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Contrstare il commercio illegale di prodotti di pelletteria di scarso pregio e contraffatti

L'industria conciaria italiana, che è garanzia di eccellenza qualitativa, impiega circa 20mila addetti e sviluppa annualmente milioni di euro di fatturato, ma, seppure rinomato, il settore, oltre a subire gli effetti negativi della generale riduzione della domanda dovuta all'attuale crisi economica, sta attraversando un periodo di profonda difficoltà a causa del fenomeno sempre più esteso dell'invasione di prodotti contraffatti provenienti soprattutto dai Paesi asiatici. Prodotti connotati da costi di produzione decisamente molto convenienti e realizzati con materiali scadenti o privi dei necessari requisiti di sicurezza, hanno dei prezzi di vendita decisamente più bassi di quelli italiani. La difesa del Made in Italy e dei consumatori dal commercio illegale di prodotti di pelletteria di scarso pregio e contraffatti è il tema dell'interrogazione che la deputata del Pdl, Annagrazia Calabria (nella foto) ha rivolto ai ministri dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, dell'Interno, Roberto Maroni e delle Politiche europee, Andrea Ronchi per sapere se, al fine di tutelare e salvaguardare l'attività delle imprese conciarie italiane, dei lavoratori del settore e del relativo indotto, non ritengano opportuno favorire un'intensificazione dei controlli da parte di tutte le forze dell'ordine ed una ancor più incisiva azione sanzionatoria, al fine di indebolire e scoraggiare il fenomeno del commercio illegale di prodotti di pelletteria di scarso pregio e contraffatti, che, comunque, inducono in inganno il consumatore e danneggiano grandemente le imprese del nostro Paese e  se e quali iniziative possano essere assunte affinché l'Ufficio europeo per la lotta antifrode, nell'intento di tutelare gli interessi economici dei Paesi dell'Unione europea, possa contribuire ad intensificare il controllo del commercio illegale.
Nell'interrogazione la deputata ricorda che l'attestazione del Made in Italy indubbiamente conferisce al bene di consumo un alto valore aggiunto: scarpe, borse, giacche, divani e tutti i prodotti di pelletteria, acquisiscono una superiorità qualitativa se tutti i componenti con cui sono confezionati sono di origine italiana e tale requisito, unitamente al rispetto sia delle norme di sicurezza per i lavoratori e per i consumatori, sia dell'ambiente nel processo industriale, è sinonimo di garanzia di qualità che deve essere valorizzata anche al fine di garantire alle imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, il legittimo guadagno e la conseguente continuità lavorativa degli addetti.
Purtroppo - viene sottolineato dalla deputata - le frodi in questo settore avvengono non solo nella contraffazione del design, ma anche nella falsa dichiarazione di nazionalità dei manufatti e dei loro stessi componenti, che spesso risultano essere di scarsa qualità e che illecitamente vengono spacciati come prodotti italiani: l'incidenza di tale inganno nel costo di produzione si configura tra il 25 per cento e il 60 per cento, a danno dell'industria italiana e dei consumatori in primis, oltre che dell'immagine dei prodotti italiani che nel mondo rappresentano da sempre una creatività e una qualità indiscussa e molto ricercata. Si assiste purtroppo, ad un ancora insufficiente e incompleto controllo, se pur notevolmente migliorato rispetto al recente passato, del commercio abusivo di tali prodotti contraffatti anche se con l'approvazione della legge 23 luglio 2009, n. 99, il Governo italiano ha introdotto diversificate misure volte a rafforzare la tutela della proprietà industriale, del made in Italy e degli strumenti di lotta alla contraffazione. Non solo: disposizioni in materia di tutela del Made in Italy sono anche contenute nel decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, in corso di conversione e approvato in prima lettura dal Senato, che introduce una regolamentazione circa l'uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia, quali "100% Made in Italy" e simili, prevedendo una sanzione penale per l'uso indebito di tali indicazioni di vendita o di contrassegni o di figure che inducano alla medesima fallace convinzione.



 

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