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A rischio 28mila imprese operanti in Italia e circa 300mila addetti

Nelle ultime settimane sono arrivate sempre più numerose le richieste indirizzate al Governo da parte dei gestori degli stabilimenti balneari al fine di ottenere un intervento a tutela della categoria, in relazione alla necessità di trovare una risoluzione del problema costituito dal termine di adeguamento alla normativa comunitaria in materia di  rinnovo delle concessioni demaniali marittime per uso turistico ricreativo, fissato dall'Unione europea al 31 dicembre 2009. 
Questo l'argomento sollevato dai deputati dell'Unione di Centro Antonio Mereu e Gabriella Mondello nell'interrogazione del 16 novembre scorso rivolta ai ministri per il Turismo, Michela Vittoria Brambille e al ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto. L'Unione europea - ricordano i deputati - ha avviato in data 2 febbraio 2009, una procedura d'infrazione nei confronti del nostro Paese per l'adeguamento alla normativa europea in relazione al rinnovo delle concessioni demaniali marittime per uso turistico ricreativo: in virtù di una direttiva comunitaria del 2006, che prospetta infatti la realizzazione di un mercato interno di servizi altamente competitivi e dinamici sulla base del principio di libertà di stabilizzazione dei prestatori di servizi, viene messo in discussione l'articolo 37 del codice italiano della navigazione, che favorisce il rinnovo ripetuto delle concessioni balneari in questione a favore dei medesimi operatori.
Alla luce di quanto menzionato - si legge nell'interrogazione - e sostenuto dalla giurisprudenza amministrativa nei vari gradi di giudizio in diverse cause di impugnazione di provvedimenti regionali, adottati per cercare di ovviare alla problematica, le concessioni in questione non potranno più essere rinnovate automaticamente, non valendo più il diritto d'insistenza, ma anzi dovranno essere oggetto di un bando con procedure di evidenza pubblica a scadenza temporale. La questione è di notevole rilevanza in quanto pone l'incertezza sul futuro lavorativo dei gestori degli stabilimenti balneari e conseguentemente anche il problema della scarsa quantità di investimenti che da essi verranno attuati nel settore.
Il Governo italiano, in relazione alla vicenda, ha assunto - a detta dei due deputati - un atteggiamento di grave inoperatività e solo nelle ultime settimane ha cercato di avviare un tavolo di confronto con le associazioni di categoria, fortemente preoccupate per le ripercussioni che la vicenda provocherebbe sul loro operato, assumendo l'impegno primo luogo a farsi promotore verso l'Unione europea di una moratoria e in secondo luogo a predisporre un piano di riorganizzazione del settore che tenga conto delle indicazioni comunitarie; ad oggi tutto ciò però non si è ancora trasformato in atti pubblici evidenti.
E' necessario - sottolineano i deputati del'Udc - un intervento forte e chiaro per la risoluzione della problematica a sostegno di un settore primario della nostra economia, quello del turismo balneare, che stima ben 28mila imprese operanti nel territorio nazionale e circa 300mila addetti, che stanno vivendo un delicato momento di difficoltà economica aggravato dall'incertezza imprenditoriale futura, che coinvolge tra l'altro anche i settori dell'indotto, i quali registrano una brusca ripercussione sulle loro attività. Illustrata la problematica, i deputati chiedono ai ministri chiamati in causa se non si ritenga opportuno adottare in tempi rapidi le iniziative, anche di carattere normativo, idonee alla completa risoluzione della problematica esposta e a garantire una certezza lavorativa per il futuro agli operatori del settore turistico balneare.
 

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