produzione. Una situazione controversa perche pur essendo le importazioni diminuite del 12% e le esportazioni aumentate del 13%, i tre gruppi leader del settore, quali Gallo, Scotti ed Euricom, che trasformano il 70% del prodotto, sostengono che le cause siano dovute alla crisi economica mondiale e alla diminuzione dei consumi, nonostante abbiano aumentato i costi del prodotto al consumatore di circa il doppio rispetto alla pasta.

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