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CAMERA- fenomeni di illegalità in agricoltura, informazioni aggiornate al 2 novembre 2011 PDF Stampa E-mail
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La Commissione Agricoltura sta svolgendo un'indagine conoscitiva sui fenomeni di illegalità che caratterizzano il sistema agroalimentare, approfondendo sia gli aspetti inerenti il mondo del lavoro, caratterizzato da un'elevata irregolarità e dalla presenza di forme di intermediazione illecita e di sfruttamento del lavoro, sia le questioni legate all'organizzazione della filiera dove si riscontrano nuovi fenomeni di infiltrazione della criminalità; particolare attenzione è dedicata inoltre al fenomeno delle truffe e delle frodi commerciali.

informazioni aggiornate a mercoledì, 2 novembre 2011


La XIII Commissione Agricoltura della Camera, soprattutto dopo i gravi fatti accaduti a Castel Volturno e a Rosarno, ha voluto avviare un’indagine conoscitiva sui fenomeni di illegalità che riguardano il comparto agricolo. L’indagine, tuttora in corso, ha evidenziato che il settore primario, anche in ragione della crisi economica e finanziaria che ha interessato il Paese, risulta particolarmente esposto al diffondersi di situazioni illegali, in ragione delle peculiarità che caratterizzano sia il sistema produttivo sia la catena di distribuzione dei prodotti.

In primis, il mondo del lavoro agricolo risulta caratterizzato da taluni aspetti quali la stagionalità del lavoro, l’utilizzo di manodopera extracomunitaria e la mancanza di centri per l’impiego nei quali far confluire la domanda e l’offerta di lavoro, strumento
quest’ultimo che potrebbe rivelarsi particolarmente utile per sconfiggere il triste fenomeno del caporalato, ancora purtroppo assai diffuso nelle campagne italiane.

Su tale tema specifico, e più in particolare su alcuni aspetti del mercato del lavoro, quali il lavoro nero, il caporalato e lo sfruttamento di manodopera straniera, la XI Commissione (Lavoro) ha svolto un’apposita indagine conoscitiva, approvando, il 26 maggio 2010, il documento
conclusivo
.


Con la manovra estiva (art. 12 del d.l. n.138/2011) il Governo ha, quindi, introdotto nel codice penale gli articoli 603-bis e 603-ter. L’art. 603-bis c.p. introduce nell'ordinamento il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro la cui fattispecie è rappresentata dallo svolgimento di un'attività organizzata di intermediazione, esercitata «mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di
necessità dei lavoratori». L'attività può consistere nel reclutamento della manodopera o nell'organizzazione di attività lavorativa contraddistinta da
sfruttamento. Per il delitto in esame si prevede la reclusione da 5 a 8 anni, nonché la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. La stessa norma penale individua alcune circostanze che costituiscono "indice di sfruttamento"ed identifica alcune circostanze aggravanti, che comportano un aumento della pena da un terzo alla metà, consistenti nell’aver reclutato più di tre lavoratori o minori in età non lavorativa e nell’aver commesso il fatto «esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro».

L’art. 603-ter c.p. reca le pene accessorie,prevedendo l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche o delle imprese, il divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo fiduciario, di fornitura di opere, beni o servizi riguardanti la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti, l’esclusione per 2 anni da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi da parte dello Stato, di altri enti pubblici o dell'Unione europea; tale esclusione opera per 5 anni quando il fatto è commesso da soggetto recidivo.

E’ stata, inoltre, estesa (con le modifiche introdotte alla riforma Biagi dalla legge di conversione n.133/2008 del decreto-legge
n.112/2008
) al settore agricolo la possibilità di avvalersi di lavori occasionali di tipo accessorio, attraverso il pagamento di buoni lavoro (c.d voucher); dalle audizioni svolte emerge che tale nuova tipologia è stata utilizzata prevalentemente nelle regioni settentrionali;l’intento del legislatore è stato quello di facilitare con tali nuovi strumenti l’emersione del lavoro in nero.

Il costo del lavoro per l’azienda agricola rinvia più in generale a questioni strutturali del comparto primario italiano quali la scarsa competitività sui mercati internazionali, connessa tra l’altro, all’eccessivo frazionamento delle realtà produttive e alla necessità di riconversione di talune produzioni di scarsa qualità.

A ciò si aggiunge che il ricavato dell’attività agricola risulta penalizzato rispetto al prezzo finale richiesto al consumatore. Da un‘istruttoria svolta nel 2007 dall’Antitrust (Autorità garante della concorrenza e del mercato) sul funzionamento della filiera distributiva del comparto ortofrutticolo è risultato che il ricarico medio sul prezzo finale delle 267 filiere osservate è pari al 200 per cento, valore ottenuto come media tra i ricarichi del 77 per cento nel caso della filiera cortissima e di poco meno del 300 per cento delle filiere più lunghe (indicazioni fornite dalla Guardia di finanza nel corso dell’audizione).

La criminalità, secondi i dati acquisiti dalla Commissione Agricoltura, sta inoltre assumendo un ruolo sempre più marcato all’interno dei mercati all’ingrosso dei prodotti ortofrutticoli nonché nel riciclaggio dei capitali attraverso l’acquisizione di terreni agricoli.

L’illegalità si è, quindi, diffusa in un sistema dove l’agricoltore è stretto tra gli elevati costi di produzione e l’impossibilità di ottenere il ricavo sufficiente per la copertura dei costi medesimi.

L’indagine conoscitiva in corso ha, inoltre, posto in evidenza come numerose sono le frodi commerciali di prodotti alimentari con la falsa indicazione del made in Italy e di produzioni certificate.

Al riguardo il Parlamento si è fortemente impegnato approvando la legge n.4 del 2011 per la tutela delle produzioni di qualità e per l’indicazione
obbligatoria in etichetta della provenienza del prodotto agricolo.

In materia di lotta alla contraffazione, è intervenuto il collegato in materia di sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia legge n. 99 del 23 luglio 2009. L’art. 15 ha introdotto nel codice penale l’art. 517-quater, che punisce con la reclusione fino a due anni e la multa fino a
20.000 euro chi contraffà o altera indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari ovvero introduce nel territorio dello Stato, detiene per la vendita o pone in vendita tali prodotti al fine di trarne profitto. Il medesimo collegato legge 99/2009 con l'art. 18 ha stanziato 18 milioni di euro sugli anni 2009 e 2010 per lo svolgimento di iniziative di formazione ed informazione e per l’espletamento dei controlli a tutela della qualità delle produzioni agroalimentari, comprese quelle provenienti dalla filiera ittica, immesse al consumo sul territorio nazionale. Una quota di 5 milioni di euro è destinata agli interventi per garantire la tracciabilità dei prodotti olio di oliva e olive da tavola.

Importante è, inoltre, il ruolo di coordinamento tra i diversi organismi chiamati ad un opera di vigilanza e contrasto della
contraffazione dei prodotti alimentari. Al riguardo, la Commissione Agricoltura ha avviato l’esame di alcune proposte di legge in materia di salvaguardia e la valorizzazione dei prodotti italiani di qualità nonché contro le frodi e la contraffazione di prodotti agroalimentari (A.C. 3422 Nastri, 3537 Catanoso, 4209 Rainieri). Tali proposte sono finalizzate al riordino delle strutture competenti in materia e, nel caso della proposta di legge C. 4209, all’istituzione presso la Presidenza del Consiglio del nuovo Ufficio nazionale per il coordinamento delle attività di tutela dei prodotti agricoli e
agroalimentari.

 

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