Addio all'Assegno di Inclusione: stop al sussidio, chi perde tutto

Dal 2026 cambia il welfare italiano: criteri più rigidi per accedere ai nuovi sostegni, focus su inclusione lavorativa e sociale, rischio esclusione per migliaia di famiglie.

Con l’avvicinarsi del nuovo anno, importanti novità riguardano il panorama delle misure di sostegno al reddito in Italia. Dal primo gennaio 2026, infatti, è previsto l’addio all’Assegno di Inclusione, sussidio che ha rappresentato un punto di riferimento per molte famiglie in difficoltà.

Il Governo ha confermato lo stop a questa forma di assistenza economica, aprendo così un nuovo capitolo nella politica sociale nazionale. Ma chi sono i soggetti che perderanno completamente questo aiuto e quali sono le alternative previste?

Stop all’Assegno di Inclusione: cosa cambia dal 2026

L’Assegno di Inclusione (AdI), introdotto come misura di supporto per nuclei familiari in condizioni di povertà assoluta o con persone in difficoltà, cesserà di esistere a partire dal 1° gennaio 2026. La decisione, annunciata ufficialmente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rientra in una più ampia riforma degli strumenti assistenziali che punta a razionalizzare e ottimizzare le risorse destinate al welfare.

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Assegno di inclusione novità – Impresamia.com

Questa misura, che negli ultimi anni ha garantito un sostegno reddituale a decine di migliaia di famiglie italiane, sarà progressivamente sostituita da un nuovo sistema integrato di assistenza, che mira a favorire una maggiore inclusione sociale e lavorativa, oltre a un maggiore controllo sull’effettiva necessità del beneficio.

Con la cessazione dell’Assegno di Inclusione, perderanno il sussidio tutte le famiglie che non riusciranno a rientrare nei criteri più stringenti del nuovo sistema di sostegno. In particolare, non avranno più diritto al beneficio:

  • Le famiglie con un reddito superiore alla nuova soglia stabilita dalla riforma, che è più restrittiva rispetto alle precedenti;
  • I nuclei familiari che, pur avendo beneficiato dell’AdI, non risultano attivamente coinvolti in percorsi di inclusione sociale o formazione professionale;
  • Coloro che non si adegueranno agli obblighi di attivazione lavorativa previsti dal nuovo modello.

È importante sottolineare che la nuova normativa introduce un approccio maggiormente orientato alla reinserimento lavorativo e sociale, con controlli più severi e sanzioni per chi non rispetta gli impegni previsti. Tale cambio di rotta mira a ridurre il fenomeno della dipendenza dal sussidio e a promuovere l’autonomia delle persone in difficoltà.

Per attenuare l’impatto della cancellazione dell’Assegno di Inclusione, il Governo ha previsto una serie di misure alternative e complementari, che si affiancheranno al nuovo sistema di welfare. Tra queste spiccano:

  • Il potenziamento del Reddito di Cittadinanza, che sarà riformato per migliorare l’efficacia dei percorsi di inclusione lavorativa e sociale;
  • L’introduzione di nuovi bonus e contributi mirati a favorire l’accesso ai servizi essenziali, come affitto, utenze e spese sanitarie;
  • L’ampliamento dei programmi di formazione professionale, rivolti in particolare a giovani e disoccupati di lunga durata, per facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro;
  • Incentivi alle imprese che assumono persone svantaggiate o appartenenti a categorie protette.

Questi interventi puntano a creare un sistema più organico e sostenibile, in grado di offrire non solo un sostegno economico temporaneo, ma anche reali opportunità di crescita e autonomia per le famiglie più vulnerabili.

La fine dell’Assegno di Inclusione rappresenta dunque una svolta significativa nel welfare italiano, con la prospettiva di orientare le politiche sociali verso un modello più dinamico e inclusivo. Tuttavia, la sfida principale resta quella di garantire che nessuno resti escluso dalla rete di protezione sociale, soprattutto in un contesto economico ancora segnato da incertezze e difficoltà.

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