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23 maggio 2012 Comments (0) News

UE – Parlamento: fermo no alle pratiche commerciali sleali della Cina

In una risoluzione adottata oggi, mercoledi 23 maggio, il Parlamento invita l’Unione europea ad agire unita contro la concorrenza sleale della Cina e per ripristinare l’equilibrio negli scambi commerciali. Il primo passo dovrebbe essere quello di ottenere un quadro chiaro della penetrazione cinese nelle economie europee, con la creazione di un organismo preposto al controllo degli investimenti cinesi nelle imprese europee e degli acquisti di debito sovrano europeo. “Desideriamo il riequilibrio delle relazioni commerciali con la Cina, per un nuovo partenariato – ha dichiarato prima della votazione l’eurodeputata francese Marielle de Sarnez, autrice della risoluzione – “dobbiamo proteggere le aziende europee da problemi quali le barriere commerciali, la contraffazione e il dumping monetario”.

Nel testo adottato per alzata di mano, i deputati hanno evidenziato l’enorme surplus commerciale della Cina (168 miliardi di euro nel 2010), ma anche i problemi incontrati dalle imprese europee che vogliono esportare in Cina oppure investire in tale paese, in modo particolare nel settore bancario, assicurativo e delle telecomunicazioni. A loro parere, un organismo di controllo dell’Unione europea, simile al “Review Board” degli Stati Uniti, sarebbe in grado di fornire una valutazione ex-ante degli investimenti strategici stranieri. I deputati invitano inoltre la Banca centrale europea a collaborare con gli Stati membri per individuare i detentori di debito sovrano nella zona euro.

Il Parlamento ha sottolineato i vantaggi di cui gode la Cina, membro dell’Omc, grazie alla concorrenza sleale, raggirando le stesse regole dell’Omc per fornire alle sue imprese sovvenzioni statali sleali e crediti all’esportazione. Inoltre, la Cina blocca gli appalti pubblici delle imprese europee, nonostante l’Ue garantisca l’accesso al proprio mercato degli appalti pubblici delle imprese cinesi. I deputati invitano pertanto la Commissione a elaborare, se possibile entro quest’anno, uno strumento europeo volto a garantire reciprocita per quanto riguarda l’apertura dei mercati degli appalti pubblici.

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