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Essere al contatto con la natura , gustare a pieno la vita contadina ricca di valori e tradizioni attraverso le stagioni dell’anno, fanno di questo Borgo un museo di vita contadina. Oggi quasi unico in Italia. Per tutti quelli che, stanchi della vita stressata delle grandi città, vogliono gustare a pieno aria pura, quasi incontaminata, e nello stesso tempo vivere in un modo semplice e “gustoso”, consigliamo Fagagna.
In questo posto, sono ancora in uso le vecchie tradizioni antiche , Cjase Cocel un museo di vita contadina, sicuramente tra i più importanti in regione. La sua caratteristica è quella di offrire un autentico percorso storico negli ambienti della vita contadina friulana, rivivendo non solo i riti del passato, ma anche quelli del presente, infatti, ieri come oggi, le tradizione continuano ad essere un modo di vita quotidiano. Chiaramente come tutte le tradizioni che si rispettano raggiungono il massimo del loro apprezzamento nei giorni di festa, simbolici in base al ciclo delle stagioni. Riti pagani se vogliamo, ma il ringraziamento per il raccolto rimane una delle feste più diffusa per chi ama e vive la terra, come la giornata della trebbiatura,la festa della zucca, la fucinea del fabbro come l'osteria o la latteria di un tempo. Queste ricorrenze aiutano a riscoprire la ricchezza e la pienezza di gesti quotidiani radicati nella tradizione della millenaria società contadina friulana a Fagagna come in tanti altri luoghi del Friuli.
Un po’ di storia
L'etimologia del nome Fagagna è incerta; potrebbe derivare in maniera del tutto naturale da fagus, in latino faggio. Sembra che in passato numerosi boschi di faggio ricoprivano un tempo questa zona.
Sicuramente anche nei primi secoli quando i romani fecero la loro comparsa in queste colline tracciando la via che collegava Julia Concordia alla Mansio ad Silanos (Artegna) e prendendo possesso di queste terre costruendo un primo insediamento abitativo sotto la guida della familia Fannìa, dalla quale forse a dato il nome al paese.
L'origine storica di Fagagna sembra sia da far risale in età romana, documentata dai ritrovamenti archeologici dell'epigrafe della Gens Fanii, che ora si trova nella pieve di S. Maria Assunta (rinvenuta all'inizio del cinquecento), e da due cippi miliari che indicano la distanza di XXXIII e XXXIIII miglia da Concordia, il tutto databile ai primi secoli dopo Cristo.
Sembra che Fagagna non fosse stata popolata prima del I sec. d.C. e che il decollo economico sia avvenuto in epoca augustea, in seguito al tracciato di un'importante strada romana.
In effetti, Fagagna era attraversata dalla via Concordia - Ad Silanos, inaugurata nel 2/1 a. C., che collegava Concordia con la via Julia Augusta che da Aquileia portava al valico alpino di Monte Croce Carnico.
Il percorso della strada era segnato a ogni miglio (1482 m.) da un cippo miliare che recava l'indicazione dell'anno di costruzione o di restauro e la distanza da Concordia. Presso la Chiesa di S. Leonardo di Fagagna esisteva il miliare che segnava XXXIII miglio (ora nel Museo Civico di Udine). Dalla località denominata "la Brunelde" proviene invece l'altro miliare che segnava il XXXIIII
miglio (ora a Colloredo di M.A.). Quest'ultimo cippo si colloca esattamente tra quello ritrovato presso S. Leonardo e l'altro, il XXXV miglio, ubicato nelle vicinanze dell'ingresso del castello di Pers.
Altri sono i reperti archeologici ritrovati sul territorio di Fagagna che documentano la colonizzazione romana durante i primi secoli dell'impero.
Significativa è il frammento di una stele parte di monumento funerario, che si trova murata nella parete settentrionale della chiesa di Madonna di Tavella a Madrisio di Fagagna. Larga m. 0,72, la stele raffigura due busti, ora alquanto rovinate dagli agenti atmosferici, sormontate da un fastigio rettangolare da cui sporge un timpano triangolare con al centro un fiore quadripetalo. La parte inferiore, spezzata, è andata perduta. L'analisi del monumento suggerisce una datazione entro la prima metà del I sec. d.C.
Altri interessanti ritrovamenti sono stati effettuati nella zona conosciuta con il nome di "sepolcreto della Brunelde", localizzata lungo la strada romana che collegava Concordia al frequentato nodo Ad Silanos.
Le prime informazioni sono da attribuire a Gerolamo Asquini, che già tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento aveva documentato alcuni ritrovamenti lasciando i disegni e le descrizioni di una moneta coniata dal magistrato P. Accoleio Lariscolo, (43 a.C.), e di un bronzetto di Apollo, alto circa 9 cm, che potrebbe provare la presenza di un larario domestico.
Recente è, invece, il ritrovamento di un altro bronzetto raffigurante Ercole da attribuire alla prima metà del I sec. a.C.
L'insediamento del territorio continuò anche dopo la caduta dell'Impero romano e l'arrivo dei longobardi (568) i cui ricordi sono però troppo esigui; del successivo periodo di dominazione franca (dal 776) manca qualsiasi traccia.
Con il diploma emanato da Ottone II di Sassonia l'11 giugno 983 Fagagna entra, finalmente, nella storia scritta. Il sovrano del Sacro Romano Impero concedeva alla Chiesa di Aquileia, e per essa al Patriarca Rodoaldo, il possesso del Castello di Fagagna con tutti i diritti sul territorio e relativi abitanti in un raggio di tre miglia.
E' probabile che solamente nell'VIII secolo il colle del castello fosse stato scelto per un insediamento fortificato, poiché più idoneo alla sua difesa e perché punto di osservazione di un più ampio territorio. Tale ipotesi si basa sulla dedica a S. Michele Arcangelo della piccola chiesa col campanile a vela che ancora oggi si può vedere nel recinto superiore del castello: il santo era, infatti, il protettore della monarchia longobarda, che allora reggeva il ducato del Friuli.
La donazione, assieme ai castelli di Buia, S. Margherita del Gruagno, Udine e Braitan (presso Pozzuolo), rappresenta uno degli atti più significativi della politica con cui gli imperatori favorirono l'affermarsi in Friuli del potere temporale dei patriarchi d'Aquileia, ai quali demandarono il compito di ridare alla regione, devastata dalle incursioni degli Ungari, un nuovo assetto politico e militare. Castello dunque di diretto dominio patriarcale, con una torre e un palatium sempre aperto ai saltuari soggiorni del suo signore, che talora riunì qui anche il Parlamento della Patria.
La Chiesa Aquileiese governò a mezzo di gastaldi e capitani che avevano il compito di amministrare la giustizia e riscuotere gli affitti sui terreni della Curia patriarcale. Alla prima metà del duecento, sotto il patriarcato di Bertoldo di Andechs o di Merania, risale la costituzione dell'abitanza, tipica istituzione medievale in cui i feudi nel castello e fuori di esso venivano concessi ai vassalli (gli abitatori) con l'obbligo di abitare, mantenere e difendere la proprietà del patriarca. Le loro case, costruite tra il XIII e il XIV sec. in un ampio terrazzamento del colle subito sotto il castello più antico, ne costituirono un ampliamento - il borgo - recinto da una seconda cerchia muraria. Questa aveva tre porte fortificate a guisa di torri: quella di Carnia che immetteva verso nord nell'abitato di Paludo, quella di Sinagoga, l'unica ancora rimasta, per la quale si scendeva alla cortina di S. Giacomo e all'abitato di Sacavan, e quella di Riu rivolta a levate e all'omonimo abitato. La prima e l'ultima erano dotate di ponte levatoio.
Al secolo medesimo risale un drammatico episodio, peraltro tipico dell'epoca, che ebbe ripercussioni per Fagagna fino ai giorni nostri.
Nel 1250 Rainardo, preposito di San Pietro in Carnia, e Rizzardo, pievano di Fagagna, nobili del castello, vi introdussero con il tradimento le truppe e alzarono le insegne di Ezzelino da Romano, signore della Marca Trevigiana e di parte della Lombardia e avversario del patriarca, che già due anni prima aveva tentato di assalire il castello.
Quando i nemici si ritirarono, il patriarca Bertoldo di Merania calcò la mano sui due traditori, che vennero privati dei loro uffici e Rizzardo scomunicato. Inoltre l'8 luglio, per rappresaglia, il patriarca unì la pieve fagagnese al Capitolo di Cividale.;
Il 7 aprile 1304 il castello venne espugnato dal conte di Gorizia, in guerra col patriarca. Una nuova occupazione del fortilizio avvenne nel 1313, ancora a opera del conte per beghe contro Ottobono Razzi patriarca.
Preoccupato delle mire espansionistiche di Enrico duca di Carinzia, nel 1328 il patriarca Pagano della Torre provvide a rinsaldare le difese di Fagagna, ma l'anno successivo il conte di Gorizia, alleato e parente del duca, occupava egualmente il castello. In questo periodo (prima metà del XIV sec.) i signori di Fagagna, antichi giurisdicenti, per ragioni imprecisate, vennero privati del feudo e i loro beni confiscati. Si trasferirono a Udine dove nel 1350 ottennero la cittadinanza e in seguito mutarono cognome.
Quello stesso anno, il 6 giugno, nella piana della Richinvelda, Carlevario di Fagagna venne fatto prigioniero dai congiurati che assalirono e uccisero il patriarca Bertrando di San Genesio. Rimase in carcere a Spilimbergo fino all'anno seguente.
Una riprova del fatto che Fagagna era estranea alla congiura sta nell'assedio che portò Mainardo di Gorizia, capo della rivolta, alla conquista del castello, per perderlo dopo pochi giorni. Altri importanti fatti d'arme interessarono Fagagna nei cinquant'anni seguenti.
Dal 12 la 20 settembre 1361 i duchi d'Austria Rodolfo e Federico giunsero da Gorizia con 4000 cavalieri e, occupati Manzano e Buttrio, si portarono con eguale intenzione sotto Fagagna, che si salvò scendendo ai patti cui ritenne di aderire il patriarca Lodovico della Torre. L'ultimo assedio avvenne nel novembre 1411, quando l'esercito ungherese di re Sigismondo entrò in Friuli.
Fra numerose località prese e saccheggiate, anche Fagagna cedette, dopo una battaglia svoltasi nella pianura sottostante. Pochi anni dopo, il 3 giugno 1420, fece atto di dedizione alla Repubblica di San Marco, entrando a far parte, con tutto il Patriarcato di Aquileia, del Dominio di Terraferma della Serenissima.
L'ultima volta che si pensò di usare il castello come roccaforte militare fu nella seconda metà del '400, quando i fagagnesi, per il timore di incursioni turche, ripararono le mura ed acquistarono armamenti, ma fortunatamente i Turchi, che pure giunsero vicinissimi (bruciarono Moruzzo a pochi chilometri di distanza), non recarono danni al paese.
La storia successiva non registra ulteriori fatti di rilievo. Le famiglie dei giurisdicenti e dei nobili, e lo stesso gastaldo veneto, scesero nei borghi e vi costruirono o restaurarono le loro case, abbandonando il colle del castello, che andò progressivamente in rovina e venne quasi smantellato per reimpiegare le pietre in nuovi edifici, tra i quali il Palazzo della Comunità, costruito fra il 1490 e il 1505.
Fagagna, infatti, non era formata da un singolo agglomerato urbano, ma da cinque distinti villaggi, ciascuno con una propria vicinia: Palut, Sospia, Sacavan, Porta Frea e Riu, distribuiti in cerchio alla base del colle del castello.
Già durante l'ultimo cinquantennio del potere patriarcale (1370-1420) Fagagna raggiunse l'assetto di Libera Comunità, con diritto di voto nel Parlamento della Patria. Nel maggio 1437 il doge Francesco Foscari approvava gli antichi statuti riveduti dal prete Antonio Cerdone.
Essi prevedevano che la comunità fosse retta da un Consiglio di 12 membri, 4 nobili e 8 popolari, e dal Gastaldo che rappresentava l'alta autorità.
Dal 1454 le fu assegnato il privilegio del mero e misto imperio sulle ville dipendenti di Alnico, Campoformido, Ceresetto, Faugnacco, Lavia, Lazzacco, Santa Margherita, Martignacco, Torreano, Mazzanins, Modotto, Moruzzo, Nogaredo di Prato, Pagnacco, Plaino e Talazaia.
Tale ordinamento restò praticamente immutato fino alla caduta della Signoria nel 1797.
Negli ultimi due secoli del dominio veneto assistiamo a un lento inesorabile degrado di tutto il complesso castellano, ormai del tutto inutile come struttura militare, scomodo per la sua posizione arroccata in collina, abbandonato dagli ormai lontani successori degli antichi feudatari che si trasferirono nei borghi sottostanti. Alla caduta della Repubblica è il borgo Sacavan, l'attuale via Umberto I, che rappresenta il centro vitale del paese.
Come si raggiunge
In auto:
Da sud: A23 Palmanova-Tarvisio, uscita Udine Sud-Zugliano e a Passons S.S. 464 in direzione Spilimbergo (19 km). Da nord: A23 Tarvisio-Palmanova, uscita Udine Nord-Branco per la S.P. in direzione Pagnacco (11 km). Da ovest (Spilimbergo): S.S. 464 (18 Km).In treno:Stazione FS di Udine e servizio pullman di linea.
Altitudine
m 170–266 s.l.m.
Distanze in km
Padova 140, Trieste 67, Spilimbergo 20, Udine 15.
Abitanti
6080 (1750 nel borgo antico).
Informazioni turistiche
Municipio, piazza Unità d’Italia 3, tel. 0432 812111.
Pro Loco, piazza Unità d’Italia 8, tel. 0432 801864 .
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