| IMPRESE - Unima: battere la crisi del pomodoro da industria |
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"Nella nostra regione - ha spiegato Licia Gambini, segretario della Federazione regionale Unima della Toscana - la coltivazione del pomodoro da industria è una delle attività più importanti svolte dagli agromeccanici, al punto di rappresentare in media tra il 20 e il 25% del fatturato annuale delle aziende che se ne occupano, per un volume di affari che si aggira intorno ai 2 milioni di euro per la sola operazione di raccolta e una capacità occupazionale di diverse migliaia di operatori. Il pronto intervento della giunta regionale e l'accordo raggiunto significano dunque la salvezza di diverse aziende e di migliaia di posti di lavoro". Auspicando che i risultati ottenuti dalle istituzioni toscane vengano replicati in tutte le aree del Paese interessate dal problema, Tassinari ha ribadito che "a livello nazionale e comunitario rimane indispensabile una regolamentazione seria dell'etichettatura. Altrettanto regolate - ha aggiunto ancora - devono essere le importazioni di derivati, come ad esempio il concentrato dalla Cina, che potranno anche essere economicamente vantaggiose, ma che spesso non danno la minima garanzia per la salute dei consumatori e sono, a mio avviso - ha poi concluso - un fenomeno osceno in un paese dagli alti livelli produttivi come l'Italia". |











Positive reazioni degli agromeccanici ai primi interventi messi in campo a livello nazionale e regionale, per risolvere la crisi del pomodoro da industria, settore in cui le imprese agromeccaniche intervengono massicciamente nelle diverse operazioni colturali con picchi che superano il 90% nella fase di raccolta. "Il mancato ritiro della produzione non sarebbe drammatico solo per gli agricoltori, ma anche per gli agromeccanici - ha dichiarato il 

