| AMBIENTE - Carbon tax: la pagherà chi consuma? |
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Secondo l'economista, le evidenze empiriche disponibili per i Paesi avanzati indicano che circa la metà delle emissioni di gas serra è riconducibile, direttamente o indirettamente, all'attività di consumo delle famiglie. Studi teorici mostrano che un Governo che si concentri sull'abbattimento delle emissioni inquinanti generate dall'attività di consumo piuttosto che di produzione raggiunge il suo obiettivo in maniera più efficiente, conseguendo un innalzamento complessivo del benessere sociale senza compromettere la competitività internazionale del sistema produttivo. In sintesi, è una specie di "carbon tax", come viene chiamata la tassa per penalizzare il consumo di beni legati al consumo di combustibili fossili, che invece di essere applicata sul produttore come avviene oggi con il sistema di scambio europeo (Ets) che assegna alle imprese un certo numero di quote per inquinare superato il quale devono acquistarne altre sul mercato europeo, va a colpire il consumatore che, indirettamente, favorisce le emissioni dei gas serra con le proprie scelte quotidiane. La ricerca, pubblicata sul sito della Banca d'Italia, include la possibilità che le imprese intraprendano anche un'attività di ricerca e sviluppo, oltre che di produzione. Analizzano le conseguenze dell'adozione unilaterale di una tassa sulle emissioni inquinanti generate dal consumo sugli scambi internazionali, sull'inquinamento e sul progresso tecnologico, in un modello di equilibrio economico generale con "due Paesi e crescita endogena", la Marconi dimostra che "una tassa proporzionale alle emissioni generate dal consumo di beni, sia prodotti all'interno sia importati, nel Paese più ricco, mercato di consumo più ampio, e la successiva ridistribuzione degli introiti ai consumatori produrrebbe effetti sui consumi, sui profitti e sulle ragioni di scambio tali da accelerare l'innovazione tecnologica in entrambi i Paesi, abbattere le emissioni inquinanti per unità di prodotto e migliorare il benessere complessivo dei due Paesi". Quindi, "incidendo sulle abitudini di consumo mediante interventi di tipo unilaterale, non penalizzanti per la competitività internazionale del Paese, i Governi possono generare meccanismi virtuosi a livello globale".
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Si profila all'orrizzonte 

