| LIBERALIZZAZIONI-Tribunali imprese:i magistrati dal ministro |
|
|
|
Tweet me!| Dalla home page |
|
"Nel corso dell'incontro, la Giunta - si legge nella nota - ha affrontato le problematiche legate all'istituzione dei tribunali dell'impresa prevista dal decreto legge sulle liberalizzazioni. La Giunta dopo aver valutato con favore l'intento del legislatore di concentrare su un giudice specializzato controversie di particolare complessità, anche al fine di realizzare una velocizzazione delle procedure, ha tuttavia rappresentato al ministro alcune criticità del testo rispetto ai valori di 'specializzazione' e di 'accelerazione' delle controversie riguardanti le imprese che si intendono perseguire. Ecco le criticità esposte al ministro: 1. scelta di accentramento delle controversie solo sui dodici tribunali già sede delle "sezioni specializzate in materia di proprietà industriale ed intellettuale". Al riguardo, si è sottolineato il rischio di creare notevoli difficoltà per le imprese aventi sede in territori nei quali non è presente la sezione specializzata, come, per fare un esempio, alle imprese della Sardegna per le quali la competenza viene attribuita al tribunale di Roma. Di conseguenza, è stato rappresentato come sarebbe stato preferibile optare per la concentrazione delle controversie presso il tribunale capoluogo del distretto; 2. criteri di attribuzione della competenza. A tale proposito, si è evidenziata la discutibilità della scelta che finisce per "frastagliare" le competenze in materia societaria con riferimento alle dimensioni dell'impresa coinvolta, ma solo per alcune materie, e nemmeno le più importanti. Si è altresì rimarcato che tale criterio di attribuzione della competenza, oltre a essere fortemente opinabile, in quanto concentra sul tribunale specializzato controversie anche di scarsa importanza, escludendone invece altre sicuramente di maggior rilievo (come i procedimenti di volontaria giurisdizione), rischia di creare un complesso contenzioso preliminare sulla competenza (si pensi soltanto alle questioni legate al controllo societario), tale da provocare un rallentamento piuttosto che un'accelerazione dei relativi procedimenti; 3. adeguamento degli organici e delle risorse dei tribunali (o almeno di alcuni di essi) presso i quali verranno istituite le sezioni. Al riguardo, si è rilevato che la riforma non sembra avere valutato in modo sufficiente la consistenza qualitativa/numerica e la distrtbuzione sul territorio nazionale del contenzioso interessato dalla riforma con il rischio di sovraccaricare tali tribunali e di rallentare i tempi di definizione delle controversie. L'Anm ha formulato alcune proposte al fine di riflettere sull'opportunità di ripensare l'intervento: riprogettare formule di "distrettualizzazione" che riguardino la competenza territoriale in materia non solo societaria e di appalti pubblici, ma anche dei principali rapporti commerciali tra imprese; prevedere in corrispondenza a tali "spostamenti" di competenza - anche nella più ampia prospettiva della revisione della geografia giudiziaria - adeguate variazioni delle piante organiche dei magistrati e del personale amministrativo degli uffici giudiziari interessati dalla variazione dei flussi di contenzioso nonché la possibilità di organizzazione di quelli "specializzati" anche con formule dipartimentali raggruppanti più sezioni; investire sulla telematica giudiziaria al fine di realizzare maggiori benefici per il mercato e per le imprese come dimostrano i dati economici sugli effetti dell'introduzione del decreto ingiuntivo telematico e dell'informatizzazione delle procedure esecutive e concorsuali allo stato avviati in un numero limitatissimo di uffici. |














