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FISCO-Delega: cosa cambia. Obiettivo, crescita ed equità

14 ottobre 2012 Comments (0) Approfondimenti

IMPRESE-Produttività: contratti flessibili, orari più lunghi

Prevedere l’assegnazione di mansioni inferiori e la possibilita di incrementare i tempi di lavoro. Sono le due principali proposte che Confindustria, Abi, Rete Imprese Italia, Ania e Alleanza delle Cooperative hanno presentato ai sindacati nel corso dell’incontro sulla produttivita.

Le proposte contenute in un documento, soltanto illustrato ai sindacati ma non consegnato, che l’Asca e in grado di anticipare, prevedono la possibilita di modificare l’attuale disciplina delle mansioni. ”L’attuale disciplina delle mansioni (art. 2103 cod. civ.) – si legge – consente al datore di lavoro di assegnare al dipendente solo mansioni superiori o equivalenti a quelle precedentemente svolte ma il concetto di equivalenza e sottratto alla contrattazione collettiva ed e erificato dal Giudice. Le parti chiedono la modifica della vigente disciplina legale affinche affidi alla contrattazione collettiva, la possibilita di definire il concetto di equivalenza e di prevedere l’assegnazione a mansioni inferiori”.

Secondo i datori di lavoro, poi, Governo e Parlamento dovrebbero intervenire per modificare la normativa sui tempi di lavoro, perche – scrivono – ”la produttivita e determinata anche dalla possibilita di incrementare i tempi effettivi di lavoro”. Per banche e imprese, infatti, ”e opinione condivisa che si possa intervenire sulla disciplina di alcuni istituti, come quello relativo ai permessi a vario titolo concessi. In questa prospettiva le parti considerano altresi opportuno adottare forme piu stringenti di controllo, per evitare ogni possibile abuso”.

Altro fattore fondamentale e quello di incentivare l’azionariato dei dipendenti. I datori di lavoro ribadiscono la proposta di accrescere la partecipazione dei lavoratori all’impresa e ritengono ”utile, perfezionare il quadro di riferimento normativo per incentivare l’azionariato dei dipendenti o altre analoghe modalita’ adattabili alle diverse forme societarie, anche in forme collettive, adottando misure di fiscalita di vantaggio”. Per Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi, Ania e Alleanza delle Cooperative, ”la cultura della collaborazione fra imprese e lavoratori e favorita da un modello di relazioni industriali moderno, attento agli obiettivi generali dell’economia orientato alla competitivita’ delle imprese allo sviluppo dei territori ed al miglioramento delle qualita’ del lavoro”. Espressione di questa cultura – per i datori di lavoro – ”e anche il welfare contrattuale che nasce dalla contrattazione e dai sistemi di bilateralita’ e opera con effetti positivi sia per la collettivita’ che per i lavoratori che ne beneficiano. Conseguentemente le parti ritengono che i contributi che le imprese versano per gli istituti di welfare integrativo debbano beneficiare di un regime fiscale e contributivo di vantaggio”. Le parti datoriali ”ritengono, altresi’, necessario favorire la partecipazione economica ai risultati aziendali e per questo chiedono a Governo e Parlamento di adottare misure strutturali per la riduzione delle imposte e lo sgravio dei contributi sulla contrattazione di secondo livello aziendale o territoriale”.

Nel documento i datori di lavoro chiedono, soprattutto, ”l’impegno a promuovere, per via negoziale fra le parti firmatarie dei contratti nazionali di lavoro, forme di flessibilita’ contrattuale piu’ mirate alle esigenze degli specifici contesti produttivi, di quanto possano prevedere gli stessi contratti nazionali”. Per banche e imprese ”oltre a perseguire incrementi di produttivita, queste soluzioni contrattuali possono rappresentare, in alcuni casi, un’alternativa a processi di delocalizzazione, divenire un elemento importante di attrazione di nuovi investimenti anche dall’estero, concorrere alla gestione di situazioni di crisi per la salvaguardia dell’occupazione, concorrere alla salvaguardia e allo sviluppo delle attivita esistenti, allo start up di nuove imprese, al mantenimento della competitivita, contribuendo cosi anche allo sviluppo territoriale e alla coesione sociale”.

Per quanto riguarda il contratto di lavoro le parti datoriali sottolineano che esso deve ”perseguire la semplificazione normativa, il miglioramento organizzativo e gestionale, il superamento degli automatismi contrattuali, una chiara delega al secondo livello di contrattazione delle materie e delle modalita che possono incidere positivamente sulla crescita della produttivita deve rendere la dinamica degli effetti economici, definita entro i limiti fissati dai principi vigenti, coerente con le tendenze generali dell’economia, del mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale e gli andamenti specifici del settore; definisca condizioni e modalit° perche gli aumenti da essi derivanti vengano, in tutto o in parte, riconosciuti attraverso emolumenti collegati a incrementi di produttivita e redditivita, definiti dalla contrattazione di secondo livello che dovranno beneficiare di congrue e strutturali misure di detassazione e decontribuzione” e ”la contrattazione di secondo livello deve disciplinare, valorizzando i demandi della contrattazione collettiva interconfederale e nazionale o della legge, gli istituti contrattuali, che hanno come obiettivo quello di favorire la crescita della produttivita aziendale”.

Secondo le parti datoriali ”in questo sistema di regole la contrattazione di secondo livello, in particolare, e quella naturalmente volta a contribuire in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi di produttivita realizzando le necessarie condizioni per poter distribuire gli orari di lavoro nell’arco della settimana, del mese, dell’anno, in risposta alle esigenze dei mercati e adeguando, nel rispetto della vigente normativa di legge, la durata media e la durata massima settimanale degli orari di lavoro alle differenti esigenze produttive conciliandole con il rispetto dei diritti e delle esigenze delle persone” precisando che le parti intendono ”orientare la contrattazione collettiva, nelle diverse sedi, alla produzione di quel maggior valore aggiunto che possa poi essere distribuito fra i fattori che hanno contribuito a determinarlo”. I datori di lavoro propongono che ”per cogliere questi obiettivi le parti, salvo quanto definito in specifici comparti produttivi, consolidino un modello contrattuale nel quale il contratto collettivo nazionale di lavoro abbia la funzione di garantire i trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori, ovunque impiegati nel territorio nazionale, e la contrattazione di secondo livello, anche attraverso idonee politiche fiscali di vantaggio, abbia il compito di aumentare ulteriormente la crescita della produttivita’ correlando a tale aspetto le retribuzioni dei lavoratori”.

Per banche e imprese ”diviene, pertanto, essenziale definire compiutamente, attraverso specifiche intese, un sistema di relazioni sindacali e contrattuali regolato e, quindi, in grado di dare certezze non solo riguardo ai soggetti, ai tempi e ai contenuti della contrattazione collettiva ma anche sull’affidabilita’ ed il rispetto delle regole stabilite”. Per favorire questo processo per i datori di lavoro ”e necessario incrementare e rendere strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte ad incentivare la contrattazione di secondo livello che collega parte della retribuzione al raggiungimento di obiettivi di produttivita, di qualita, di redditivita, di efficacia, di innovazione, di efficienza organizzativa e altri elementi rilevanti ai fini del miglioramento della competitivita del sistema produttivo”.

Inoltre, la formazione professionale deve favorire la ricollocazione delle persone disoccupate: infatti, ”per il miglioramento della produttivita occorre un sistema scolastico e formativo che punti decisamente all’occupabilita delle persone, rilanci e valorizzi, arricchendola anche di contenuti nuovi, l’istruzione tecnico-professionale, valorizzi le competenze piuttosto che i titoli formali, metta al centro l’impresa e il lavoro”. E’, quindi, ”necessario realizzare un maggiore coordinamento tra il sistema della formazione pubblica e privata anche per favorire, nell’ambito di procedure di cassa integrazione guadagni o di mobilita’, accordi collettivi di tipo territoriale volti a favorire, attraverso tutte le sinergie possibili, la ricollocazione delle persone disoccupate”. In questa prospettiva, si legge nel documento, ”le parti sono convinte che un ruolo fondamentale possa essere svolto dai fondi interprofessionali per la formazione continua, che garantiscono l’aggiornamento delle competenze dei lavoratori per i quali auspicano la chiara affermazione per legge della loro natura privatistica”. Non solo. Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi, Ania e Alleanza delle Cooperative prpongono nel documento sulla produttivita l’incentivazione di forme di solidarieta intergenerazionali per i lavoratori piu vecchi. ”E’ volonta’ delle parti individuare soluzioni utili ad accompagnare l’applicazione della riforma pensionistica conciliando le esigenze delle imprese e quelle dei lavoratori piu anziani, privilegiando percorsi che agevolino la transizione dal lavoro alla pensione, creando nel contempo nuova occupazione in una logica di solidarieta intergenerazionale”. In questa prospettiva le parti ”chiedono la definizione di una cornice normativa che agevoli queste soluzioni attraverso la facilitazione del ricorso al contratto a part-time, l’anticipazione dei trattamenti pensionistici e, appunto, l’incentivazione di forme di solidarieta’ intergenerazionali”.

Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi, Ania e Alleanza delle Cooperative hanno annunciato nel documento che “e volonta delle parti firmatarie proporre al Governo l’istituzione di un osservatorio permanente sulle situazioni di crisi con la partecipazione del Ministero dello Sviluppo economico e del Ministero del Lavoro per considerare gli effetti della crisi sulla struttura industriale e sui livelli occupazionali” precisando che e ”opportuno definire linee guida operative per affrontare, anche di concerto con gli enti pubblici del territorio, i processi di ristrutturazione e le situazioni di crisi, individuando procedure e strumenti per attenuare le ricadute occupazionali della crisi e favorire la ricollocazione delle persone e la salvaguardia della capacita produttiva dei territori”.

Nel documento sulla produttivita, Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi, Ania e Alleanza delle Cooperative hanno richiesto ai sindacati un accordo sulla rappresentanza entro la fine dell’anno spiegando che ”le parti firmatarie dell’Accordo Interconfederale 28 giugno 2011, per dare effettivita a un sistema ordinato di relazioni industriali. si impegnano a definire un altrettanto ordinato sistema di regole sulla rappresentanza secondo i seguenti principi: entro il 31 dicembre 2012, la materia verra disciplinata, con accordo e regolamento integrativo, per consentire il rapido avvio della procedura per la misurazione della rappresentanza nei settori di applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, in attuazione dei principi contenuti nell’Accordo Interconfederale del 28 giugno 2011. Entro il 31 dicembre 2012, in diretta conseguenza della definizione delle procedure di cui al punto precedente, saranno definite, per i settori interessati, le modifiche da introdurre alla disciplina delle rappresentanze sindacali unitarie contenute nell’Accordo Interconfederale 20 dicembre 1993, per armonizzarle con le finalita fissate il 28 giugno 2011”. Per banche e imprese ”le intese dovranno, altresi prevedere disposizioni efficaci per garantire, nel rispetto dei principi concordati nell’Accordo Interconfederale 28 giugno 2011, l’effettivita delle intese sottoscritte, il rispetto delle clausole di tregua sindacale, di prevenzione e risoluzione delle controversie collettive, le eventuali regole per l’esercizio del diritto di sciopero, non escludendo meccanismi sanzionatori”.

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