La discussione sulle pensioni a 62 anni continua a tenere banco nel dibattito pubblico e politico italiano.
Nonostante le riforme e le modifiche normative succedutesi negli ultimi anni, il tema dell’uscita anticipata dal lavoro con 62 anni di età resta centrale, con importanti novità per quanto riguarda requisiti, calcolo e importi. Nel frattempo, figure di spicco del panorama politico e sindacale, come l’ex ministro Cesare Damiano, continuano a intervenire per orientare il confronto su pensioni e welfare.
Le misure attuali e il contesto normativo
Dal 2019 in poi, la soglia dei 62 anni ha rappresentato un punto di riferimento nel sistema previdenziale italiano, grazie all’introduzione di misure come la Quota 100 e, successivamente, la Quota 102 e la Quota 103. Quest’ultima, attualmente in vigore fino al 31 dicembre 2025, consente l’accesso alla pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi. Tuttavia, la bozza della legge di Bilancio 2026 non prevede la proroga di questa misura, sebbene siano in corso tentativi parlamentari per evitarne la cessazione.
La Quota 103 ha introdotto alcune novità significative rispetto agli anni precedenti. Tra queste, la pensione viene calcolata esclusivamente con il metodo contributivo, che penalizza chi avrebbe invece diritto al calcolo misto (parte retributivo e parte contributivo). Inoltre, viene stabilito un tetto massimo all’importo pensionistico fruibile fino al raggiungimento dei 67 anni, fissato a quattro volte il trattamento minimo (circa 2.400 euro lordi mensili). Questo limite implica che, anche se teoricamente spettasse una pensione superiore, il beneficiario dovrà attendere l’età di vecchiaia per percepire l’intero importo.

La pensione anticipata con 62 anni e 41 anni di contributi viene calcolata sommando i contributi versati, rivalutati annualmente in base all’inflazione, e applicando un coefficiente di trasformazione che decresce all’aumentare dell’anticipo. A 62 anni, questo coefficiente è meno favorevole rispetto a chi raggiunge l’età pensionabile più tardi, comportando una riduzione dell’importo mensile.
Le penalizzazioni sono quindi doppie:
– dovute al metodo di calcolo contributivo, che tende a ridurre la pensione rispetto al sistema misto;
– dovute al tetto massimo previsto fino a 67 anni.
È importante sottolineare che il diritto alla pensione anticipata con Quota 103 è subordinato alla cessazione del rapporto di lavoro e non è cumulabile con redditi da lavoro, salvo casi eccezionali come il lavoro autonomo occasionale fino a 5.000 euro lordi annui.
Le novità legislative e il ruolo di Cesare Damiano
Nel 2024 e nel 2025 è ancora possibile usufruire della pensione anticipata flessibile, introdotta dalla legge di Bilancio 2024, che consente ai lavoratori dipendenti e autonomi di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi. La decorrenza del trattamento pensionistico avviene dopo una finestra mobile di 7 o 9 mesi, a seconda del settore di appartenenza.
L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, noto per la sua lunga esperienza politica e sindacale, continua a essere una voce autorevole nel campo delle politiche previdenziali e del lavoro. Nel novembre 2025 ha sottolineato l’importanza di detassare gli aumenti salariali previsti dal rinnovo del contratto dei metalmeccanici, evidenziando la necessità di una legge di Bilancio che sostenga la crescita economica e il welfare. Damiano ha inoltre curato numerose analisi e report sul mercato del lavoro e la cassa integrazione, mettendo in luce le criticità del settore manifatturiero e la necessità di un confronto costruttivo tra Stato e parti sociali.
Negli ultimi anni, la sostenibilità del sistema previdenziale italiano è stata messa alla prova da fattori strutturali come l’invecchiamento della popolazione, la riduzione delle nascite e la precarizzazione del lavoro. Questi elementi hanno spinto il legislatore a introdurre meccanismi di adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, confermati fino al 2026 con un’età di vecchiaia fissata a 67 anni.
Il sistema attuale prevede:
– la pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi;
– la pensione anticipata ordinaria con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini (41 anni e 10 mesi per le donne);
– misure di flessibilità e deroghe per categorie specifiche (lavoratori usuranti, precoci, donne).