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panda-operaioSono finiti i tempi in cui per sentirsi sicuri del proprio futuro professionale si cercava di venire assunti da una grande impresa. Oggi, in Italia, le grandi aziende non tirano più e vedono calare in maniera costante il numero dei propri dipendenti. Tra il 2005 e il 2010, nelle imprese italiane con almeno 500 dipendenti l'occupazione è calata più che nelle altre realtà economiche, con un netto accentuarsi del fenomeno a partire dal 2007 (da allora, le uscite superano di gran lunga le entrate).

Nel dettaglio, secondo i dati raccolti dall'Istat, quella che ha colpito le grandi imprese italiane può essere descritta come una vera e propria emorragia di posti da lavoro. Tra il 2005 e il 2010, nelle imprese italiane con almeno 500 dipendenti l'occupazione è calata del 2,9%.

Più che i lavoratori ad abbandonare le grandi imprese, però, è la grande impresa ad allontanare i lavoratori: negli ultimi anni, infatti, si sono ridotte le uscite spontanee, mentre sono cresciute quelle incentivate, passate dalla media del 9% per il periodo compreso tra il 2005 e il 2008 al 13,3% del 2009, per poi decrescere leggermente nel 2010 (12,1%).

Una crescita costante, invece, è quella evidenziata dai licenziamenti: nel 2008 rappresentavano il 5% del totale delle uscite; nel 2009 sono arrivati al 6,7% e nel 2010 hanno raggiunto quota 7,5%. Se licenziamenti e incentivi all'abbandono del posto del lavoro descrivono le dinamiche attraverso cui si è ridotto il numero di occupati nelle grandi imprese, la sottoscrizione di un contratto a progetto è il passo che, nella maggior parte dei casi, ha compiuto chi solo recentemente ha legato la propria carriera alle vicende di un'azienda italiana di grandi dimensioni. Secondo l'Istat, infatti, le assunzioni a tempo determinato rappresentano il 71,5% della media degli ingressi nelle aziende.
 
I tagli al personale hanno colpito gli operai più di altre categorie di lavoratori. Nell'industria, il saldo riguardante gli impiegati è positivo tra il 2005 e il 2008 e negativo nel 2009 e nel 2010; per gli operai e gli apprendisti, invece, si registrano valori negativi in tutto in quinquennio considerato, con un forte peggioramento a partire dal 2008.

 

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