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LAVORO - Sacconi: accogliere l'appello di Benedetto XVI PDF Stampa E-mail
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Istituzioni ed imprese devono accogliere l'appello che  il Papa ha lanciato domenica scorsa al termine dell'Angelus. Lo ha affermato Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, in una nota, sottolineando che salvaguardare i posti di lavoro significa, per le istituzioni, "scoraggiare i licenziamenti, mettere a disposizione ammortizzatori sociali come la cassa integrazione e i contratti di solidarietà"  mentre per le imprese "esprimere quanto più quella responsabilità sociale che deve indurre a non compiere frettolose scelte di ridimensionamento occupazionale dopo aver avuto lunghi anni di utili e, magari, aiuti pubblici".

Le risorse per gli ammortizzatori sociali "hanno contenuto la disoccupazione - ha  ricordato Sacconi -  ben al di sotto della media europea consentendo a molte persone di rimanere agganciate alle loro imprese e di essere periodicamente richiamate in attività. Proprio gli strumenti italiani di protezione sociale dei rapporti di lavoro, che sono oggetto di apprezzamento da parte di molte istituzioni internazionali e di molti Paesi - ha aggiunto - hanno consentito di mantenere collegati al lavoro circa un milione di persone con la conseguente coesione sociale. Ora l'efficace investimento nelle competenze attraverso una formazione che formi serve a garantire la occupabilità".

Il ministro ha anche ribadito che "l'anno in corso ci riserva un quadro contraddittorio. Una ripresa selettiva del commercio globale che premia alcune aree geo-economiche, alcuni settori, alcune imprese. Ma i mercati finanziari mantengono elementi di instabilità e molte aziende alla lunga non sopravviveranno, altre si ristruttureranno e riorganizzeranno nella sfera globale". E sta proprio al management aziendale "spesso ben remunerato anche in tempo di crisi, esprimere autentica capacità di riprogettazione dei destini aziendali a misura delle persone perché il bene della persona costituisce il fine ultimo di ogni azione umana".

Domenica, affacciato su una piazza San Pietro in cui si notava lo striscione degli operai dell'Alcoa di Portovesme, Benedetto XVI aveva fatto un esplicito riferimento ai casi della Fiat di Termini Imerese e, appunto, dell'Alcoa di Portovesme dicendo che "la crisi economica sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro, e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti".

E sui casi di Fiat e di Alcoa, Sacconi ha dichiarato che "la grande trasformazione globale ha insegnato che la stessa ragion d'impresa non si misura mai nel breve periodo, così come l'impulso etico aiuta ad avere lungimiranza e intelligenza manageriale".

Per Benedetto XVI bisogna fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l'occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie. Ma cosa si sta facendo oltre la presa di posizione del ministro del Welfare? Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, venerdì scorso ha scritto al presidente e amministratore delegato dell'Alcoa, Klaus Kleinfeld chiedendo di continuare la produzione negli impianti italiani in Sardegna e di Fusina, nel veneziano, ma la multinazionale statunitense ha seri dubbi sul via libera comunitario al prezzo per l'energia (circa 30euro a MW/h) bloccato per tre anni, come stabilito dal Governo italiano con il decreto varato nel corso del Consiglio dei ministri il 22 gennaio che prevede elettricità meno cara per le grandi aziende energivore di Sicilia e Sardegna. Il no dell'Alcoa dipende dal timore di sanzioni da parte della Commissione europea per Aiuti di Stato. Infatti, Kleinfeld ha risposto al premier Brelusconi in una lettera che "la chiusura degli impianti italiani di Alcoa potrà essere rinviata solo con un'approvazione scritta della commissione europea". In particolare deve essere attestato che la soluzione proposta sull'abbattimento dei costi energetici' "è sicura e legale'' oppure ci deve essere una'' assicurazione scritta''. Intanto, i lavoratori dell'Alcoa continuano il presidio su Roma e martedì 2 febbraio sosterranno con la loro presenza l'incontro col Governo a Palazzo Chigi previsto per le 20.30.

Infine, per Termini Imerese, il Governo sta valutando sette proposte di riconversione industriale dell'impianto siciliano che la Fiat vuole chiudere a fine 2011 mentre gli operai sono tornati al lavoro dopo l'esito interlocutorio dell'incontro di venerdì scorso presso il Ministero dello Sviluppo economico, guidato da Claudio Scajola. Ma "gli aiuti pubblici alla Fiat devono essere mantenuti solo se si garantisce l'occupazione" ha ribadito il segretario generale della Cisl Bonanni. "Dare soldi senza neanche salvare posti di lavoro - ha sottolineato ancora - è una cosa irragionevole".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste del direttore

Convegno Unioncamere 05.07.2010

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