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RECRUITING-Ricerca Cornerstone OnDemand: le nuove tendenze nella ricerca e mantenimento delle persone in azienda

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Di Franco Gementi, regional sales manager Italia Cornerstone OnDemand

Occuparsi di recruiting oggi è molto diverso rispetto a qualche anno fa. Le aspettative di candidati e organizzazioni sono cambiate profondamente, e così è cambiato il modo in cui i reclutatori devono operare per soddisfare tali aspettative. Il fattore determinante di questi cambiamenti è stata la tecnologia, che ha rivoluzionato l’attività delle aziende e il modo in cui le persone ora interagiscono online.

Grazie agli strumenti digitali, il recruiting sta diventando sempre più dinamico e veloce; basti pensare che siamo passati dalla semplice pubblicazione degli annunci di lavoro a mezzo carta stampata all’utilizzo del job posting su siti aziendali nel giro di pochissimi anni. L’evoluzione ha portato poi all’utilizzo dei siti di selezione del personale con annunci di posizioni aperte fino ad arrivare ai social network.

Oggi, l’avvento di strumenti per il recruitment sempre più affini all’era del web 2.0, come il mobile recruiting e l’utilizzo dei codici QR, permette di raggiungere una platea molto vasta di possibili candidati, ampliando sempre più le possibilità di trovare il candidato che meglio aderisce al profilo ricercato.

 

I candidati: nuove caratteristiche

A cambiare in questi anni sono state anche le aspettative dei candidati. La generazione dei Millennial in particolare, che conterà per il 75% entro il 2025, entra nel mondo del lavoro con un bagaglio culturale e personale diverso da quello dei colleghi più anziani: sono digitali nativi, flessibili, hanno ritmi di vita diversi e tendono sempre più a unire lavoro e vita privata. I giovani lavoratori condividono con le generazioni che li hanno preceduti il medesimo desiderio di stabilità familiare ed economica, ma non quello di stanzialità professionale: da un’indagine di Bloomberg emerge che il 57 per cento degli intervistati, pur essendo pienamente soddisfatto dell’impiego attuale, prevede di cambiarlo entro il 2020.

Un’altra indagine di Bain&Company[1], condotta nel 2013 su un campione di mille giovani italiani (più della metà al di sotto dei 24 anni), indicava che solo il 37 per cento degli intervistati pensava al posto fisso come obiettivo prioritario del proprio percorso professionale: gli altri preferivano un reddito alto, mansioni soddisfacenti, la possibilità di conciliare lavoro e vita personale.

Per trattenere i giovani talenti è dunque fondamentale per le aziende soddisfare la loro voglia di crescita, apprendimento, trasversalità. Con le loro nuove motivazioni possono rappresentare un fattore di crescita per le aziende.

 

L’importanza dell’Onboarding

Le aziende devono anche tenere presente che il processo di recruiting non termina con la firma del contratto: la fase di onboarding è fondamentale. Per molte organizzazioni, infatti, la qualità dell’esperienza iniziale di onboarding è il primo segnale della fidelizzazione dei dipendenti. Diversi studi dimostrano che circa nove assunzioni su dieci falliscono per lo scarso coinvolgimento – e non per la mancanza di skill – entro i primi 18 mesi. Per questo motivo, un processo di onboarding accuratamente pianificato e gestito può aiutare il nuovo collaboratore a integrarsi nel suo posto di lavoro attraverso la costruzione di una relazione soddisfacente basata su aspettative chiare e obiettivi condivisi, fornendogli adeguato supporto e comunicazione al fine di accompagnarlo a coinvolgersi in breve tempo e proattivamente nel sistema organizzativo.

 

Sfruttare la tecnologia

Utilizzare un sistema per la gestione dei candidati può rendere più efficace e produttivo il lavoro della funzione risorse umane. Grazie a questa tecnologia, infatti, è possibile inserire nella banca dati aziendale tutte le candidature che arrivano dai diversi canali: quelle di coloro che si propongono direttamente dal sito dell’azienda o dai siti specializzati, dai curricula dei potenziali candidati con i quali si è venuti in contatto, fino alle candidature dei dipendenti, che magari desiderano cambiare posizione.

 

 

Analisi predittive

Le analisi predittive consentono inoltre alle aziende di anticipare, con una certa sicurezza, cosa accadrà nel futuro così da pianificare e portare avanti strategie che supportino e migliorino il processo decisionale. Applicando le soluzioni di analisi predittive ai dati dell’azienda è possibile scoprire trend e associazioni non immediatamente visibili, oltre che sviluppare modelli per guidare le decisioni future, anche in ambito HR. Inoltre, analizzando i dati è possibile sapere quali potenziali candidati hanno più probabilità di successo nell’ambiente lavorativo o fornire metodologie per stimare le performance dei dipendenti. Costruire indicatori predittivi sul fronte HR, tuttavia, resta la grande sfida non ancora colta dalla maggior parte delle organizzazioni.

Va sottolineato che le HR analytics e le analisi predittive hanno l’obiettivo di offrire ai responsabili HR un maggior numero di informazioni, permettendo loro di prendere decisioni più ragionate, ma lasciando naturalmente la decisione finale nelle loro mani.

 

[1] Bain&Company: I giovani sfidano il futuro – Dall’impiego all’impegno

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