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PMI-Debito: nuove regole inutili anche per le famiglie PDF Stampa E-mail
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timthumb_1Con il decreto legge n. 212/2011 ("Composizione delle crisi da indebitamento"), il legislatore intende regolamentare le situazioni debitorie delle famiglie e delle piccole imprese in difficoltà economiche, finora escluse dai procedimenti concorsuali riservati solo alle grandi imprese: nell'intento del legislatore, il decreto legge è stato scritto per permettere anche a questi soggetti la possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti che determini la finale "esdebitazione" del soggetto in crisi. Così ha commentato, in una nota, Agenzia Debiti SpA che ha spiegato come "detto in parole semplici, significa regolamentare lo strumento della rinegoziazione dei debiti per dar modo agli indebitati di ripagare il proprio debito attraverso un adeguato piano di rientro - si legge nella nota - di fatto, invece, queste norme introducono delle rigidità e formalismi che non portano alcun vantaggio ai debitori rispetto alle alternative già presenti nel panorama attuale, che sono i cosiddetti "accordi a saldo e stralcio" del debito. Questi ultimi vengono negoziati da pochi soggetti in Italia: tradizionalmente avvocati e commercialisti, o, ultimamente, dalle poche Debt Agencies presenti in Italia, tra cui la nostra, Agenzia Debiti SpA".

Le Debt Agencies sono nate proprio per colmare una lacuna nel panorama del credito, fortemente sbilanciato a favore dei soggetti forti - banche e finanziarie - lasciando in balia delle difficoltà economiche i soggetti più deboli, i debitori. Per questi ultimi, infatti, è particolarmente difficile risolvere i propri debiti senza una adeguata tutela ed assistenza da parte di soggetti specializzati in quanto, spesso, gli indebitati non sono neanche a conoscenza della possibilità di avvalersi di consulenti del debito che negozino per loro nome e conto i citati accordi a saldo e stralcio.

Ebbene, con la nuova normativa le famiglie in difficoltà potranno accedere alle procedure di mediazione guidate dagli "organismi di composizione della crisi", ovvero enti pubblici o privati iscritti alle Camere di Commercio e registrati presso il Ministero di Giustizia. In realtà, le nuove regole non vanno incontro alle difficoltà del debitore ma permettono solo di rinegoziare piani di rientro più lunghi, avallati dal giudice, per il pagamento del 100% del debito. Con in più l'aggravante di far sostenere ai soggetti indebitati ulteriori costi per la tutela ed assistenza davanti al giudice. È inoltre previsto che, qualora il debitore non riuscisse con i suoi beni a soddisfare i creditori, debbano intervenire soggetti terzi per l'integrazione.

Tale procedura ha come risultato solo l'allungamento dei tempi di rimborso del debito, senza di fatto poter mediare per il pagamento solo di una percentuale della massa debitoria, ovvero di quella parte del debito che effettivamente il debitore riesce a pagare attraverso le proprie risorse. Di fatto, è una Legge che tutela solo gli interessi dei creditori, tipicamente banche e finanziarie, tenendo conto che oltre il 75% dell'indebitamento delle famiglie è contratto proprio verso questi soggetti per mutui, prestiti personali e credito al consumo.

Noi di Agenzia Debiti, invece, utilizziamo la mediazione con lo scopo di giungere alla stipula di accordi a saldo e stralcio senza l'intervento del giudice e a totale vantaggio dei debitori. Il citato accordo mira, infatti, ad ottenere un piano di rientro (o a rinegoziarlo, se questo è già in corso) che tenga conto delle sue reali possibilità di ripagare il debito. A seconda delle situazioni e del tipo di prestito, gli Avvocati dei Debitori potranno arrivare anche chiudere il debito con uno sconto del 70%. Nei casi in cui il debitore non abbia uno stipendio fisso e non disponga di beni pignorabili o altri beni mobili e immobili in grado di ripagare il debito, il creditore non potrà fare altro che accontentarsi di una percentuale del debito che egli potrà pagare.

D'altronde, è anche responsabilità delle banche e finanziarie aver sovra-indebitato il cliente senza tener conto della sua reale capacità di restituzione, e non del consumatore, come sostiene il legislatore nel decreto, attribuendo al giudice la responsabilità di appurare se questi abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere. Una chiara attribuzione di responsabilità del sovra-indebitamento unicamente in capo al consumatore.

Insomma, questo decreto snatura quello che avrebbe dovuto essere l'obiettivo della normativa: permettere a famiglie e piccole imprese con difficoltà economiche di accedere a procedure che permettano di liberarsi con facilità dal debito. Invitando, invece, i soggetti con difficoltà a presentare domanda in Tribunale si annulla di fatto l'accesso a procedure stragiudiziali con l'aggravio di farsi carico di un ulteriore costo senza il vantaggio della riduzione del debito.

 

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