| SENATO - Informativa settori industriali in crisi soprattutto al Sud: Paolo Romani, testo integrale (26 ottobre) |
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Testo integrale dell'intervento del ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani in sede di informativa sulla vicenda Irisbus ed altri settori industriali in crisi, con particolare riferimento alle aree del MezzogiornoSCENARIO: LA REALTÀ INDUSTRIALE NEL MEZZOGIORNO Al fine di comprendere la reale situazione aggiornata dello stato delle industrie operanti nel Mezzogiorno, sono preziosi i dati forniti dal "Rapporto SVIMEZ 2011 sull'economia del Mezzogiorno", che sono stati divulgati ampiamente nelle ultime settimane e che sicuramente tutti conosciamo approfonditamente. È tuttavia importante analizzare alcuni dei dati che offrono un'immagine a "chiari e scuri" dell'economia in generale e nel Meridione d'Italia in particolare. I dati macroeconomici evidenziano alcuni segnali di ripresa del settore industriale. Nel 2010, infatti, il PIL è aumentato - nel Mezzogiorno - dello 0,2 per cento, in decisa controtendenza rispetto al -4,5 per cento del 2009, ma distante di un punto e mezzo percentuale dalla performance del Centro-Nord (+1,7 per cento), e comunque in lieve miglioramento nel confronto di medio periodo, dato che negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010, il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa del -0,3 per cento a fronte di un +3,5 per cento nel Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree del Paese. All'interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all'Abruzzo con il +2,3 per cento, che recupera in parte il calo del 2009 (-5,8 per cento) grazie anche alla ripresa dell'industria, favorita dalle misure di sostegno e incentivazione dopo l'evento catastrofico del terremoto del 2009 e alla buona performance dei servizi. Grazie alla crescita del terziario, registrano segni positivi anche la Sardegna con un +1,3 per cento e la Calabria (+1 per cento). Se la Sicilia è praticamente stazionaria (+0,1 per cento), registrano segni negativi Puglia (-0,2 per cento), Molise e Campania (-0,6 per cento). A livello territoriale, nel 2010, la crescita ha interessato entrambe le macroaree, sebbene con intensità assai maggiore il Centro-Nord (5,3 per cento) in raffronto al Mezzogiorno (2,3 per cento). Più in generale, la crescita relativamente maggiore dell'industria del Centro-Nord è da attribuire alla più elevata propensione all'export di questa macroarea (intorno al 25 per cento), rispetto a quella del Sud (pari al 10,6 per cento); circostanza che ha permesso alle Regioni centro-settentrionali di trarre maggiore beneficio da una ripresa trainata, per l'appunto, dalla domanda estera. Molto resta da recuperare: il calo registrato nel 2008-2009 è stato infatti compensato solo per un terzo del totale. L'incremento, nel comparto strettamente manifatturiero, è stato nel 2010 del +4,5 per cento a livello nazionale. In particolare si registra un +2,4 per cento nel Mezzogiorno e +4,8 per cento nel Centro-Nord. Tuttavia tre tra le principali branche del made in Italy, particolarmente presenti nel Sud (alimentari, carta e legno), hanno proseguito un trend negativo registrando in quest'area, nel 2010, rispettivamente -1,2 per cento, -1,4 per cento e -0,7 per cento. Positivi, su tutte le aree, gli andamenti dei metalli e del chimico-farmaceutico. Quanto all'occupazione, nel 2010 i posti di lavoro al Sud sono diminuiti del 5,6 per cento (-5,8 per cento nel manifatturiero) contro il -3,1 per cento del Centro-Nord. Come già nel 2009, è proseguito il ricorso alla cassa integrazione, soprattutto straordinaria. Da segnalare che tra il 2008 e il 2010 il manifatturiero meridionale ha perso quasi 130.000 posti di lavoro, il 15 per cento del totale, che si aggiungono ai 490.000 del Centro-Nord. Lo scenario è quindi quello di una profonda de-industrializzazione. In discesa, al Sud, sono anche gli investimenti fissi lordi (-1,1 per cento nel 2010), rispetto al +3,9 per cento del resto del Paese. Per quanto riguarda le dinamiche imprenditoriali, nel 2010 l'industria in senso stretto nel Sud ha fatto registrare un ampio calo nel numero di nuove iscrizioni alle camere di commercio (-14,5 per cento), mentre nelle Regioni del Centro-Nord vi è stato un modesto aumento (3 per cento). Con riferimento alle cessazioni, sempre nell'industria in senso stretto, tra le due macroaree non emergono differenze rilevanti: -6,9 per cento nel Mezzogiorno e -5,3 per cento nel Centro-Nord. A sintesi di questi andamenti, nel 2010 il saldo delle imprese è risultato negativo per 5.509 unità nel Sud, pari al -3,2 per cento dell'intero stock al 2010, mentre nel Centro-Nord la caduta si è commisurata in 1.114 unità, con un'incidenza percentuale (-2,3 per cento) sul totale delle imprese settoriali minore di quella riscontrata in riferimento al Mezzogiorno. L'industria meridionale presenta, quindi, nel primo anno post-crisi, elementi di debolezza relativamente maggiori per quanto attiene alla capacità di creare nuove imprese, anche nel settore del commercio. LA CRISI D'IMPRESA Per ciò che attiene al mio Ministero, la strategia messa in campo e le azioni esperite per fronteggiare le situazioni di crisi sono state tempestive e complesse. Il 2010 è stato l'anno di consolidamento della metodologia di gestione delle crisi, attraverso la definizione di linee di intervento sempre più specifiche e coordinate. L'attività di gestione, a livello territoriale, è stata garantita dalla prosecuzione del servizio a sportello, che rimane uno strumento estremamente efficace per dare risposta alle numerose istanze provenienti sia dalle parti sociali che dalle istituzioni. Dall'analisi dei casi sono emersi fattori endogeni di crisi riconducibili, essenzialmente, a tre elementi fondamentali. In primo luogo, alla crisi strutturale di alcuni mercati, legati all'eccesso di capacità produttiva in alcuni segmenti quali l'auto, la chimica, la navalmeccanica e gli elettrodomestici, che impongono una seria ristrutturazione e/o riconversione delle strutture produttive. In questi comparti, strategici per la nostra economia, alcune imprese non sono riuscite ad attuare politiche aziendali adeguate, mentre altre hanno preferito spostare il proprio centro di interesse verso altre aree produttive. In secondo luogo, ai problemi di finanziamento, dovuti essenzialmente ad una bassa capitalizzazione e ad un eccesso di esposizione, sul versante del debito, da parte di molte aziende soprattutto operanti nel settore del made in Italy. Infine, all'eccessiva frammentazione del sistema produttivo, che ha determinato, nel corso degli anni, strategie produttive legate essenzialmente a logiche di mercato su base locale, poco attente alle dinamiche ed ai cambiamenti di mercato avvenuti a livello globale. In poche parole, vi è stata una scarsa preparazione all'impatto con la globalizzazione. I TAVOLI DI CRISI ED IL SUD Entrando nel merito delle attività del MISE, nel settore delle crisi d'impresa si evidenzia come, da gennaio a settembre 2011, presso il Ministero sono stati attivati 94 tavoli di crisi, di cui 17 riguardano aziende in amministrazione straordinaria. Più in generale, dal 2008 ad oggi sono stati aperti e gestiti presso il Ministero 191 tavoli di crisi. Di questi: I tavoli di crisi riguardanti le aziende operanti nel Mezzogiorno, ovvero in Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia (vale a dire con almeno un impianto produttivo attivo nelle suddette Regioni), dal 2008 ad oggi, sono 66. II Mise ha seguito, fin dal mese di luglio scorso, la difficile situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del Gruppo FIAT Industrial di cessare la propria attività di produzione di autobus granturismo e per trasporto urbano e di cedere il sito ad un nuovo imprenditore. La cessazione di attività è stata attribuita agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato un forte calo, e alla forte presenza di concorrenza internazionale. Per far fronte a tale situazione, si è fatto ricorso dall'agosto 2010 alla cassa integrazione per tutti i dipendenti. Il Ministero dello sviluppo economico, nell'agosto scorso, ha proposto una mediazione che avrebbe risolto positivamente l'insieme dei problemi occupazionali e salvato la vocazione industriale del sito. In particolare, l'obiettivo riguardava il mantenimento di un'attività industriale che avrebbe fatto capo alla società DR che produce autovetture e la salvaguardia, con il concorso diretto della FIAT, di tutta l'occupazione attualmente in forza allo stabilimento. La proposta dell'Amministrazione, condivisa dalla FIAT e dalle istituzioni locali, non ha trovato il consenso delle organizzazioni sindacali, in seguito alle consultazioni con i lavoratori. Un altro caso importante è quello del polo industriale di Termini Imerese. Nel sito si trovano attualmente impianti produttivi di proprietà di FIAT Group Automobiles S.p.A. e di Plastic Components and Modules Automotive S.p.A. (Magneti Marelli); anche queste ultime società appartenenti al gruppo facente capo a FIAT S.p.A. Il piano di riorganizzazione del Gruppo FIAT prevede, a far data dal primo gennaio 2012, la cessazione della produzione di autovetture, che comporta la necessità di riqualificare l'area summenzionata al fine di destinarla all'insediamento di nuove attività produttive e di ricollocare la totalità del personale a quella data impiegato. Come Ministero abbiamo istituito, in data 5 febbraio 2010, una task force per la ricognizione, l'individuazione e la conseguente concertazione delle misure necessarie a promuovere la riqualificazione, l'eventuale riconversione e la reindustrializzazione del polo industriale di Termini Imerese, con la partecipazione della Regione Sicilia e con il supporto di Invitalia. Nella riunione d'insediamento, la task force ha stabilito le linee guida per un'unitaria manovra d'intervento, che promuova, con il concorso di tutti gli enti e le istituzioni interessate, nuove iniziative produttive. Esse devono essere in grado non solo di valorizzare prioritariamente le specificità e le specializzazioni che il territorio interessato rappresenta nei settori dell'automotive, mantenendo la vocazione originale del polo industriale di Termini Imerese e favorendo il riutilizzo diretto degli impianti e degli asset in dismissione, ma anche di consentire l'innesto nel territorio di imprese operanti in altri settori, al fine di favorire il reimpiego dei lavoratori interessati dal processo di dismissione. Questo, per sortire il risultato di diversificare, in chiave anticiclica, i rischi connessi all'andamento dei rispettivi mercati di riferimento. Ciò premesso, il 21 dicembre 2010, Invitalia, incaricata di predisporre un piano di sviluppo volto a individuare le iniziative da attuare, ha presentato al Mise la lista di proposte per la riconversione del polo industriale di Termini Imerese che presentano un grado di definizione tale da poter dar vita a concrete opportunità. Sono state selezionate cinque iniziative imprenditoriali da realizzarsi nell'area citata, di cui una nel settore della strumentazione medica (Lima-Lto S.p.A), una nel settore delle produzioni televisive (Medstudios S.p.A), una nel settore energetico (Biogen Termini S.p.A), una nella logistica (NewCoop S.Coop.p.A.) e una relativa al settore dell'automotive (DR Motor). In particolare, la DR Motor, della famiglia molisana Di Risio, subentrerà alla FIAT a Termini Imerese rilevando l'attività del settore automotive tramite l'attuazione di un piano industriale che prevede investimenti complessivi per 125 milioni di euro, di cui 75 milioni di euro per la ricerca, la formazione e l'industrializzazione dei quattro nuovi modelli che verranno prodotti sul sito. I restanti 50 milioni di euro saranno destinati all'ammodernamento del sito produttivo. Tali investimenti consentiranno, a regime (2015), di garantire un'occupazione pari a 1.312 addetti con un volume produttivo di circa 60.000 auto l'anno distribuite su quattro nuovi modelli. Lo strumento utilizzato a tal fine è quello dell'accordo di programma che è stato approvato da tutte le parti interessate ed ora è pienamente operativo. Le risorse messe a disposizione da MiSE e Regione Siciliana per l'accordo di programma ammontano a 450 milioni di euro così ripartiti: 100 milioni dal MISE per sostenere gli investimenti industriali e 350 milioni della Regione Siciliana per le infrastrutture (porto di Termini Imerese e viabilità connessa), per il sostegno alla occupazione, oltre che per le necessarie garanzie finanziarie a favore degli imprenditori. Per ciò che attiene, invece, al settore della cantieristica è da ricordare il tavolo di confronto relativo al sito produttivo Fincantieri di Castellammare di Stabia (700 addetti). Tale settore, come noto, sta vivendo una fase di crisi internazionale molto difficile che ha determinato un crollo degli ordinativi a livello globale e una crescita della penetrazione commerciale dei cantieri asiatici, in particolare sulle navi da trasporto merci. In questo contesto di forte difficoltà, il Governo italiano sta seguendo con grande attenzione l'evoluzione del settore, nella piena consapevolezza del ruolo fondamentale della cantieristica nell'industria nazionale, sia sotto il profilo del valore tecnologico del prodotto, sia sotto quello della rilevanza dell'indotto, in particolare in alcune aree del Paese. Per affrontare tempestivamente gli effetti della crisi internazionale, il Governo sta operando sia con iniziative autonome, sia in raccordo con le iniziative della Commissione europea. A livello nazionale è stato istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, fin dal 2008, un tavolo di confronto con tutte le parti interessate che ha portato alla sottoscrizione di un importante protocollo d'intesa nel dicembre 2009. A livello europeo il Governo italiano sta sostenendo l'azione intrapresa dal vice presidente Antonio Tajani, mirata a dare nuovo impulso alla strategia europea a sostegno della riqualificazione del settore. In particolare, la Commissione si sta muovendo lungo tre direttrici: In base agli esiti del confronto che si sta sviluppando in Europa, il Governo italiano adotterà misure coerenti con gli indirizzi che saranno assunti in sede comunitaria. In ogni caso, questo intervento, oneroso per il Paese, dovrà garantire l'occupazione e la difesa delle professionalità presenti nelle diverse aree. Per quel che riguarda il sito di Castellammare di Stabia, come MISE abbiamo avviato con la Regione, la Provincia di Napoli, il Comune di Castellammare di Stabia e l'Autorità portuale, la preparazione di un protocollo di intesa per il rilancio produttivo e occupazionale del cantiere e dell'indotto. La firma dello stesso è prevista entro novembre prossimo. Infine, per affrontare la questione degli ammortizzatori sociali, il Governo si è impegnato ad attivare presso il Ministero del lavoro un tavolo per la definizione delle necessarie proroghe della cassa integrazione, cantiere per cantiere, come già realizzato con il concorso della Regione Campania anche nei confronti dei lavoratori dell'indotto. Merita grande attenzione anche il settore delle ICT (Information and communication technology). Per quanto concerne tale settore, il Mise sta seguendo con molta attenzione le crisi relative alle società Agile ed Eutelia, ambedue in amministrazione straordinaria. Infatti, con decreti del 14 luglio 2010, il tribunale di Roma ed il tribunale di Arezzo hanno dichiarato rispettivamente l'apertura della procedura di amministrazione straordinaria di Agile e di Eutelia. Si sono così aperte due distinte procedure caratterizzate dall'elevata criticità. La società Agile è dislocata anche in cinque Regioni del Sud: Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia con oltre 350 addetti. Il 7 marzo scorso sono stati approvati i programmi di cessione dei complessi aziendali facenti capo alle due società. A tale riguardo, le disposizioni contenute nel decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (articolo 8, comma 3 lettera c), convertito con legge n. 106 del 2011, fortemente voluto proprio dal nostro Ministero consentono di assicurare, attraverso specifici atti di indirizzo ai commissari, che i programmi e le conseguenti procedure di vendita di Agile ed Eutelia siano coordinati e finalizzati alla salvaguardia dell'unità operativa dei rispettivi complessi aziendali, al fine di garantire, tramite lo sfruttamento di possibili sinergie tra i medesimi, la vendita combinata e/o integrata delle attività ed il maggior assorbimento occupazionale. Il 17 giugno scorso, il Ministero dello sviluppo economico ha adottato una direttiva relativa ai programmi ed alle conseguenti procedure di cessione dei complessi aziendali facenti capo alle società Agile ed Eutelia, finalizzata ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi fissati dal legislatore. Essendo scaduto il termine per la presentazione delle offerte di acquisto dei complessi aziendali Agile ed Eutelia, si è in attesa di conoscere l'esito della gara con la valutazione delle offerte pervenute. Da subito, tuttavia, il Mise ha attivato con tutte le Regioni interessate (e in particolare delle cinque del Sud) un percorso finalizzato alla ricerca di opportunità professionali per tutti i lavoratori (e purtroppo non saranno poche decine) che non potranno essere assorbiti dal nuovo acquirente. In questa azione è di supporto anche il Ministero del lavoro e Italia Lavoro. Il Ministero dello sviluppo economico sta seguendo con attenzione anche la vicenda della FIREMA, società operante nel settore ferroviario che occupa circa 690 addetti tra il sito di Caserta e quello di Tito (PZ). Il 2 agosto 2010 la società è stata ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. Al momento è attiva ed il commissario nominato è impegnato nel mantenimento delle commesse in corso di esecuzione, che sono state rinegoziate (Trenitalia e Regioni Campania, Lombardia e Sardegna) al fine di salvaguardare l'operatività dell'azienda in vista della ricollocazione sul mercato. Infatti, lo scorso 18 marzo è stata autorizzata l'esecuzione del programma di cessione dei complessi aziendali, che ha la durata di un anno eventualmente prorogabile. Parallelamente ed a supporto dell'attività del commissario, il MISE ha già notificato alla Commissione europea la richiesta di garanzia pubblica sui finanziamenti bancari che possono garantire la liquidità necessaria per la continuità produttiva. Inoltre, in sinergia con il Ministero del lavoro si sta operando per garantire la continuità degli ammortizzatori sociali per i lavoratori attualmente non impegnati nelle attività produttive. CASI RISOLTI Vale la pena evidenziare che dei 38 tavoli attivi riguardanti le aziende operanti nel Sud sono stati risolti, negli ultimi mesi, 16 casi tra cui si segnalano le società: British American Tobacco, Itierre, Indesit, CESAME, Nexans Alcatel Lucent (centro di ricerca di bari) e BTP Tecno (anch'essa già alcatel lucent). Sono in via di risoluzione, inoltre, le crisi riguardanti la società Miroglio (220 addetti) nei siti di Ginosa e Castellaneta dove è previsto l'insediamento di nuove attività produttive. FONDO PER IL SALVATAGGIO E LA RISTRUTTURAZIONE DELLE IMPRESE IN DIFFICOLTÀ Nell'ambito degli strumenti a sostegno delle imprese in crisi, occorre evidenziare che con il decreto-legge n. 35 del 2005 (convertito con legge n. 80 del 2005) è stato istituito il Fondo per il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà che, attivo dal 5 luglio 2010, allo stato dispone di una dotazione finanziaria di circa 80 milioni di euro. L'aiuto consiste esclusivamente nella concessione di garanzia statale - di natura solidale (ex articolo 1944 del codice civile) - sui finanziamenti bancari richiesti dall'impresa in difficoltà. Per quanto riguarda, in particolare, le imprese localizzate al Sud, risultano presentate e positivamente valutate domande per un importo di aiuto, pari a euro 5.500.000, relative a società, quali la ORMA S.r.l., con sede in Pisticci Scalo (Matera), con una richiesta di aiuto per un importo di euro 2.500.000 e la Mauro Demetrio, con sede in Villa San Giovanni (RC), per l'importo di euro 3.000.000. PRINCIPALI INTERVENTI A SOSTEGNO DELLE IMPRESE OPERANTI NEL MEZZOGIORNO Il nuovo regime di aiuto istituito con il decreto ministeriale del 23 luglio 2009 costituisce, allo stato attuale, il più grande supporto agli interventi industriali nel Mezzogiorno. Esso mira, infatti, ad agevolare la realizzazione di investimenti produttivi riguardanti le aree tecnologiche prioritarie dei "Progetti di Innovazione Industriale" - efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie - per il made in Italy. La norma ha trovato attuazione nei tre decreti ministeriali del 6 agosto 2010 rivolti alle quattro Regioni dell'obiettivo Convergenza e finanziati con fondi strutturali, per un importo complessivo di 500 milioni di euro a valere sulle tre misure. Di particolare rilievo è la misura attuata dal Governo con il contratto di sviluppo (decreto ministeriale del 24 settembre 2010). Lo strumento, reso operativo lo scorso 29 settembre, vede ad oggi presentate 122 istanze di accesso, per un totale di investimenti potenzialmente attivabili per circa 5.900 milioni di euro. Il 48 per cento delle proposte progettuali complessivamente presentate riguarda il settore turismo; il 22,1 per cento è relativo al settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli; il 23,8 per cento al settore industriale ed il 4,9 per cento al commercio. La dotazione finanziaria iniziale è di 400 milioni di euro da destinare prioritariamente alle aree obiettivo Convergenza del Mezzogiorno. Nel 2009 sono state istituite riserve speciali (o "sezioni") per le Regioni meridionali, istituite dal Ministero dello sviluppo economico. Per migliorare l'effettivo utilizzo della riserva PON, sono state recentemente assunte decisioni mirate. In particolare, l'importo massimo garantibile è stato portato da 1,5 a 2,5 milioni di euro, il massimo consentito dalla disciplina comunitaria, e sono state modificate, semplificandole, le modalità di accesso alla sezione. È da evidenziare, infine, che si provvederà a promuovere a livello territoriale l'utilizzo della sezione attraverso il coinvolgimento delle associazioni di categoria. |














