AMBIENTE-Ecoreati: testo ddl approvato dalla Camera

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1 dicembre 2014 Commenti disabilitati Approfondimenti

AMBIENTE-Ecoreati: altri ddl presentati in Senato

Sono stati presentati altri disegni di legge contro gli ecoreati che saranno esaminati congiuntamente a quello approvato dalla Camera.

Di seguito si riportano le sintesi dei provvedimenti presentati al Senato.

(1072) DE PETRIS. – Introduzione nel codice penale dei delitti contro l’ambiente ;
il disegno di legge n. 1072, che si propone di conseguire un salto di qualita nell’azione di prevenzione e repressione dei delitti contro l’ambiente.
In particolare, l’articolo 1 prevede l’introduzione, nel libro secondo del codice penale, del titolo VI-bis, rubricato «Dei delitti contro l’ambiente», costituito dagli articoli da 452-bis a 452-quaterdecies, recanti nuove fattispecie criminose che si sostanziano in articoli aggiuntivi.
L’articolo 452-bis, punisce chiunque illegittimamente immette nell’ambiente sostanze o energie cagionando o contribuendo a cagionare il pericolo concreto di una compromissione della qualita del suolo, del sottosuolo, delle acque, dell’aria, della biodiversita, della flora o della fauna selvatica.
L’articolo 452-ter punisce l’autore del fatto di cui all’articolo 452-bis se la compromissione si verifica. L’articolo 452-quater prevede che sia punito chiunque illegittimamente immette nell’ambiente sostanze o energie cagionando o contribuendo a cagionare un disastro ambientale.
L’articolo 452-quinquies sanziona condotte diverse da quelle di immissione, le quali, tuttavia, si connotano per la lesione del bene giuridico dell’ambiente.
L’articolo 452-sexies contiene due circostanze aggravanti, prevedendo che, nei casi previsti dagli articoli 452-bis, 452-ter, 452-quater e 452-quinquies, la pena sia aumentata di un terzo se la compromissione o il pericolo di compromissione dell’ambiente ha per oggetto aree naturali protette, soggette a vincoli di tutela o se deriva dall’immissione di radiazioni ionizzanti.
L’articolo 452-septies punisce chiunque illegittimamente, con una o piu operazioni, cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, tratta, abbandona o smaltisce quantitativi di rifiuti.
L’articolo 452-octies sanziona il traffico illecito e l’abbandono di materiale radioattivo o nucleare.
L’articolo 452-novies punisce le ecomafie ed e rivolto ad aggravare di un terzo le pene per l’associazione per delinquere (articolo 416 del codice penale) quando essa e diretta, anche in via non esclusiva o prevalente, allo scopo di commettere taluno dei reati di cui al nuovo titolo del codice.
L’articolo 452-decies prevede le sanzioni per chiunque, al fine di commettere taluno dei delitti previsti nel nuovo titolo, ovvero di conseguirne l’impunita, falsifica in tutto o in parte, materialmente o nel contenuto, la documentazione prescritta ovvero fa uso di documentazione falsa.
L’articolo 452-undecies reca le sanzioni nei confronti del titolare o del gestore di un impianto che, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stati dei luoghi, impedisce o intralcia l’attivita di controllo degli insediamenti da parte dei soggetti legittimati. L’articolo 452-duodecies prevede che, se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis, 452-ter, 452-quater, 452-quinquies, 452-septies e 452-octies e commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli siano diminuite di un terzo.
L’articolo 452-terdecies statuisce che la condanna per uno dei delitti previsti dagli articoli 452-bis, 452-ter, 452-quater, 452-quinquies, 452-septies e 452-octies comporta, per tutta la durata della pena principale, l’interdizione dai pubblici uffici, l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e l’incapacita di contrattare con la pubblica amministrazione. L’articolo 452-quaterdecies dispone che, in caso di condanna ovvero di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, il giudice ordina la bonifica, il recupero e, ove tecnicamente possibile, il ripristino dello stato dei luoghi, ponendone l’esecuzione a carico del condannato e dei soggetti di cui all’articolo 197. Il comma 2 dell’articolo 1 introduce nel libro secondo, titolo VIII, capo I, del codice penale, l’articolo 498-bis, il quale tutela il bene ambiente inteso in senso economico, punendo la condotta di chi offende le risorse ambientali in modo tale da pregiudicarne l’utilizzo da parte della collettivita, degli enti pubblici o di imprese di rilevante interesse.

L’articolo 2 reca modificazioni al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, introducendo l’articolo 25-quinquies.1.
Questa disposizione prevede, in relazione alla commissione di talune delle nuove figure di reato previste dal titolo VI-bis del libro secondo del codice penale sopra elencate, l’applicazione delle sanzioni pecuniarie.
L’articolo 3 prevede disposizioni integrative dell’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, recante norme in materia di confisca.

L’articolo 4 conferisce delega al Governo ad adottare, con i relativi principi e criteri direttivi, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo concernente il riordino, il coordinamento e l’integrazione delle disposizioni legislative concernenti gli illeciti penali e amministrativi in materia di difesa dell’ambiente e del territorio.
Entro due anni dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo, nel rispetto dei principi e criteri direttivi stabiliti dalla legge, il Governo potra inoltre emanare disposizioni integrative o correttive.
L’articolo 5 mira a sostituire il testo vigente del comma 5, della legge 8 luglio 1986, n. 349, concernente la legittimazione delle associazioni ambientaliste di cui all’articolo 13 della medesima legge e a promuovere l’azione di risarcimento del danno ambientale. L’articolo 6 definisce, infine, il termine di entrata in vigore del provvedimento.

(1283) DE POLI. – Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, nonche altre disposzioni in materia di delitti contro l’ambiente

il disegno di legge n. 1283, prevede l’introduzione, nel libro secondo del codice penale, del titolo VI-bis, relativo ai «delitti contro l’ambiente»; si introduce cosi una nozione assai ampia di «ambiente» mutuata dalle conclusioni assunte, nel corso delle legislature, dalle Commissioni parlamentari di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attivita illecite ad esso connesse.

Sono previste le fattispecie di «inquinamento ambientale» e di «traffico di rifiuti e di sostanze pericolose per l’ambiente»: in entrambi i casi sono previsti diversi stadi di aggressione al bene giuridico, con relativo aumento delle pene.

Anche la materia del reato associativo e organizzato trova risposta con l’introduzione del reato di «associazione per delinquere contro l’ambiente» e di una specifica aggravante per l’associazione di tipo mafioso di cui all’articolo 416-bis del codice penale, quando essa tende ad attivita nel campo ambientale.

Sono previsti incentivi premiali per il reo che ponga rimedio al pericolo o al danno cagionato ed il ravvedimento costituisce attenuante per le ipotesi di reato doloso ed estingue il reato per le ipotesi colpose.

Particolare enfasi e posta su due aspetti delle vicende connesse alla criminalita ambientale: le connivenze e le collusioni tra pubblici dipendenti e criminali «ambientali» e la responsabilita delle persone giuridiche in materia di reati ambientali.

Sul primo punto si prevede un’ipotesi specifica di delitto di «frode in materia ambientale», che punisce i comportamenti fraudolenti commessi, in particolare, attraverso la predisposizione e l’utilizzo di false dichiarazioni e attestazioni per accelerare o per concludere procedure amministrative in materia ambientale.

E altresi prevista una specifica ipotesi di aggravante per i reati di corruzione commessi al fine di realizzare reati ambientali. In materia di responsabilita degli Enti, si interviene sul decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231.

Con le garanzie del processo penale, possono essere applicate all’ente giuridico le sanzioni previste dall’articolo 9 del decreto legislativo n. 231:
l’interdizione dall’esercizio dell’attivita, la sospensione e la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito, il divieto di contrattazione con la pubblica amministrazione, l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o l’eventuale revoca dei provvedimenti gia concessi.

La disciplina vigente elenca i reati per i quali e possibile l’applicazione di tali misure interdittive e di sanzioni amministrative pecuniarie, tra i quali non rientrano i reati ambientali, nonostante la delega, contenuta nell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300, includesse tra i delitti suscettibili di addebito per illecito amministrativo all’ente anche i reati ambientali e quelli scaturenti dalla violazione alla normativa di tutela del territorio.

Pertanto, quella delega solo parzialmente attuata, puo oggi essere oggetto di applicazione attraverso il presente disegno di legge, introducendo la previsione di una specifica ipotesi nel citato decreto n. 231 del 2001, che contempli anche le principali ipotesi di reato ambientale.

A completamento dell’intervento previsto, si introducono regole processuali che comprendono la competenza delle direzioni distrettuali antimafia per le nuove ipotesi di reato associativo, considerato il tendenziale collegamento tra ipotesi di reato ambientale e associazioni criminali di tipo mafioso, che prevedono un rafforzamento del sistema di cautela, personale e reale.

L’articolo 3 introduce nuove regole in materia di confisca, anche per equivalente, di esecuzione in danno, di sequestro preventivo, anche estendendo il campo di applicazione del citato articolo 12-sexies del decreto-legge n. 306 del 1992, e di obbligatorieta dell’arresto in flagranza.
Sono, infine, oggetto di abrogazione alcune disposizioni del decreto legislativo n. 152 del 2006, che prevedono ipotesi contravvenzionali coincidenti, in tutto o in parte, con le nuove ipotesi delittuose introdotte nell’ordinamento.

(11)Felice Casson (PD) Introduzione del titolo VI-bis nel libro secondo del codice penale e ulteriori disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente

Il presente disegno di legge si propone di dare attuazione alla decisione quadro 2003/80/GAI in materia di tutela penale dell’ambiente, adottata il 27 gennaio 2003 dal Consiglio dell’Unione europea.

All’articolo 2 del citato strumento giuridico viene imposto agli Stati membri di adottare i provvedimenti necessari per rendere perseguibili penalmente, in virtu del proprio diritto interno, i reati intenzionali, ossia dolosi, cioe le condotte volontariamente lesive dell’ambiente e della salute umana.

D’altra parte l’ambiente costituisce ormai uno dei temi centrali dell’Unione allargata. Nel Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, firmato a Roma il 29 ottobre 2004 e ratificato ai sensi della legge 7 aprile 2005, n. 57, all’articolo I-3 si affermava:

«L’Unione si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata ( … ), su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualita dell’ambiente».

Tale affermazione e ora riproposta all’articolo l del Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 e ratificato ai sensi della legge 2 agosto 2008, n. 130.

La presente iniziativa legislativa si inserisce, a livello nazionale, nel percorso riformatore che sta coinvolgendo l’articolo 9 della Costituzione e che introduce, in via esplicita, l’ambiente fra i beni meritevoli di tutela nella Carta fondamentale.

Molteplici sono i fattori che rendono, allo stato attuale, di scarsa efficacia e di modesta dissuasivita la protezione prestata dal nostro sistema penale all’ambiente.

In primo luogo l’assenza di un intervento-quadro, che disciplini armonicamente la materia; inoltre, la maggior parte delle sanzioni e di tipo contravvenzionale, il che significa termini di prescrizione brevi, cioe estinzione della pretesa punitiva in tempi modesti, impossibilita di fare ricorso a strumenti investigativi penetranti (dal codice processuale riservati unicamente ai delitti), ovvero di anticipare la tutela sanzionatoria con misure cautelari reali (incidenti sui mezzi produttivi del danno o sul patrimonio) o personali (restrittive della liberta personale), anche di tipo interdittivo.

Con il disegno di legge in oggetto si intende inserire la tutela dell’ambiente nella disciplina codicistica, all’interno del catalogo dei beni di rilevanza fondamentale e costituzionale, introducendo con l’articolo 1 il titolo VI-bis nel libro secondo del codice penale.

Il rapporto di accessorieta della sanzione penale rispetto al diritto amministrativo ambientale rende consigliabile — allo scopo di evitare l’introduzione di una nozione di «ambiente» che finirebbe per avere contenuto assai incerto e quindi per essere esposta ad oscillazioni interpretative — costruire le ipotesi delittuose secondo lo schema delle norme penali in bianco.

Si tratta di qualificare come delitti le condotte di dolosa trasgressione di vincoli normativi gia esistenti, purche siano posti da atti aventi forza di legge, attualmente in vigore, presidiati con sanzioni di tipo contravvenzionale o amministrativo.

A tale logica risponde la proposta di introduzione della disposizione di cui all’articolo 452-bis del codice penale. Peraltro, l’adozione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in attuazione della delega per la riforma della materia ambientale, contenuta nella legge 15 dicembre 2004, n. 308, contribuisce ad una migliore definizione dei confini delle norme, in ossequio ai principi di legalita e di tassativita della norma penale.

Si manifesta, poi, l’opportunita, al fine di rendere seriamente efficace e dissuasivo il precetto penale, di strutturare le fattispecie incriminatrici in funzione della progressivita dell’aggressione al bene giuridico tutelato, contemplando dapprima ipotesi base di pericolo astratto (per le quali, cioe, la mera violazione intenzionale di prescrizioni di carattere amministrativo comporta la presunzione di messa in pericolo del bene tutelato) e poi successive ipotesi di pericolo concreto e di danno, con trattamento sanzionatorio appositamente modulato, sino alla fattispecie del disastro ambientale.

Appare anche opportuno introdurre la specifica clausola che rende inapplicabile il bilanciamento tra le circostanze attenuanti e le aggravanti (settimo comma dell’articolo 452-bis), al fine di evitare che delitti altamente lesivi per l’incolumita delle persone e l’ecosistema possano vedere comminata nel caso concreto una sanzione del tutto irrisoria, sproporzionata alle conseguenze dannose, spesso irreparabili, provocate dal delitto.

La consapevolezza dell’attuale fenomenologia della criminalita ambientale, sempre piu criminalita di impresa e di profitto, ha consigliato l’introduzione di una fattispecie di associazione a delinquere modulata sulla base di tale specifica finalita (articolo 452-ter), la quale si pone anche in raccordo con l’attuale disposizione di cui all’articolo 260 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, tipizzando pero gli specifici ruoli dei compartecipi del gruppo criminale e anche prevedendo un’aggravante per il caso di partecipazione associativa del pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio al quale siano demandati compiti in materia ambientale. Inoltre, i sempre piu frequenti collegamenti tra la criminalita ambientale e sodalizi di tipo mafioso giustificano l’introduzione di una aggravante a effetto speciale (quarto comma dell’articolo 452-ter).

Per adempiere all’obbligo di dare attuazione alle linee della citata decisione quadro, e stato previsto il delitto di inosservanza colposa delle disposizioni in materia ambientale (articolo 452-quater), per il caso in cui le condotte di cui al primo comma dell’articolo 452-bis abbiano provocato un danno all’ecosistema.

Di particolare rilievo la fattispecie di «frode in materia ambientale» (introdotta con l’articolo 452-quinquies), con la quale si prevede una disposizione con i caratteri propri della specialita fra fattispecie, rispetto ai reati di falso gia previsti nel codice penale, punita piu severamente per il caso in cui i documenti siano afferenti alla materia ambientale (ossia riguardino i regimi autorizzatori che hanno come obiettivo il controllo dei soggetti che svolgono attivita di impresa o le altre prescrizioni ambientali).

All’atto falso e equiparato il documento illecitamente ottenuto, ossia frutto di corruzione ovvero rilasciato a seguito di utilizzazione di mezzi di coercizione fisica o morale nei confronti dei soggetti pubblici demandati al suo rilascio. Una specifica clausola (terzo comma) equipara l’autorizzazione in materia ambientale, ottenuta illecitamente, alla situazione di mancanza di autorizzazione.

Per bilanciare il rigore sanzionatorio, introdotto per adeguare la normazione italiana agli standard europei, ma anche per perseguire delle linee di politica criminale volte all’incentivazione delle condotte di collaborazione e di ripristino dell’ambiente nello status quo ante la perpetrazione del crimine ambientale, viene introdotta una specifica norma (articolo 452-sexies, sul ravvedimento operoso).

Essa stabilisce alcuni effetti premiali per le condotte post delictum poste in essere dall’autore del reato:

in primo luogo, una consistente diminuzione di pena per chi si adopera per evitare che il delitto sia portato a conseguenze ulteriori e collabora anche con l’autorita di polizia o giudiziaria ai fini di agevolare l’accertamento del reato e di individuare i responsabili dello stesso.

Un’altra diminuzione di pena, di minore consistenza — sempre successiva rispetto alla realizzazione del fatto delittuoso — consiste nelle condotte volontarie di messa in sicurezza, bonifica e, ove possibile, ripristino dello stato dei luoghi, purche poste in essere prima dell’apertura del dibattimento.

Questa previsione di carattere premiale assume una consistente rilevanza atteso che la bonifica e il ripristino sono comunque obblighi aggiuntivi per l’autore del reato, ai quali dovra essere data ottemperanza a seguito dell’ordine del giudice emesso con la sentenza di condanna o di patteggiamento (articolo 452-septies, secondo comma).

Del resto, in materia ambientale l’effettivita del sistema sanzionatorio e affidata anche a un corredo di pene accessorie, previste nella medesima disposizione.

Dato che la criminalita ambientale e criminalita di profitto, sovente su base organizzata, diventano indispensabili misure sanzionatorie che colpiscano i patrimoni mediante la confisca dei profitti del reato, la quale deve essere prevista come obbligatoria anche nel caso in cui il procedimento penale si concluda con l’applicazione della pena su richiesta delle parti prevista dall’articolo 444 del codice di procedura penale.

A tale obiettivo risponde la disposizione dell’articolo 452-octies. Inoltre, qualora sia impossibile confiscare i proventi di reati di tipo ambientale, e stabilita la confisca cosiddetta «per equivalente».

I crimini ambientali previsti dal titolo VI-bis introdotto nel libro secondo del codice penale vengono inoltre inclusi nella disposizione di cui all’articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, che prevede per i condannati la confisca dei patrimoni, che risultano sproporzionati rispetto al reddito, accumulati per effetto delle condotte criminali.

Con l’articolo 2 del disegno di legge sono introdotte norme specifiche che prevedono la responsabilita amministrativa delle persone giuridiche per i delitti ambientali, in ottemperanza agli impegni europei e internazionali.

Il sistema disciplinato dal decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, rappresenta la cornice generale per costruire la responsabilita dei soggetti giuridici conseguente a un reato, ed e base anche per la costruzione di un diritto sanzionatorio unitario in materia di enti.

Gia, del resto, l’articolo 11, comma 1, lettera d), della legge delega 29 settembre 2000, n. 300, includeva, tra i delitti suscettibili di responsabilita amministrativa per l’ente, i reati in materia ambientale, ma il Governo ritenne allora di non esercitare la delega sul punto.

Con il presente disegno di legge viene prevista la responsabilita dell’ente nel caso in cui il crimine ambientale sia commesso nel suo interesse o a suo vantaggio e sono anche fissate le sanzioni pecuniarie, graduate secondo gli effetti del reato, nonche le sanzioni interdittive.

Inoltre e anche introdotta una disposizione che ha lo scopo di valorizzare la collaborazione attiva dell’ente, attenuando la sua responsabilita, disposizione che si colloca sulla linea delle prassi di altri Paesi in materia di tutela ambientale. Se, infatti, l’obiettivo primario di una rivisitazione del sistema penale in materia ambientale e di scoraggiare ogni aggressione all’ambiente, in forma individuale od organizzata, aspetto fondamentale di tale strategia non puo non essere anche quello di promuovere un vero e proprio mutamento culturale nel mondo imprenditoriale: persuadere le imprese che, investendo in ecologie pulite, in aderenza con il progresso scientifico e tecnologico, investono anche in un futuro sociale ed economico che ne potra accrescere la competitivita.

Per incentivare la collaborazione pronta e leale della persona giuridica, inoltre, lo stesso articolo 2 del presente disegno di legge introduce l’articolo 26-bis nel decreto legislativo n. 231 del 2001, prevedendo la non applicazione della sanzione accessoria della pubblicazione della sentenza di condanna, ai sensi dell’articolo 18 del medesimo decreto legislativo.

Di particolare interesse e il presente articolo;

Art. 2.
(Responsabilita delle persone giuridiche)
1. Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo l’articolo 25-sexies e inserito il seguente:

«Art. 25-sexies.1. — (Delitti in materia ambientale). — 1. In relazione ai delitti previsti dal titolo VI-bis del libro secondo del codice penale commessi nell’interesse della persona giuridica o a suo vantaggio ai sensi dell’articolo 5, si applica all’ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.

2. Se in seguito alla commissione dei delitti di cui al comma 1 l’ente ha conseguito un profitto di rilevante entita o e derivato un danno di particolare gravita, si applica la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote.

3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno»;
b) nel capo I, dopo l’articolo 26 e aggiunto il seguente:

«Art. 26-bis. — (Collaborazione della persona giuridica in materia ambientale). — 1. In riferimento ai delitti in materia ambientale indicati all’articolo 25-sexies.1, la sanzione amministrativa pecuniaria e ridotta dalla meta a due terzi se l’ente, immediatamente dopo il fatto, porta a conoscenza della pubblica autorita l’avvenuta commissione del reato.

2. Nel caso previsto dal comma 1 non puo essere disposta la pubblicazione della sentenza di condanna ai sensi dell’articolo 18».

(1306) Paola Nugnes (M5S) Disposizioni in materia di controllo ambientale

Il presente disegno di legge si pone l’obiettivo ambizioso di strutturare un interforze investigativo, giudiziario e di accertamento, sulla falsariga della Direzione nazionale Antimafia, quale asse portante a livello nazionale della difesa, della tutela e del controllo ambientale.

La necessita di riorganizzare, coordinare e specializzare tutte le attivita di vigilanza e d’indagine in materia di ambiente nasce dall’esigenza di rendere finalmente reale e incisiva l’azione dello Stato nei confronti dei reati commessi a danno dell’ambiente e della salute, in violazione del codice penale, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cosiddetto «codice dell’ambiente»), e del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, al fine di garantire l’effettiva tutela degli ecosistemi naturali in modo uniforme ed efficace su tutto il territorio nazionale secondo il principio di prioritaria considerazione degli interessi di tutela ambientale ribadito dall’articolo 3-quater del codice dell’ambiente, e in applicazione dei principi di precauzione, azione preventiva, correzione alla fonte dei danni causati, nonche dei principi del «chi inquina paga», dello sviluppo sostenibile e della solidarieta affermati e ribaditi dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (articolo 191).

E straordinariamente urgente portare ad evidenza nazionale e a soluzione i problemi connessi al contrasto ai reati ambientali, riscontrata la diffusa esigenza di convertire alcune sanzioni amministrative connesse ai reati commessi a danno dell’ambiente e della salute in piu pertinenti reati penali con un inasprimento delle pene gia previste, e conseguente allungamento dei tempi della prescrizione.

Peraltro si rileva la difficolta nel coordinamento tra tutti i soggetti che si occupano di procedimenti inerenti alla tutela dell’ambiente e della salute, sia nelle fasi di accertamento tecnico che in quelle d’indagine.

E evidente la necessita di dettare nuove disposizioni volte a rendere piu specializzata e coordinata, anche a livello nazionale, l’attivita giudiziaria in materia. Va inoltre considerata la mancanza di un’informazione organica e completa in merito alle analisi e ai rilevamenti ambientali effettuati dai vari organi competenti nonche ai reati accertati, indispensabile per ottimizzare il lavoro delle autorita preposte e per sostanziare la piena realizzazione del diritto di tutti i cittadini al libero accesso all’informazione ambientale.

Deve essere anche considerata la necessita di introdurre norme che legittimino le associazioni all’esercizio dell’azione di risarcimento del danno ambientale diffuso, nei confronti dei soggetti responsabili dell’inquinamento, nonche l’esigenza, sollevata da piu parti, di colpire il patrimonio dei soggetti che commettono reati contro l’ambiente e la salute con misure di sequestro cautelativo anche per equivalente patrimoniale.
Il presente disegno di legge vuole costituire una risposta alle esigenze manifestate da tutti gli attori impegnati nei diversi ambiti della tutela ambientale e della salute, che hanno contribuito alla stesura del lavoro svolto, che e la sintesi delle criticita da essi stessi riscontrate.

Nel ridisegnare il sistema di controllo ambientale, l’articolo 1, comma 1, apporta alcuni correttivi alla definizione di danno ambientale prevista dall’articolo 300 del decreto legislativo n. 152 del 2006 sopprimendo le parole «e misurabile» in base alla constatazione che spesso le ripercussioni di un danno ambientale non sono precisamente misurabili ma cio non puo valere ad escluderne la rilevanza.

Si sono inseriti tra i beni la cui lesione produce un danno ambientale il paesaggio, inteso come caratteristiche di particolare pregio di un determinato territorio, e l’atmosfera.

Sempre l’articolo 1, al comma 2, integra le definizioni previste dall’articolo 302 del codice dell’ambiente includendo la definizione di «ambiente» secondo i principi di elaborazione giurisprudenziale degli ultimi anni, quella di «disastro ambientale» in considerazione della sua introduzione nel codice penale cosi da tracciarne una fisionomia specifica, autonoma dalla generica definizione di disastro di cui all’articolo 434 del codice penale, e quella di «soggetto responsabile», al fine di annoverare tra i soggetti responsabili anche gli enti che omettono i controlli dovuti o gli interventi necessari a tutelare la pubblica incolumita.

Il capo I, agli articoli da 2 a 10, si occupa di ridefinire gli organismi del sistema di controllo ambientale avendo quale principio ispiratore quello di conferire autonoma dignita alla materia della tutela e del controllo ambientale, che per la delicatezza e l’importanza rivestita necessita di un sistema coordinato ed efficace oltre che altamente specializzato sia dal punto di vista giuridico che tecnico. Si e ritenuto indispensabile riorganizzare le Forze dell’ordine e gli organismi tecnici di controllo in un unico corpo interforze, militare e civile, che sappia ottimizzare tutte le risorse e le informazioni a disposizione.

Si e scelto di seguire nella sua definizione di massima l’organigramma delle Direzioni Antimafia applicando tuttavia dei correttivi necessari alla specificita della materia; sono cosi state istituite le Direzioni ambiente e salute.

La Direzione nazionale ha sede a Roma con compiti di coordinamento delle attivita condotte dalle direzioni distrettuali. Il numero e la distribuzione delle direzioni distrettuali saranno stabilite sulla base della maggiore o minore necessita di controllo ambientale in loco.

La Direzione investigativa e dislocata su tutto il territorio nazionale con sedi regionali e locali da reperirsi nelle strutture esistenti che abbiano maggiore disponibilita di spazi idonei, o solo in subordine utilizzando strutture confiscate alla criminalita organizzata, e in essa confluisce tutto il personale dei diversi organi ed enti che attualmente si occupa di tutela ambientale.

All’articolo 5 si e prestata grande attenzione ai meccanismi di reclutamento e nomina cercando di allontanare gli stessi da dinamiche localistiche, attribuendo importanza alla motivazione personale e ai titoli posseduti, mentre l’articolo 7 introduce un punto fondamentale e cioe l’obbligo di trasmissione entro le 48 ore di tutte le denunce pervenute localmente alla direzione regionale e centrale, predisponendo appropriate sanzioni per chi ometta tale invio.

All’articolo 8 si rafforza e ribadisce il principio di responsabilita degli enti locali nell’intervenire attraverso la rimozione del pericolo di danno ambientale, la messa in sicurezza ed infine la bonifica per tutelare il territorio e la salute degli abitanti dettando, in caso di mancata ottemperanza alla diffida da parte dell’effettivo responsabile, tempi precisi per tali interventi con azione di rivalsa nei confronti del responsabile e svincolando le somme a tanto occorrenti dal patto di stabilita interno. Si e predisposto l’obbligo per ogni ente locale di rendere pubbliche, in applicazione del principio di precauzione, nel proprio sito le notizie riguardanti le criticita ambientali del territorio di competenza, al fine di evitare che cittadini ignari possano subire pericolose conseguenze negative.

Nello stesso capo I, si stabilisce l’obbligo di formazione di tutto il personale operativo delle Direzioni e l’attribuzione ad esso di funzioni di polizia giudiziaria per ottimizzare il lavoro svolto.

L’articolo 10 prevede la possibilita di attivare una sezione locale interforze ambientale presso la prefettura del luogo interessato, in caso di zone particolarmente esposte a reati ambientali, denominate siti ad alto rischio ambientale.

Il capo II tende a rafforzare il sistema di accesso ai dati ambientali, in attuazione di un’esigenza fortemente sentita dalla popolazione e spesso di fatto negata. All’articolo 11 si prevede il funzionamento a pieno regime ed in tempo reale del sistema SINAnet attualmente poco utilizzato, affidandone la gestione all’ISPRA.

All’articolo 12 si prevede l’esenzione dal contributo unificato per i ricorsi al TAR avverso il diniego di accesso agli atti in materia ambientale e all’articolo 13 la pubblicazione di un elenco di tutte le aziende e rispettive persone fisiche rappresentanti che siano risultate responsabili di reati ambientali, prevedendo la loro esclusione da finanziamenti, incentivi e contributi pubblici nonche il divieto di partecipazione alle gare indette dalla pubblica amministrazione.

L’articolo 14, partendo dalla constatazione di notevoli differenze economiche su attivita identiche nelle diverse regioni italiane, detta disposizioni per rendere omogenei su tutto il territorio nazionale i regimi tariffari delle ARPA locali.
Il titolo II del disegno di legge concerne il sistema sanzionatorio. Un primo gruppo di disposizioni, nel capo I, riguarda la normativa speciale.

L’intervento, che si concentra sul codice dell’ambiente, e volto anzitutto a rafforzare l’efficacia e la dissuasivita di un impianto che e attualmente impostato su fattispecie contravvenzionali, la cui inadeguatezza e ormai avvertita anche in sede europea. La tutela — riconosciuta in primis dall’articolo 9 della Costituzione — dell’ambiente come diritto fondamentale dell’individuo e bene unitario di interesse della collettivita non puo limitarsi a perseguire astratte finalita estetiche, ma deve concretamente assicurare il godimento collettivo e individuale del bene ambientale ai consociati, imponendo specifici obblighi di vigilanza e di intervento.

In questo quadro le sanzioni penali, civili ed amministrative rendono la tutela concreta ed efficiente.

La competenza legislativa esclusiva dello Stato sulla «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali» impone di riconsiderare i profili di tutela penale contro comportamenti che possano compromettere l’equilibrio dei beni ambientali.

Il presente disegno di legge propone, pertanto, un intervento «di sistema» volto da un lato ad adeguare immediatamente la disciplina sanzionaria speciale ad un livello di tutela piu efficacemente dissuasivo, dall’altro ad inserire, a regime, all’interno del codice penale un apposito titolo concernente i delitti ambientali.

A regime, quindi, si tende ad una «riserva di codice», che favorisce il superamento della frammentazione di norme eterogenee a vantaggio di una chiarezza e conoscibilita della legge, contribuendo cosi all’attuazione della Convenzione sulla protezione dell’ambiente attraverso la legge penale, adottata dal Consiglio d’Europa a Strasburgo il 4 novembre 1998.

In particolare, con l’articolo 15, al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 sono apportate una serie di modificazioni per rafforzare l’impianto sanzionatorio in materia di autorizzazione integrata ambientale, in materia di scarichi di acque reflue industriali senza autorizzazione, anche con riferimento allo scarico di sostanze pericolose e al superamento dei limiti di legge, nonche per i casi di scarico nelle acque del mare da parte di navi od aeromobili di sostanze o materiali per i quali e imposto il divieto assoluto di sversamento ai sensi delle disposizioni contenute nelle convenzioni internazionali.

L’intervento consiste soprattutto nel superamento della natura contravvenzionale della sanzione, prevedendo la reclusione e la multa per le condotte illecite.

Analogamente si provvede con riferimento all’abbandono di rifiuti e all’attivita di gestione di rifiuti non autorizzata. Si prevede pertanto idonea sanzione per chiunque, in modo incontrollato o presso siti non autorizzati, abbandona, scarica, deposita sul suolo o nel sottosuolo o immette nelle acque superficiali o sotterranee sostanze o rifiuti.

Un intervento ancor piu dissuasivo e previsto per i titolari d’imprese ed i responsabili che si rendono responsabili di tali condotte, graduando la sanzione sulla base della pericolosita dei rifiuti. Viene inoltre inasprito il trattamento sanzionatorio per chiunque effettua un’attivita di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza dell’autorizzazione, iscrizione o comunicazione prescritte dalla normativa vigente nonche per chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata, prevedendo la confisca dell’area sulla quale e realizzata la discarica abusiva e gli obblighi di bonifica o di ripristino dello stato dei luoghi.
Vengono parallelamente elevate le pene per le attivita illecite di miscelazione di rifiuti, per il deposito temporaneo presso il luogo di produzione di rifiuti sanitari pericolosi, nonche per coloro che non ottemperano all’ordinanza del sindaco di rimozione dei rifiuti illegalmente abbandonati. In tal caso il beneficio della sospensione condizionale della pena deve sempre essere subordinato all’esecuzione del ripristino dello stato dei luoghi.

Con riferimento alla nuova fattispecie di combustione illecita dei rifiuti, viene introdotta anche la multa, mentre in materia di inquinamento del suolo, del sottosuolo, delle acque superficiali o delle acque sotterranee con il superamento delle concentrazioni soglia di rischio la pena dell’arresto e l’ammenda vengono tramutati nella previsione della reclusione e della multa, disponendo che la pena e aumentata se il fatto e commesso nell’ambito dell’attivita di un’impresa o comunque di un’attivita organizzata.

Il medesimo articolo 15 rivede le sanzioni in materia di violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari, in materia di traffico illecito di rifiuti nonche per il settore delle emissioni (per quanto attiene ai composti organici volatili e alla combustione di materiali o sostanze in difformita alle prescrizioni di legge).

Si provvede, infine, ad assicurare l’applicazione del codice dell’ambiente anche al danno in relazione al quale siano trascorsi piu di trent’anni dall’emissione, dall’evento o dall’incidente che l’hanno causato.

Viene abrogata la disposizione in cui si prevede la non applicazione del codice dell’ambiente al danno ambientale o alla minaccia imminente di danno causati da inquinamento di carattere diffuso, se non sia stato possibile accertare in alcun modo un nesso causale tra il danno e l’attivita di singoli operatori.

In tali casi rispondono del danno i soggetti amministrativamente responsabili del controllo del territorio, eventualmente in concorso tra loro, per l’omessa vigilanza e l’omissione di atti d’ufficio, salvo il caso in cui provino di aver posto in essere tutte le attivita necessarie ad evitare il danno.

Il capo II inoltre reca modifiche al codice penale. In materia di prescrizione, l’articolo 16 prevede che la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge aumentato della meta, e comunque un tempo non inferiore a otto anni se si tratta di delitto e a sei anni se si tratta di contravvenzione, ancorche puniti con la sola pena pecuniaria.

Parallelo aumento dei termini e previsto al quinto comma dello stesso articolo 157, novellato al fine di stabilire che quando per il reato la legge stabilisce pene diverse da quella detentiva e da quella pecuniaria si applica il termine di cinque anni.

I termini vengono raddoppiati per i reati ambientali previsti dal codice dell’ambiente e dal codice penale.

In materia di decorrenza, il primo comma dell’articolo 158 viene modificato nel senso di prevedere che il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui e cessata l’attivita del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui e cessata la permanenza o la continuazione; per i reati istantanei ad effetti continuati, dal momento in cui si manifestano per la prima volta gli effetti del reato.

Sono conseguentemente inasprite le fattispecie dell’aggravante di associazione eco-mafiosa.

Dopo il titolo VI del libro secondo del codice penale, e inserito il titolo VI-bis riguardante i delitti contro l’ambiente, destinato ad entrare in vigore sei mesi dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo previsto dal successivo articolo 22 del disegno di legge.

Tra le altre, si introduce la fattispecie di inquinamento ambientale, con riferimento alla compromissione o al deterioramento delle qualita del suolo, del sottosuolo, delle acque o dell’aria, dell’ecosistema, della biodiversita, della flora o della fauna selvatica, prevedendo circostanze aggravanti in caso di pericolo per la vita o per l’incolumita personale. Si tipizza la fattispecie di disastro ambientale, applicando la pena dell’ergastolo se il fatto cagiona la morte di piu persone, con l’effetto di rendere imprescrittibile tale delitto.

Sono disciplinate le fattispecie di alterazione del patrimonio naturale, della flora o della fauna selvatica o delle bellezze naturali protette e previsti aumenti di pena se il danno o il pericolo ha per oggetto aree naturali protette o beni sottoposti a vincolo paesaggistico, idrogeologico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero se deriva dall’immissione di radiazioni ionizzanti.

Viene introdotto nel codice penale il reato di traffico di rifiuti (attualmente disciplinato solo a livello di leggi speciali) con pene aggravate per i rifiuti pericolosi e quelli radioattivi, con aumento della meta se dal fatto deriva il pericolo concreto per la vita o per l’incolumita delle persone. Si introduce la fattispecie di frode in materia ambientale, commessa da colui che, al fine di commettere taluno dei delitti ambientali ovvero di conseguirne l’impunita, falsifica in tutto o in parte, materialmente o nel contenuto, la documentazione prescritta, ovvero fa uso di documentazione falsa o illecitamente ottenuta.

Chi impedisce o intralcia l’attivita di controllo degli insediamenti o di parte di essi da parte dei soggetti legittimati ad eseguirla e punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Nel caso di delitti commessi da un pubblico ufficiale con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti al suo ufficio, la pena della reclusione e aumentata di un terzo.

Per quanto concerne i delitti colposi contro l’ambiente si prevede la diminizione delle pene di un terzo. Sono puntualmente indicate le pene accessorie (l’interdizione dai pubblici uffici, l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, l’incapacita di contrattare con la pubblica amministrazione), disponendo che qualora la condanna sia superiore ai cinque anni di reclusione l’interdizione sia perpetua. In materia di bonifica si prevede che il giudice, tenuto conto della entita del patrimonio dell’inquinatore e della gravita del danno, possa imporre al condannato di prestare idonea cauzione, determinandone l’ammontare in misura comunque non inferiore al doppio dei costi di bonifica.

Qualora il responsabile non abbia provveduto ad adempiere agli obblighi, il giudice ordina la confisca delle somme versate a titolo di cauzione o delle garanzie. Viene inoltre disposta l’equiparazione dell’autorizzazione in materia ambientale ottenuta illecitamente alla mancanza di autorizzazione ed introdotto un meccanismo di ravvedimento operoso.

L’articolo 20 introduce la possibilita di estendere il sequestro per equivalente patrimoniale finalizzato all’eventuale confisca anche ai reati ambientali. La ratio di tale previsione si rinviene nell’esigenza di applicare detta misura ablativa patrimoniale anche a fattispecie in cui il vantaggio o profitto economico si realizza in un risparmio di spesa, con impossibilita di aggredire con le tradizionali forme di confisca il profitto del reato.

Il sequestro come pensato ha natura principalmente sanzionatoria, sebbene, in considerazione della particolare natura del reato potenzialmente lesivo verso la collettivita, tale misura realizzi l’esigenza sociale di garantire, attraverso la disponibilita economica, il ripristino del bene danneggiato. Infatti l’articolo prevede che il sequestro sia commisurato alle somme necessarie al ripristino del bene e al risarcimento del danno arrecato.

Il capo III reca ulteriori disposizioni risarcitorie e procedurali prevedendo l’arresto in flagranza differita, quando non e possibile procedere immediatamente all’arresto per ragioni di sicurezza o incolumita pubblica, ed estendendo la legittimazione all’azione di risarcimento del danno ambientale anche alle associazioni locali territorialmente interessate, purche formalmente costituite e munite di codice fiscale.

In caso d’inerzia dei soggetti legittimati, l’azione e promossa dal pubblico ministero. In riferimento al regime di responsabilita delle persone giuridiche, vengono introdotti nel decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 tutti i riferimenti ai nuovi delitti ambientali. In materia di sequestro e confisca si provvede ad apportare le necessarie modifiche al codice di procedura penale.

Le disposizioni introdotte dal capo II del titolo II (in pratica l’introduzione del titolo concernente i delitti ambientali nel codice penale) acquistano efficacia, come gia accennato, decorsi sei mesi dall’emanazione del decreto legislativo di coordinamento della disciplina penale. Infatti, tenuto conto della delicatezza dell’intervento — avente ad oggetto materie assistite da riserva di legge — solo per le parti sostanziali si e scelto di fare ricorso allo strumento dell’intervento diretto.
Per la parte di natura prevalentemente tecnica, infatti, il capo IV reca una delega al Governo per il coordinamento delle nuove disposizioni penali con la vigente disciplina sanzionatoria.

Il Governo viene delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo il quale, a seguito d’integrale ricognizione della disciplina sanzionatoria vigente in materia di illeciti ambientali e sanitari, individui, nell’osservanza dei principi e criteri direttivi indicati espressamente nonche dei principi di legalita e tassativita della legge penale, le fattispecie penali abrogate, anche parzialmente, dalle disposizioni introdotte con il presente disegno di legge, con particolare riferimento ai reati previsti dal codice dell’ambiente.

Nell’esercizio della delega si attribuisce il compito di provvedere alla individuazione delle disposizioni penali vigenti, attribuendo prevalenza alle norme che qualificano la fattispecie come delitto e a quelle che, a parita di qualificazione, stabiliscono pene piu rigorose, anche tenendo in considerazione le sanzioni accessorie, nonche di provvedere alla trasformazione in ipotesi delittuose delle disposizioni sanzionatorie in materia di igiene, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro relative a fattispecie incidenti sull’ambiente, al fine di prevedere pene nel complesso piu rigorose ed individuare le relative ipotesi colpose.

Il Governo e altresi autorizzato ad apportare, nell’esercizio della delega, alle fattispecie introdotte dal titolo II, capi I, II e III, le modifiche strettamente necessarie a coordinare il presente intervento legislativo con l’assetto normativo previgente, al solo fine di evitare duplicazioni, lacune e attenuazioni del regime sanzionatorio, nonche ad assicurare la piena conformita dello stesso alla normativa dell’Unione europea in materia di tutela dell’ambiente, anche con riferimento a quella sopravvenuta nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore della legge e la data di entrata in vigore del decreto legislativo.

Nonostante nelle ultime legislature siano state elaborate numerose proposte di legge per l’introduzione nel codice penale di disposizioni in materia di delitti ambientali, queste non sono mai state approvate. Si auspica, pertanto, che il presente disegno di legge possa essere celermente esaminato ed approvato in modo da offrire ai cittadini, agli imprenditori, ma anche agli amministratori ed agli operatori della giustizia un piu penetrante ed efficace apparato normativo che contribuisca a rendere effettiva l’applicazione degli articoli 9 e 32 della Costituzione.

(1514 ) Paola Nugnes (M5S) Sistema nazionale di controllo ambientale

Il presente disegno di legge e espressamente finalizzato alla costituzione di un efficace sistema nazionale di controllo ambientale.

L’Unione europea ha infatti sancito l’introduzione della tutela dell’ambiente tra i principi del Trattato sull’Unione inserendo la promozione di un elevato livello di protezione dell’ambiente e il miglioramento della qualita di quest’ultimo tra gli obiettivi delle politiche europee, sollecitando la sua protezione attraverso il diritto penale.

Il Parlamento ha quindi il dovere di adottare strumenti che vadano effettivamente in questa direzione.

L’integrazione e il coordinamento del lavoro svolto dalle singole Procure in materia di ambiente e salute rappresenta uno strumento importante per la realizzazione concreta di tale obiettivo.

La storia degli ultimi sessant’anni testimonia quanto la politica sia stata inadeguata fino ad ora nei confronti dell’assalto predatorio subito dal territorio e dall’ambiente. Da nord a sud il nostro Paese appare lacerato da gravissime emergenze e disastri ambientali, nell’assenza del dovuto controllo e della necessaria tutela.

Siamo primi in classifica tra i Paesi piu inquinati d’Europa e primi nelle infrazioni comunitarie tra le quali il primato spetta alle infrazioni in ambito ambientale.

Il controllo ambientale preventivo, umiliato dalla scarsita di uomini, mezzi e risorse, non e stato in grado di assolvere la sua funzione. Si continua a intervenire in regime emergenziale, con costi di gran lunga superiori rispetto all’adozione di idonee soluzioni strutturali.

La gestione dell’ordinario e lasciata alla buona volonta e dedizione di alcuni che operano nonostante i disagi strutturali e strumentali, a volte in assoluta solitudine.

A questo quadro desolante si aggiungono un controllo eccessivo della politica sulle nomine e sugli incarichi, poca trasparenza degli enti, sovrapposizione di competenza e conflitti d’interesse, sovrapposizioni tra controllati e controllori, disorganizzazione e mancanza di coordinamento tra gli enti.

Il presente disegno di legge si pone l’obiettivo ambizioso di strutturare un interforze investigativo, giudiziario e di accertamento, sulla falsariga della Direzione nazionale antimafia, quale asse portante a livello nazionale della difesa, della tutela e del controllo ambientale.

La necessita di riorganizzare, coordinare e specializzare tutte le attivita di vigilanza e d’indagine in materia di ambiente nasce dall’esigenza di rendere finalmente reale e incisiva l’azione dello Stato nei confronti dei reati commessi a danno dell’ambiente e della salute, in violazione del codice penale, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cosiddetto «codice dell’ambiente»), e del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, al fine di garantire l’effettiva tutela degli ecosistemi naturali in modo uniforme ed efficace su tutto il territorio nazionale secondo il principio di prioritaria considerazione degli interessi di tutela ambientale ribadito dall’articolo 3-quater del codice dell’ambiente, e in applicazione dei principi di precauzione, azione preventiva, correzione alla fonte dei danni causati, nonche dei principi del «chi inquina paga», dello sviluppo sostenibile e della solidarieta affermati e ribaditi dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (articolo 191).

Oltre alla diffusa esigenza di convertire alcune sanzioni amministrative connesse ai reati commessi a danno dell’ambiente e della salute in piu pertinenti reati penali con un inasprimento delle pene gia previste, e conseguente allungamento dei tempi della prescrizione, si rileva la difficolta nel coordinamento tra tutti i soggetti che si occupano di procedimenti inerenti alla tutela dell’ambiente e della salute, sia nelle fasi di accertamento tecnico che in quelle d’indagine. E evidente la necessita di dettare nuove disposizioni volte a rendere piu specializzata e coordinata, anche a livello nazionale, l’attivita giudiziaria in materia.

Va inoltre considerata la mancanza di un’informazione organica e completa in merito alle analisi e ai rilevamenti ambientali effettuati dai vari organi competenti nonche ai reati accertati, indispensabile per ottimizzare il lavoro delle autorita preposte e per sostanziare la piena realizzazione del diritto di tutti i cittadini al libero accesso all’informazione ambientale.

Deve essere anche considerata la necessita di introdurre norme che legittimino le associazioni all’esercizio dell’azione di risarcimento del danno ambientale diffuso, nei confronti dei soggetti responsabili dell’inquinamento, nonche l’esigenza, sollevata da piu parti, di colpire il patrimonio dei soggetti che commettono reati contro l’ambiente e la salute con misure di sequestro cautelativo anche per equivalente patrimoniale.

Il presente disegno di legge vuole costituire una risposta alle esigenze manifestate da tutti gli attori impegnati nei diversi ambiti della tutela ambientale e della salute, che hanno contribuito alla stesura del lavoro svolto, che e la sintesi delle criticita da essi stessi riscontrate.

Nel ridisegnare il sistema di controllo ambientale, il presente disegno di legge, che riporta una parte del piu ampio disegno di legge n. 1306, si occupa di ridefinire gli organismi del sistema di controllo ambientale avendo quale principio ispiratore quello di conferire autonoma dignita alla materia della tutela e del controllo ambientale, che per la delicatezza e l’importanza rivestita necessita di un sistema coordinato ed efficace oltre che altamente specializzato sia dal punto di vista giuridico che tecnico.

Si e ritenuto indispensabile riorganizzare le Forze dell’ordine e gli organismi tecnici di controllo gia esistenti in un unico corpo interforze, militare e civile, che sappia ottimizzare tutte le risorse e le informazioni a disposizione anche attraverso l’istituzione di una banca dati informatica unica, utilizzabile dalle forze che si occupano di ambiente per intrecciare e coordinare dati e azioni.

Si e scelto di seguire nella sua definizione di massima l’organigramma delle Direzioni antimafia applicando tuttavia dei correttivi necessari alla specificita della materia; sono cosi state istituite le Direzioni ambiente e salute.

La Direzione nazionale ha sede a Roma con compiti di coordinamento delle attivita condotte dalle direzioni distrettuali. Il numero e la distribuzione delle direzioni distrettuali saranno stabilite sulla base della maggiore o minore necessita di controllo ambientale in loco.

La Direzione investigativa e dislocata su tutto il territorio nazionale con sedi territoriali da reperirsi nelle strutture esistenti che abbiano maggiore disponibilita di spazi idonei, o solo in subordine utilizzando strutture confiscate alla criminalita organizzata, e in essa confluisce tutto il personale dei diversi organi ed enti che attualmente si occupa di tutela ambientale.

Nell’articolato si e prestata grande attenzione ai meccanismi di reclutamento e nomina cercando di allontanare gli stessi da dinamiche localistiche, attribuendo importanza alla motivazione personale e ai titoli posseduti.

Viene inoltre introdotto un punto fondamentale e cioe l’obbligo di trasmissione entro le quarantotto ore di tutte le denunce pervenute localmente alla direzione regionale e centrale, predisponendo appropriate sanzioni per chi ometta tale invio.

Il testo si ripropone di rafforzare e ribadire il principio di responsabilita degli enti locali nell’intervenire attraverso la rimozione del pericolo di danno ambientale, la messa in sicurezza ed infine la bonifica per tutelare il territorio e la salute degli abitanti dettando, in caso di mancata ottemperanza alla diffida da parte dell’effettivo responsabile, tempi precisi per tali interventi con azione di rivalsa nei confronti del responsabile e svincolando le somme a tanto occorrenti dal patto di stabilita interno.

Si e predisposto l’obbligo per ogni ente locale di rendere pubbliche, in applicazione del principio di precauzione, nel proprio sito le notizie riguardanti le criticita ambientali del territorio di competenza, al fine di evitare che cittadini ignari possano subire pericolose conseguenze negative.

Si stabilisce altresi l’obbligo di formazione di tutto il personale operativo delle Direzioni e l’attribuzione ad esso di funzioni di polizia giudiziaria per ottimizzare il lavoro svolto.

Il disegno di legge prevede la possibilita di attivare una sezione locale interforze ambientale presso la prefettura del luogo interessato, in caso di zone particolarmente esposte a reati ambientali, denominate siti ad alto rischio ambientale.

Esso tende, inoltre, a rafforzare il sistema di accesso ai dati ambientali, in attuazione di un’esigenza fortemente sentita dalla popolazione e spesso di fatto negata. Pertanto, si prevede il funzionamento a pieno regime ed in tempo reale del sistema informativo nazionale ambientale (SINAnet), attualmente poco utilizzato, affidandone la gestione all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) nonche l’esenzione dal contributo unificato per i ricorsi al TAR avverso il diniego di accesso agli atti in materia ambientale.

E quindi disposta la pubblicazione di un elenco di tutte le aziende e rispettive persone fisiche rappresentanti che siano risultate responsabili di reati ambientali, prevedendo la loro esclusione da finanziamenti, incentivi e contributi pubblici nonche il divieto di partecipazione alle gare indette dalla pubblica amministrazione.

Partendo dalla constatazione di notevoli differenze economiche su attivita identiche nelle diverse regioni italiane, sono infine dettate specifiche disposizioni per rendere omogenei su tutto il territorio nazionale i regimi tariffari delle ARPA locali.
Anche in considerazione della approvazione da parte della Camera dei deputati di una proposta di legge avente ad oggetto la istituzione di un Sistema nazionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente, che appare necessario integrare per i profili sopra esposti, si auspica, pertanto, un celere e positivo esame del presente disegno di legge.

(A cura di Fabio Fiori, responsabile dell’Ufficio studi di InnCantiere srl)


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