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211631932-17607927-57ff-4119-a1ba-e4d7a5fc70eeIn Italia nel 2010 il tasso di occupazione femminile è stato del 46,1%, tasso che al Sud scende al 30,5% e che in genere diminuisce all'aumentare del numero di figli. Inoltre, ha evidenziato l'Istat, è cresciuto il part time involontario tra le donne.

Inoltre, sono quarantacinquemila giovani occupate in meno nella media dei primi tre trimestri 2011. E' il dato esposto, nella sua relazione agli 'Stati generali sul lavoro delle donne in Italia', da Linda Laura Sabbadini, direttore del dipartimento Statistiche sociali e ambientali dell'Istat. Nel 2010 il tasso di occupazione femminile è stato del 46,1% nel nostro Paese, che si è così classificato ultimo in Europa, prima di Malta. Il lavoro femminile, in particolare, al Sud scende al 30,5% contro il 56,1% del Nord. "Il territorio più colpito dalla crisi -ha sottolineato la Sabbadini - è stato il Sud. Nel Mezzogiorno le donne occupate, come anche gli uomini, sono diminuiti molto di più che al Nord, e quindi le differenze tra le due parti del Paese continuano ad aumentare".

Tasso di occupazione femminile che in Italia il diminuisce all'aumentare del numero di figli, ha sottolineato il direttore del dipartimento Statistiche sociali e ambientali dell'Istat. Secondo i dati dell'Istat, infatti, il tasso di occupazione delle donne in coppia con un figlio è del 60% contro il 91,3% degli uomini nella stessa situazione, e diminuisce al 50,6% nel caso di due figli e crolla al 33,7% in caso di tre figli o più. La diminuzione che si evidenzia tra primo e secondo figlio avviene di più che nel resto d'Europa.

L'Istat ha fatto notare, inoltre, che "in Italia, con la crisi, è cresciuto il part time 'involontario' tra le donne, che non è quello che serve per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Noi abbiamo una quota di part time 'involontario ' che è doppia rispetto a quella europea, a fronte di una quota di part time che è più bassa di quella degli altri Paesi".

Secondo la Sabbadini "questo vuol dire che il nostro part time sta crescendo più come strumento di flessibilità dal lato delle imprese che non dal lato della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro per le donne e anche per gli uomini". Per il direttore dell'Istat ciò vuol dire che "c'è un peggioramento qualitativo del lavoro femminile".

La quota di donne inattive che "non cercano attivamente lavoro, ma sono subito disponibili a lavorare", in Italia, è quasi 4 volte più elevata che in Europa (16,6% rispetto al 4,4%). Sono "donne scoraggiate", ha affermato la Sabbadini. La distanza, secondo l'Istat, è ancora più forte in confronto ai principali Paesi europei.

 

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