Sempre per un simpatico fine settimana, proponiamo un altro borgo italiano, San Leo. Non lontano da San Marino e vicinissimo alla riviera romagnola, il borgo merita di essere visitato, oltre che per la sua bellezza e la sua storia, per il panorama stupendo che si può ammirare dalla cima della torre. Ideale per passare alcune ore in una atmosfera serena e rilassante.
San Leo
Alta quasi 600 metri, la rocca di San Leo si vede dalla vallata del Marecchia, se si vuole una vista migliore, quella che permette di vedere un panorama di boschi, picchi rocciosi e calanchi che si spingono fino al mare, allora bisogna salire nel borgo.
Il piccolo borgo è raccolto e compatto, ancora lastricato in pietra, il silenzio e gradevole, l’atmosfera molto rilassante. Eppure non si direbbe che a soli pochi chilometri dal frastuono di discoteche e locali della riviera romagnola si possa godere di una pace e soprattutto di una vista appagante. Siamo nel Montefeltro marchigiano, ma e come essere in Romagna. Incontriamo alcuni villeggianti che come noi, amano la scoperta dei borghi, e con passo tranquillo ci inoltriamo alla scoperta del borgo.
Il primo edificio che si affaccia davanti a noi è senza alcun dubbio uno dei più antichi, , la Pieve, che raccoglie intorno a sé il nucleo della città medievale. Leggendo una guida, scopriamo che fù costruita in epoca carolingia e rimodernata in età romanica, tutta in conci di pietra, la pieve sarebbe sorta tra VIII e X secolo nel luogo – sostiene la tradizione – dell’originaria celletta in cui San Leone si ritirava in preghiera. L’interno è a pianta basilicale con tre navate separate da pilastri e colonne, innalzati con materiale di recupero di età romana; vi si ammira un ciborio del IX secolo. Proseguendo la nostra visita, scopriamo che accanto alla pieve nello stesso secolo, fu eretta la Cattedrale, consacrata al culto del Santo Leone.
La nostra guida riporta alcune nozioni molto interessanti. A partire dal 1173 (la data è scolpita sul pilastro di una navata) la cattedrale fu completamente rinnovata nelle forme romanico-lombarde in cui la ammiriamo oggi, e unita alla possente torre campanaria di probabile origine bizantina. Realizzata in pietra arenaria, la cattedrale come la pieve ricicla elementi di epoca romana (due colonne e i capitelli). Nel catino dell’abside centrale del presbiterio è conservato un Crocefisso del XIII secolo, mentre nella cripta le colonne hanno capitelli bizantini. Girando per il borgo, si ha l’idea di vivere ancora in epoche passate, tutto è armonioso, dalla cattedrale alla torre, si possono notare segni di un’architettura maestosa, ma allo stesso tempo gentile.
Continuando il nostro giro, arriviamo in piazza Dante Alighieri sempre con la nostra preziosa guida, leggiamo la storia dei palazzi che ci circondano: edifici civili, quali il Palazzo Della Rovere, residenza dei conti di Montefeltro e duchi di Urbino ora sede municipale, il Palazzo Nardini (XIII-XVI sec.), dove fu ospite San Francesco nel 1213, e il Palazzo Mediceo, costruito dai Della Rovere e rimodernato dai Medici (1517-21). Nella piazza c’è anche una chiesa , quella della Madonna di Loreto, circondata da altre abitazioni costruite fra il XIV e il XIX secolo. La rocca venne costruita fuori dal centro abitato per essere autonoma nelle strategie di difensive. Sempre dalla nostra guida,apprendiamo che il primitivo nucleo altomedioevale, in cui dal 961 al 963 il re d’Italia Berengario fu assediato da Ottone I di Germania, venne ampliato tra XIII e XIV secolo, quando i Malatesta riuscirono a sottrarre San Leo ai Montefeltro.
Il mastio medievale, difeso dalle quadrangolari torri malatestiane, fu completamente ridisegnato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini nel 1479 per volere di Federico da Montefeltro.
L’architetto escogitò la doppia cortina che congiunge i poderosi torrioni circolari e la munì del grande rivellino rivolto a sud, sotto il quale pose una casamatta. La nuova forma doveva consentire di rispondere al fuoco colpendo il nemico con tiri incrociati, da qualunque parte provenisse l’attacco. La fortezza fu protagonista di importanti vicende guerresche durante il periodo rinascimentale, che alimentarono la fama della sua inespugnabilità. Con la devoluzione del ducato di Urbino allo Stato Pontificio (1631), la rocca perse il suo scopo militare e fu adattata a carcere. Nel 1788, poiché le carceri della fortezza erano molto insalubri, il governo pontificio incaricò l’architetto Giuseppe Valadier di apportare all’intera struttura le necessarie migliorie. Dal 1791 e fino alla morte avvenuta nel 1795, vi fu rinchiuso il conte di Cagliostro, uno dei più enigmatici avventurieri dell’età dei Lumi. Il carcere fu utilizzato anche per molti patrioti antipapalini.
Il borgo prende nome da San Leone che, giunto insieme a San Marino dalle coste della Dalmazia, avrebbe evangelizzato la zona diventandone il primo vescovo. Il monte su cui poggia San Leo e che dà nome all’intero territorio, il Montefeltro, deriverebbe dal latino Mons Feretri, in quanto, secondo la tradizione, l’attuale luogo della cattedrale di San Leo sarebbe stato occupato da un tempio a dedicato Giove Feretrio.
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