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sacconiQuali sono state, in cifre, le conseguenze della crisi internazionale dell'ultimo biennio sulla realtà delle piccole e medie imprese?

Un interrogativo che ha spinto i deputati leghisti a formulare al ministro del  Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi, un'interrogazione a risposta immediata così illustrata mercoledì 17 marzo dal deputato Edoardo Rixi: "La Lega Nord ha sempre difeso questo tipo di imprese perché rappresentano la spina dorsale dell'economia italiana, in particolare delle Regioni del nord. In questo momento, quando apprendiamo che un'azienda sta per chiudere i battenti o che ci sono dei lavoratori che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, siamo molto preoccupati. Questa preoccupazione in momenti di crisi è dovuta anche alle difficoltà di trovare una nuova occupazione per potersi ricollocare nell'ambito della propria regione e della propria capacità professionale. Condividiamo quindi le scelte che finora ha fatto il Governo, il quale ha messo a disposizione, in accordo con le regioni, 8 miliardi nel biennio. Volevamo sapere quali sono i dati che ha il Ministero a proposito della cassa integrazione in deroga per le piccole e medie imprese per il 2011".

Il ministro Sacconi ha risposto che il Governo ha voluto "proteggere anche i dipendenti di quelle piccole imprese industriali o dei servizi che non fruiscono degli ammortizzatori sociali ordinari, quelli che sono a loro volta sostenuti dalla contribuzione dei lavoratori e degli imprenditori delle aziende industriali sopra i quindici dipendenti. Lo abbiamo fatto potenziando in misura straordinaria e senza precedenti quegli ammortizzatori sociali cosiddetti in deroga, nel senso che possono essere flessibilmente impiegati per i lavoratori di tutte le imprese che non fruiscono degli ammortizzatori tradizionalmente organizzati e strutturati". La stima, realizzata da Italia Lavoro per il 2009, è che hanno beneficiato degli ammortizzatori sociali in deroga 280mila lavoratori circa, appartenenti a 38mila imprese e l'80,7% di questa platea apparterrebbe ad imprese sotto i 15 dipendenti, perché per una parte questi ammortizzatori sociali cosiddetti in deroga sono utilizzati anche per i periodi vuoti dei lavoratori delle aziende maggiori che non fruiscono in quei periodi di ammortizzatori ordinari. La stima per il 2010 è più o meno corrispondente, anzi tendenzialmente in crescita quanto meno per numero di imprese che ragionevolmente potrebbero trovarsi in una condizione per cui i loro dipendenti saranno costretti all'inattività.

"Le risorse disponibili - ha spiegato Sacconi - sono sostanzialmente le stesse che abbiamo utilizzato nell'anno precedente. Come sapete gli ammortizzatori sociali in deroga sono alimentati in parte dal bilancio dello Stato e in parte dalle Regioni. Ne sono stati impegnati circa 2,2 miliardi, altrettanti sono disponibili nel corso di quest'anno oltre ad altri strumenti che sono disponibili per i lavoratori subordinati. Si arriva ad un totale, tra fondi delle Regioni e fondi del bilancio dello Stato, di 8 miliardi nel biennio che si aggiungono a quelle risorse stimate in 12 miliardi per anno, quindi in 24 per i due anni, che corrispondono invece agli ammortizzatori sociali ordinari. Si tratta di un totale di 32 miliardi di euro, che rappresentano una cifra senza precedenti, circa 60 mila miliardi di vecchie lire, destinati nel biennio 2009-2010 a proteggere il reddito". Il ministro ha aggiunto che "per il 2011 faremo la verifica dei residui, perché non è detto che le somme impegnate poi siano effettivamente erogate e nel quadro complessivo della finanza pubblica non mancheremo di proteggere ancora il reddito nell'anno prossimo, anche quello dei lavoratori delle piccole e medie imprese, che devono essere ugualmente protetti rispetto a quelli delle maggiori imprese che fruiscono degli ammortizzatori sociali ordinari".

Nella replica, il deputato Rixi ha ribadito che "come gruppo Lega Nord ribadiamo la nostra determinazione a pensare ad una riforma strutturale del settore, per garantire che questo tipo di ammortizzatori possano essere inseriti anche nei prossimi anni per salvaguardare i nostri lavoratori delle piccole e medie imprese. Lo ripeto: si tratta di aziende che per noi e per l'economia di questo Paese rappresentano una risorsa indispensabile; chi lavora in queste aziende ha il diritto di poter avere, anche in momenti di crisi economica e non solo in una fase come questa dovuta ad una crisi globalizzata, la tranquillità e la possibilità di assicurare un reddito alle proprie famiglie".

 

 

 

 

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